In Bed With Valentina n°4 – Joka

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Oggi nel lettino di Valentina c’è un pittore iper-puntinista veramente fuori dal comune: Joka. Leggiamo insieme la sua storia e la sua arte.

Da quanto tempo dipingi?

In maniera professionale, o con questa intenzione, dal 2004. Dopo essere stato licenziato dal vecchio lavoro, avendo scoperto da poco il mondo del pop-surrealismo, ho deciso che esporre nelle gallerie quadri di questo genere era lo scopo che avrei voluto raggiungere. Prima mi cimentavo molto, producendo dei quadri eclettici, di vario stile, ma senza nessuna reale direzione o intento, perché non avevo frequentato scuole d’arte e quindi non avevo mai preso decisioni a riguardo.

Cosa ti ha portato all’iper-puntinismo?

La maggior parte dei puntinisti usano i pennelli o le penne; quando ho aggiunto a questi altri strumenti (gli stuzzicadenti, nel mio caso), utilizzando diversi colori, ho spinto l’idea di puntinismo a un livello, per qualcuno, impensabile.

Ci sono degli artisti dai quali trai ispirazione?

Di questi tempi, con tutti gli artisti che girano in questo ethos, ho perso il conto di quelli che seguivo, non riesco a stare dietro la massa ormai. Però è di ispirazione qualunque artista viva intensamente il lavoro che fa.

Hai scritto che il puntinismo è una sorta di meditazione, per te. Funziona per la vita di tutti i giorni o solo per il processo creativo?

È sicuramente la carica di cui la mia vita ha bisogno per avere una direzione e un focus. Programmare un obiettivo (l’opera d’arte, in questo caso) e muovermi affinché sia compiuto è una specie di disciplina che senza esso mancherebbe.

I soggetti delle tue opere creano come un “collage”, un effetto visuale assurdo, anche erotico, in alcune. Pensi che questo sentore surreale aiuti a comprendere l’erotismo nei suoi diversi aspetti?

Penso che l’assurdo re-contestualizzi l’erotico per renderlo più artistico e aperto a una moltitudine di interpretazioni, altrimenti sarebbe solo noi, corpi. 

La tua campagna di “Censor Art” è profondamente significativa. Concordo con te quando scrivi “l’annacquamento o la censura di cose tanto universali quanto il corpo umano sono controproducenti per l’arricchimento delle arti”. Come si spiega, secondo te, questa regressione al “pudore”, oggigiorno? Perché è così difficile avere a che fare con i corpi e la nudità nei nuovi media?

Trovo, sfortunatamente, che tutto sia ridotto nelle mani delle entità corporative, timorose che i loro prodotti siano danneggiati da qualcosa che pochi ritengono inappropriata, escludendo una parte dei loro clienti, così come alcuni di noi hanno paura di certe parti del corpo. Penso che la nudità, in tutte le sue forme di intrattenimento, sia molto più accessibile, oggi, grazie a internet.

Il progetto “Censor Art” vuole puntare un faro sull’ipocrisia di queste piattaforme che dicono quanto sia giusto coprire un nudo, che abbia l’intento di essere erotico, con tre punti strategicamente posti, ma un’opera d’arte che abbia come scopo quello di suscitare emozioni è oscurata perché magari mostra un capezzolo.

Io censuro con la mia arte a puntini, piuttosto di lasciare fare a un algoritmo che mi oscura l’opera dagli occhi delle masse perché potrebbe contenere materiale adulto.

Infatti, la censura che tu fai in realtà risalta i corpi e che davvero diventano più evidenti. Credi che sia per quell’effetto di “vedo non vedo” spesso utilizzato nell’erotismo, o per qualcos’altro?

Ci sono poche cose in più con le quali abbiamo familiarità oltre le forme umane, quindi persino una silhouette si riconosce immediatamente e nel mio caso la metto in evidenza con tanti colori.

Comunque, lasciare via libera all’immaginazione implica anche un coinvolgimento erotico e dunque a qualcosa più desiderabile.

Parlando dei nuovi mezzi: la tua arte è un lavoro manuale, tangibile. In quanto creativo, cosa ne pensi di queste due “scuole”, quella “analogica” e quella digitale? Possono coesistere e supportarsi oppure no?

Vivendo dipendenti da questo mondo digitale in cui siamo adesso, il svilupparsi di un regno dell’arte digitale è inevitabile. I bambini prima o poi creeranno arte direttamente su questi dispositivi, senza usare più supporti fisici. Comunque sia, sono parecchio della vecchia scuola e vorrò sempre un prodotto tangibile.

Le riproduzioni sono fighe, ma avere quel pezzo d’arte unico-e-solo per me ha molto significato: è come avere il pezzo direttamente dall’artista e non credo che l’artista digitale possa dire lo stesso.

Cos’è quell'”immaginario nostalgico” di cui parli nella tua “about“?

Mi piace usare un sacco di immagini vintage e rielaborarle in chiave moderna. Molto di quello che utilizzo proviene da vecchie riviste che ho collezionato.

“Censor Art” è l’ultimo dei tuoi progetti. C’è qualcos’altro che puoi anticiparci?

Con questa serie ho iniziato diverse cose, ma per il prossimo futuro nulla di più è programmato. Mi piacerebbe lavorare più in grande, ma sto studiando la logistica. Questo progetto è stato accolto davvero molto bene e credo abbia una rilevanza di questi tempi, quindi continuerò a svilupparlo in tutte le sue possibili vie.

Grazie Joka per aver preso parte in questa intervista, trovate i link al suo sito e al suo instagram nell’articolo.

 

Non finito erotico: Minimalismo sexy per l’immaginazione

Guardare la sessualità con la lente dell’arte non è un modo di decifrarla, più che altro un’opportunità per interpretarla. È questo quello che vorrei offrirvi oggi, parlandovi di “minimalismo erotico” e del perché si sposa così bene con l’erotismo.

Ne vedrete a centinaia sul vostro feed, alcune le avrete pure salvate sul cellulare, magari condivise, persino dedicate: sono le illustrazioni “minimal” che tanto vanno di tendenza sui social e, dunque, tra tutti i creators di contenuti creativi.
In particolar modo esistono migliaia di account di artisti erotici che hanno adottato questo linguaggio sintetico, fatto di poche linee e tanta malizia. 

Minimal, dicevamo, sì.
Il Minimalismo, però, ha una storia poco più vecchia e più ampia rispetto a questi disegni. Eppure non è sbagliato associarli a esso, poiché di questo sposano alcuni concetti.


Minimalismo Storico vs. Minimalismo Erotico

la camera di valentina
Hatra I. 1967, Frank Stella

Vi prometto che non andrò per le lunghe, per non annoiarvi: farò un piccolo accenno a ciò che è il Minimalismo per inquadrare e collocare meglio le parole che leggerete.
Erede del Costruttivismo, la “Minimal Art” nasce negli Stati Uniti intorno la metà degli anni Sessanta. Una giovinetta, tutto sommato (motivo per il quale, in quanto stile – e in quanto filosofia, addirittura – è ancora tanto in voga e si estende in tutti gli ambiti del nostro senso estetico).

Esattamente come tutta l’arte nella storia, anche il Minimalismo nacque in risposta e reazione e, nel suo caso, si trattò di contrapporsi all’Espressionismo Astratto, ovvero: alle forme e ai colori decodificabili secondo un codice soggettivo e intimo, i minimalisti preferirono la sintesi delle geometrie.

“Strutture Primarie”, la mostra che si tenne nel 1966 a New York, consacrò il battesimo di questo movimento artistico e il nome ne rivela il principale interesse: le strutture “primarie” sono quelle delle geometrie semplici.
Avviene dunque questa drastica semplificazione delle forme e dei colori; più che una ricerca espressiva e appariscente, i minimalisti ricercarono – e ricercano, tutt’oggi – la forza emotiva (sembrano freddini, e invece si appassionano pure loro!) nelle componenti strutturali e percettive; semplificazione, struttura, percezione

la camera di valentina
Monumento per V. Tatlin, 1966-69, D.Favlin

Queste tre parole chiave, in particolare l’ultima, sono quelle che l’attuale trend di illustrazioni zozzette su Instagram hanno ereditato in maniera diretta, permettendo loro di essere inserite correttamente in questa definizione artistica.  

La percezione gioca un ruolo essenziale nell’illustrazione erotica e il minimalismo vince su tutto perché non esplicita nulla di quello che ritrae. È per questo che account come Petites Luxures hanno tanta popolarità: con due linee viene descritta una scena sessuale, senza esplicitare quei dettagli che la rendono tanto pornografica. 

In un certo senso, questo è anche un modo di eludere furbescamente i cari “standard della community” (i quali ancora non si è capito quale community tutelino davvero); un continuo riciclo di “vedo, non vedo”, dove il “vedere” si traduce in “immagino, non immagino”. 

la camera di valentina
Introspection, Petites Luxures

Ed è proprio dall’immaginazione che voglio lanciarmi per raccontarvi un’eredità ancora più lontana, più intrinseca, negli sketches che tanto ci fanno fremere.


Il “non finito” michelangiolesco e il suo moderno sex appeal

Ci stai prendendo per il culo, cosa diamine c’entra adesso Michelangelo se hai parlato finora di anni Sessanta, Stati Uniti e via discorrendo?
Niente panico, non voglio farvi impazzire. Il discorso è semplice, anche se serve un altro spiegone: cos’è il “non finito” di Michelangelo?

Tra il 1520 e il 1534 Michelangelo ha scolpito una serie di sculture denominate “Prigioni”, “prigionieri” o “schiavi”. Le avrete sicuramente viste, nell’Internet o dal vivo; sono proprio quelle che racchiudono in loro il concetto del “non finito”. I motivi per i quali questi corpi di marmo non sono del tutto liberi dal loro blocco – missione di tutta una vita del genio rinascimentale – sono molteplici, dai problemi di salute alle zuffe per le commissioni.

Ma, dato che parliamo di un genio, nulla è lasciato al caso: infatti Michelangelo, grazie a queste opere non concluse, ha lasciato appositamente in eredità uno strumento che nessun potente scalpello per manipolare la materia può eguagliare: l’immaginazione.
Questo “non finito”, tanto lontano dalla perfezione quanto lo è l’uomo dalla divinità, è una chiave che dall’artista passa all’osservatore per permettere di continuare e concludere l’opera, a seconda di ciò che il proprio gusto e il proprio cervello dicono. Un continuum immaginifico, utile a dare all’opera sempre una vita nuova.

Più avanti, nell’Ottocento, furono gli impressionisti ad abbracciare questa idea: la loro reazione alla fotografia sfociò in una sorta di “non finito” quando i confini entro i loro quadri iniziarono a farsi sempre più scontornati, come dentro un sogno: chiunque osservasse i loro paesaggi, poteva iniziare a trovarne uno diverso ogni volta, specchio di quello interiore.

L’immaginazione, dunque, resta una delle ultime eredità del grande Maestro del Rinascimento ed è quella l’ingrediente segreto per queste illustrazioni che di segreto hanno ben poco.
la camera di valentina
I Prigioni, Michelangelo

Il bisogno dell’immaginazione nell’era iper-pornografica 

Un’amica e follower di LCDV, una volta, mandandomi alcuni screenshot di un’illustratrice erotica di questa “scuola”, mi confessò che quelle immagini la eccitavano più di una scena porno.

Il perché funzionino così bene possiamo ipotizzarlo per più motivi.

Tanto per cominciare, l’immaginazione è liberatoria: Se un disegno ti accenna un incipit, hai pieno potere sulla narrazione totale della scena;
un abbozzo significa anche “discrezione”: il tuo pudore non è né urtato né scioccato da un’immagine esplicita. Dunque non incombe un senso di disagio qualora tu non sia particolarmente apert* e abituat* a visioni del genere. Infine, la curiosità: tanto più qualcosa non è perfettamente definita o dettagliata, tanto più sei indotto/a ad osservala più a lungo

Tutto ciò ci parla di noi e di come viviamo la sessualità, sia come argomento comune sia come percorso interiore. Non è paradossale che un’illustrazione monocromatica – proprio come il Minimalismo prevede -, senza suoni né animazioni, possa essere più eccitante di un porno?
Forse siamo sopraffatt* o assuefatt* , ma oggi, come ieri, l’esigenza dell’immaginazione è ritornata prepotente.

Gli artisti, inoltre, dovranno pur difendersi in qualche modo: paradosso vuole che i social siano, al tempo stesso, la vetrina conoscitiva e divulgativa più veloce ed efficace e il pozzo di oscurità e dannazione più profondo dentro il quale dimenarsi per risalire dopo il primo, inspiegato, passo falso. Censura, oscurantismo, segnalazioni, ban, sono all’ordine del giorno per chi crea e divulga contenuti creativi. 

Se l’arte può servire per scardinare tabù sulla sessualità, allora i social lo impediranno. Gli stessi social dove Questa viene condivisa, però.

Poche linee e pochi colori, qualche didascalia e nessun volume sono gli ingredienti per queste illustrazioni erotiche a prova di ban (forse): alcune accompagnate da didascalie divertenti, altre ancora da titoli bizzarri; ci sono illustrazioni a tema BDSM o altre totalmente romantiche e sentimentali, ma la scuola è quella.

Ancora oggi l’arte ci fa da testimone. Perciò non è un mistero se, anche nei più nuovi mezzi di diffusione ci sono radici profondissime di un passato apparentemente lontano.

Il gioco della percezione del Minimalismo, del non finito rinascimentale, funzionano ancora oggi con i nuovi linguaggi dell’arte visiva; si sposano benissimo con la percezione della sessualità che mostriamo pubblicamente e, soprattutto, intimamente.

Quanti segreti, in mezzo alle linee, eh? 


Account che apprezzo (instagram):
Petites Luxures
Crochetcaché
Frédréric Forest
nuen-eroticart
eroticasanova

Ne conosci altr*? Lascia un commento! 

 

 

In Bed With Valentina n°2 – Hayley Quentin

Oggi a letto con Valentina c’è una pittrice sorprendente, che ha conquistato il mio cuore con il suo lavoro eccezionale ed emozionante: Hayley Quentin, pittrice americana. Accomodatevi a letto – c’è spazio per tutti – e scoprite cosa ci siamo dette.

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La prima cosa che mi ha colpito quando ho visto il tuo lavoro è che tutti i tuoi ritratti sono maschili. Non è una cosa molto comune: come mai hai deciso di ritrarre solo uomini?

Ho iniziato a dipingere ragazzi quando ero studentessa alla Otis College di Arte e Design, ma io ho sempre amato il corpo umano e ricordo che fin da piccola, non avendo tanti esempi culturali o artistici di donne che dipingevano uomini mi sono sentita sempre strana nel desiderio di volerlo fare. In qualche modo ho dovuto accettare che questo fosse il mio personale e poetico punto di vista sul mondo e ho preso confidenza con tutto il piacere che traevo dipingendo questi soggetti. Studiare Belle Arti mi ha chiarito le idee su come volevo che la mia arte fosse e mi ha dato gli strumenti tecnici, pittorici e persino linguistici per arrivare precisamente alla mio scopo. Semplicemente, amo guardare gli uomini, vedere la loro bellezza, ricreare il piacere di guardarli attraverso il piacere nel dipingerli, forse addirittura unire i due, e moltiplicarli ancora tramite il piacere che l’osservatore ha nel guardare i dipinti.

Le figure nei tuoi dipinti hanno infatti una forza che sembra comunicare con l’osservatore. Gli uomini ritratti li conosci già o sono estranei? Come scegli i tuoi modelli?

Solitamente sono persone che conosco, alcune meglio di altre. Quando conosci qualcuno, diversamente dall’assumere un modello, c’è una relazione, pur piccola. Il grado di conoscenza con il ragazzo influenza l’agio suo e il mio; quanto possa essere scomoda la posa – anche se a me piace che le pose siano un po’ scomode -. Comunque, crescendo ed evolvendomi in quanto artista potrei cambiare il mio approccio, nel tempo.

Che significato hanno i colori che scegli di utilizzare?

Uso tantissimi colori posti non convenzionalmente, sebbene siano tutti colori che esistono davvero nella pelle o nel corpo. Inoltre i colori di William Turner mi influenzano tantissimo: i suoi lavori sono pieni di rossi e blu (e pochi verdi) che risuonano in me profondamente. Molto del mio lavoro per selezionare il colore è arduo, perché il processo non va di pari passo con il linguaggio: uso i colori intuitivamente. C’è qualcosa che sento nel corpo che mi guida nella scelta del colore. Mentre dipingo scelgo per istinto, per impulso. Utilizzo il colore per porre l’attenzione e per sessualizzare parti del corpo. Il colore è interconnesso con il soggetto, con la scelta del modello. Uso i colori strategicamente, voluttuosamente, per sedurre l’osservatore e indurlo a soffermarsi su ogni pezzo.

Qual è il processo dall’ideazione alla creazione di un dipinto?
Il concepimento di un corpo di lavoro può venire da diverse fonti: un pensiero prima di dormire, una linea di un libro; vedere qualcosa che stimola un altro punto di vista che è già presente nella mia testa; non è solo una fonte. Una volta che ho un’idea, ci penso su, capita anche qualche annotazione, finché non si rafforza in qualcosa di più solido. Lavoro dalle fotografie ed è un processo importantissimo per me: faccio molte foto in ogni sessione di posa e poi passo molto tempo rimuginando sulle foto prima di iniziare a dipingere. Amo questa sorta di rimozione della vera persona: favorisce un senso di attesa che io voglio tradurre nel pezzo finale. Per il processo di pittura, inizia tutto quando stendo la tela sul pannello per sostenere il peso dei colori ad olio che utilizzo. Questo è un lavoro intenso ma fondamentale per raggiungere la superficie che voglio per dipingere .
Ogni dipinto inizia con un disegno base. Uso un pennello colorato di blu per disegnare ogni pezzo (anche se i materiali sono cambiati, negli anni); poi creo una pittura di base con il blu ultramarino per catturare i limiti del pezzo e una volta asciugato vado di colore locale. I primi tempi facevo una smaltatura tradizionale, poi sono passata alla tecnica “alla prima”, qualche volta applico entrambe: mi piace utilizzare due tecniche apparentemente opposte. Mentre lavoro mi piace “ascoltare” ogni parte e intervenire dove è necessario. Una volta che il dipinto mi dà la sensazione che voglio (che è una cosa d’istinto), cerco di non ritornarci più.
La bellezza e l’eleganza del tuo lavoro rappresentano un’alternativa al personaggio maschile, cioè una liberamente fuori dalla cosiddetta “mascolinità tossica”. La carica erotica dei corpi maschili nei tuoi dipinti è uguale a quelli femminili, ma è inusuale vedere gli uomini ritratti in questa maniera, come una nuova narrazione della bellezza umana. Questo punto di vista ti appartiene?
Assolutamente sì. Quando ero più piccola non vedevo rappresentazioni del desiderio femminile tanto spesso, sia nella cultura pop sia nella storia dell’arte. Pensavo fossi strana io nel voler dipingere gli uomini. Prima ho scritto che frequentare le Belle Arti mi ha permesso di accettare ciò che desideravo: i miei pezzi sono un’esplorazione di ciò che significa essere una donna non in quanto soggetto dell’opera, ma in quanto creatrice. Ciò significa che da un creatore differente vengono fuori visioni di uomini differenti.
Da quali artisti trai ispirazione?
Per fare una lunga ma breve lista: Elizabeth Peyton, William Turner, Jenny Saville, Marlene Dumas, Nicole Wittenberg, Daisy Patton, Doron Langberg, Kris Knight, Claire Tabouret, Cecily Brown, Mark Tansey, Paul Mpagi Sepuya, Jen Mann, Maja Ruznic, Anthony Cudahy, Kaye Donachie; be’ potrei andare avanti chilometri.
A Febbraio 2019 hai avuto la tua esposizione personale “Myth”, da Ro2 Art. Quale è stato il concept di questa esposizione?
Ho lavorato sull’idea che la pittura è un’elaborazione del mito della profondità, volevo creare un mondo contenuto di piacere e artificio, dipingere questa illusione attraverso i colori eccessivamente saturati, con una giustapposizione piatta e una pittura di realismo scrupoloso e con cambi di sottigliezza e applicazione del pennello. Presi da soli, ogni elemento o rappresentazione della serie potevano essere credibili, anche per un momento. Era importante porre insieme questi opposti in un modo equilibrato sul filo del rasoio pur restando contemporaneamente seducente e invitante.
L’arte è sempre stata la tua passione?
Sempre e inequivocabilmente sì. Ho sempre disegnato, fin da quando ho memoria. Amavo osservare le persone e i corpi e scoprire come le facce cambiavano in determinate angolazioni; come potevo vedere le vene sotto la pelle. Sono stata fortunata nell’aver ricevuto sostegno per la mia creatività e di aver potuto frequentare dei corsi d’arte, lezioni di disegno incluse.
Come scegli i titoli per i tuoi pezzi e qual è la relazione con ciò che vediamo?
Un titolo non è la sintesi del pezzo, ma può essere una finestra su delle informazioni a riguardo, un riferimento il quale può dare un altro velo di significato che il lavoro prende. Per esempio per la mia serie “Love Is A Wild Computer” consiste in dipinti immersi di rosa, rossi e di mani che si toccano, timidamente. La combinazione con le parole quasi ha senso, ma non del tutto: il senso d’amore si annulla davanti all’intrusione della fredda, goffa parola “computer”. I quadri di questa serie provocano un senso di attesa e desiderio, con i corpi maschili come vascelli. Sembra un insieme di cose strane, ma quando combinate significano più di una sintesi delle parti.
Attualmente sto lavorando a una nuova serie intitolata “Intrinsic, Wicked“. Questo insieme è scuro, di malumore, con blu profondi e arancioni acquosi. Le parole sono state estrapolate dal libro di Richard O. Prum “The Evolution of Beauty” riguardo la selezione sessuale (precedentemente ho letto “Descent Of Man” di Darwin). Sono veramente dentro questo tema della bellezza come importante passo dell’evoluzione che però è anche contemporaneamente arbitraria. I pezzi di questa serie sono piccoli, come delle gemme e la loro oscurità può essere definita come “wicked” (cattiva), sebbene il contesto della parola viene da una nozione riguardo la selezione sessuale nell’evoluzione.
Quali sono i progetti futuri progetti che puoi svelarci?
Sto lavorando per rilasciare una stampa firmata e limitata, quest’anno. Condividerò la data sul mio profilo instagram e sul sito.

In Bed With Valentina n°2 – Hayley Quentin

Today In Bed With Valentina there’s an amazing painter who win my heart with her exquisite and moving works: Hayley Quentin. Just take a seat in bed – there’s room for everyone – and look at what we talked about.

ENGLISH VERSION

What struck me when I first saw your work is the fact that all your subjects are male. This is not very common; why do you choose to paint men?

I first started painting men while I was a student at Otis College of Art and Design, however I have always loved the human body, and have many memories being a young person drawing the figure. Without many cultural or artistic examples of women painting men I really felt strange when I was a young person that I wanted to paint men. In a way I had to accept that this was my own poetic view of the world and I had to become comfortable with how much I took pleasure in painting this subject. Studying Fine Arts gave me a clearer vision of what I wanted my art practice to be like, and gave me the technical, painterly and even linguistic tools to accurately convey my ideas. Simply, I like to look at men, see their beauty, recreate the pleasure of looking with the pleasure of painting, perhaps conflate the two, and then multiply this yet again when the viewer takes pleasure in looking at the paintings.

The figures in your paintings have an emotional force that seems to communicate with the viewer. Are your subjects men you already know, or strangers? How do you choose your models?

Generally, my subjects are people I know, some better than others. When you know someone, as opposed to hiring a model, there is a relationship there, however small. My degree of relationship with the person influences how comfortable he is, how comfortable I am, how awkward he will be when I pose him – however, I like the poses being a little awkward. However, as I grow and evolve as an artist over time, I may change my approach.

What is the significance of your color choices?
I use a lot of unconventional color placement in my figures, although really they’re all colors that are found in skin or in bodies. I’m also very influenced by the colors of JMW Turner. His work uses a lot of reds and blues (and very little green) that resonates with me deeply. Much of my color choice is difficult to articulate, because my process of choosing colors works without language; I use color intuitively. There is something that I sense within the body that helps guide my color choices. I choose instinctually, impulsively, as I paint. I use color to bring attention to and sexualize, parts of the body. The way I use color is so intertwined with my subject matter, with choosing to paint men. I use color very strategically, lushly, decadently, to entice my viewer, to have their eyes linger on each piece.
What is your process from conception to completion of the final work?
The conception of a body of work can come from many sources: a thought just before falling asleep, a line of text from a book, seeing something in the world that stimulates another point of reference that is already in my mind… There is no one source for me. Once I have an idea I ruminate over it, sometimes jotting a few words in a notebook, until it builds into something more solid. I work from photographs, and this is very important for my process. I take many photos from each modelling session, and then spend a long time ruminating over the photos before beginning a painting. I like this sense of removal from the real person. It fosters a sense of longing that I want to translate into the final pieces.
As for the painting process, it all begins when I stretch my canvases over panel to support the oil ground I use. This is a labor intensive process but very important to achieve the painting surface I want.
Each painting then starts with an underdrawing. I use a blue colored pencil to create the underdrawing for each piece (though the material and color has changed over the years). Next I create an underpainting in ultramarine blue to capture the values of the piece. I begin to use local color after the underpainting has fully dried. Over the years I have moved from traditional glazing to alla prima techniques – sometimes using both together. I enjoy utilizing seemingly opposite painterly approaches. As I’m working I really try to “listen” to each piece, and go where it needs to go. Once a painting is giving me the feeling I want (which is difficult to articulate, it is more of an instinct) I try not to work past that point.
The beauty and elegance of your work represents an alternative male character, one that is freely outside of so-called “toxic-masculinity”. The erotic depictions of the male bodies in your work is equal to the female ones. It’s unusual to see men represented this way, like a new narration of human beauty. Is this point of view important for you?
Definitely. When I was a young artist I didn’t see representations of female desire very often, whether in pop culture or art history. I thought I was strange for wanting to paint men. I mentioned before that attending art school allowed me to accept what I wanted to paint. My pieces are an exploration of what it means to be a woman and not be the subject, but to be the creator. And so from an unconventional creator comes a different kind of man depicted.
Which artists inspire you?
To make a long list very short: Elizabeth Peyton, JMW Turner, Jenny Saville, Marlene Dumas, Nicole Wittenberg, Daisy Patton, Doron Langberg, Kris Knight, Claire Tabouret, Cecily Brown, Mark Tansey, Paul Mpagi Sepuya, Jen Mann, Maja Ruznic, Anthony Cudahy, Kaye Donachie, I mean I really could go on and on.
In February 2019, you had your solo exhibition “Myth” at Ro2 Art. What was the concept for this exhibition?
Working from the concept that painting is an elaborate Myth of depth, I wanted to create a self-contained world of pleasure and artifice. I wanted to depict this illusion through overly saturated colors, through flatness juxtaposed against painstaking realism, and through changes in thickness and application of the paint. Taken on their own, each element or representation in the series could be believable, if only for a moment. It was important to bring together these opposites in a way that is balanced on a knife-edge yet simultaneously enticing and inviting.
Has art always been your passion?
Always and unequivocally yes. I was always drawing, as young as I can remember. I loved looking at people and bodies and how faces looked at certain angles; how I could see the veins under skin. I was very lucky to have my creativity fostered and to be able to take art classes, including figure drawing, when I was young.
How do you choose the titles for your pieces and what is the relationship with what we see?
A title isn’t a summation of the piece, but it can be a window into an aspect, or a reference which will give another layer of meaning to the work Take, for example, my series titled “Love Is A Wild Computer”. This series consists of paintings bathed in pinks, reds, and blushing, touching hands. The combination of words in the title almost makes sense but not quite. The sense of love is immediately quashed by the intrusion of the clunky, cold word, “computer”. The paintings in this series elicit a sense of longing and desire, with the male body as the vessel. It is a combination of things that seem to be strange, but when combined mean more than the sum of their parts.
I’m currently working on a new series of work titled “Intrinsic, Wicked”. This body of work is dark, moody, with deep blues and watery oranges. The words were plucked from Richard O. Prum’s book “The Evolution of Beauty” about sexual selection (as originally explored in Darwin’s “Descent of Man”). I’m very drawn to the aspect of beauty as an important part of evolution, that is simultaneously entirely arbitrary. The pieces in this series are small and gemlike, and their darkness could be described as wicked, though the context of the word “wicked” comes from an archaic, reactionary response to the notion of sexual selection in evolution.
What are your future projects that you can share?
I’ve been working towards releasing a signed, limited edition print, to be released this year. I’ll share the release date when available on my Instagram and website.

L’Erotismo in Edvard Munch: l’adolescente

Alle porte dell’enorme crisi sociale, morale e politica causata dalle due guerre verso la quale l’umanità stava volgendo, l’Espressionismo iniziò a serpeggiare come esigenza comunicativa nelle arti figurative. Edvard Munch aprì le danze – insieme con altri due grandi maestri rivoluzionari, Ensor e Van Gogh -, ma oggi non parleremo tanto di questo aspetto, quanto di come la ferocia e l’angoscia dell’Espressionismo può, per mano dell’artista, trasfigurare il sesso.

la camera di valentina
Autoritratto con sigaretta,1895

Simbolista imprevedibile, Edvard Munch fu un grande interprete delle paure più nascoste nel cuore dell’uomo e dei pericoli sulle quali esse accendevano l’allarme, in anticipo sui temi che avrebbero incorniciato il Novecento nell’arte. L’eros è un tema fortissimo, apripista di un binomio eros-thanatos che avrebbe accompagnato i futuri artisti. Perché è così irresistibile?

 
Possiamo sentirci vicini a Munch, accostarci alle sue opere come se fossero nostre, perché lui, come nessuno prima e dopo, ha posto sulla tela quell’ansia, quel timore adolescenziale che i primi tremori sessuali causano, salendo dalla schiena fino alla testa. La scoperta del sesso e del terrore che a questo legano vita e morte; l’attrazione per la donna che è ancora la caverna del mistero degli Antichi e accenna al nuovo mito demoniaco della femme fatale dell’Art Nouveau; l’Urlo, sì, dell’uomo che scopre se stesso attraverso la carne e impotente e succube cede ai propri desideri, quando una società intorno inizia a stringere la morsa su moralità e senso del pudore.

La prima tentazione carnale è un tema ricorrente in tutto il simbolismo: molti sono gli artisti che per reagire a questi impulsi li trascendono in ambientazioni fiabesche e mistiche – Odilon Redon, per fare un nome -, come una dimensione estatica dalla quale passare, senza il dolore della vita terrena. Munch non può evitare la vita terrena, che va verso una realtà di ferocia e alienazione; non vive, dunque, il sesso alla stessa maniera: il senso tragico della vita lo circonda, gli stimoli intellettuali da Kierkegaard, passando per Ibsen fino a Nietzsche lasciano il segno per quella che diventerà la poetica del pittore e incisore norvegese.

Così succede, tragicamente, a tutti noi quando siamo adolescenti: non possiamo più vivere dentro una fiaba. Qualcosa dentro di noi ci spinge verso il basso e più ci insegnano che quel basso è un posto da evitare, troppo sporco per la gente per bene, più viviamo con conflitto la strada dal basso ventre al cervello. Munch non dimentica l’essere adolescente: non vive dentro un idillio dove tutto è romantico e soave; scoprire il legame primitivo con l’energia cosmica sessuale non ha gli stessi risvolti vitali di Paul Gaugin (maestro alla lontana): tutta la società verte sulla paura e lui non ne è esente.

Il suo spiritualismo simbolista si traduce, graficamente, con una linea fluida ma carnosa e un uso del colore acceso e violento per rappresentare, tra altri soggetti, anche composizioni erotiche non troppo velate. La mostra a Berlino del 1892 fece talmente scalpore, ripudio e scandalo che a seguito di questa coloro che sostennero Munch portarono poi alla Secessione Berlinese e alla fondazione del gruppo artistico Die Brücke (“Il Ponte”) che avrebbe unito la fine dell’Ottocento con le Avanguardie.
 
Gelosia, angoscia, tristezza, solitudine: sentimenti comuni a tutti. Se legati alla sessualità, ne viene fuori il ritratto dell’adolescenza perché è quello il periodo dove tutto trema, man mano che l’esperienza la fa da padrona nulla di tutti questi resta ingestibile, ma ciò che Munch ha voluto immortalare nelle sue opere è proprio il senso di impotenza dell’uomo impreparato davanti se stesso.

la camera di valentina
Pubertà,1895

Nel 1895 infatti, dipinge “Pubertà“, il manifesto in immagine di ciò che è stato detto precedentemente: una bambina sul letto, sguardo angosciato, mano che copre il pube e un’ombra minacciosa dietro di lei. Sul corpo della donna, dove ogni cosa è tabùmestruazioni, masturbazione, piacere sessuale – non può che incombere orrorifica questa macchia nera dalla parete. L’intuizione di Munch sta nel fatto che quell’ombra appartiene alla bambina stessa, la quale diventa quindi profetessa inconsapevole delle sue battaglie.
La donna resta, come in passato, un grande tema da affrontare: non più la bellezza preraffaellita lasciata alle spalle, ma la Salomé incubo di Nietzsche e Beardsley.
 

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Il Vampiro, 1895

Munch non si sottrae a questa distorsione fascinosa e sempre nel 1895 dipinge “Vampiro“, iconico al pari de “L’Urlo“. Dagli aneddoti di Munch stesso in realtà si racconta che l’intenzione non era quella di ritrarre per davvero un’aggressione soffocante, un amore troppo vorace, ma un abbraccio sentito e passionale. A voi la preferenza, quindi, della visione, ciò che però fece Munch fu di associare l’immagine di donna- capelli rossi- creatura maligna che da lì in poi sarebbe diventata molto comune, molto pop, diremmo. Infatti, da Munch, a Klimt, fino a Jessica Rabbit, la donna rossa è la Femme Fatale par excellence.

Negli stessi anni ritrae “Madonna“, l’altare blasfemo devoto al corpo che si abbandona: la donna emaciata e pallida si snoda dal basso verso l’alto, un braccio alzato e uno dietro, una cascata di capelli neri a incorniciarle le spalle e i seni e un’aureola rosso sangue. La cornice, elemento particolare di questo quadro che non sempre si trova tra i risultati google, è decorata da spermatozoi: quale monito peggiore di questo a chi consuma e si lascia consumare dal sesso? Se non fa paura questo, cos’altro?

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Madonna, 1895

Certo son rischi del mestiere di uomo: la sessualità è vitale, ma rischiosa; l’amore prima di completarci, ci disintegra; i nodi nei quali prende forma hanno parole diverse, vite diverse: in “Gelosia” una donna infuocata, seminuda e con evidenti sembianze di una vulva, apre le braccia a uno spasimante che le sta andando incontro mentre in primo piano, dritto verso di noi, un altro ci guarda con gli occhi struggenti di tristezza.

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Gelosia,1895

Certo son rischi del mestiere di uomo: la sessualità è vitale, ma rischiosa; l’amore prima di completarci, ci disintegra; i nodi nei quali prende forma hanno parole diverse, vite diverse: in “Gelosia” una donna infuocata, seminuda e con evidenti sembianze di una vulva, apre le braccia a uno spasimante che le sta andando incontro mentre in primo piano, dritto verso di noi, un altro ci guarda con gli occhi struggenti di tristezza.

Quella tentazione primaria, quindi, diventa feroce e minatoria, come ci mostra Munch nelle litografie e nelle innumerevoli versioni de “Il Bacio“: quello che sembra un momento rubato da dietro una finestra, un gesto rivoluzionario e umano lontano dagli occhi indiscreti del progresso che avanza – l’atto più adolescente e puro dell’amore che nasce, rubarsi a vicenda un incontro di labbra al primo momento possibile -, diviene l’unione morbosa e pericolosa, si mangiano a vicenda come due predatori, due corpi fagocitati che quasi non si distinguono più, che sia per troppo amore o troppa disperazione.
Edvard Munch non è stato un grande artista soltanto, un geniale apripista per i movimenti rivoluzionari futuri, un realista che è andato oltre il Realismo, oltre il Simbolismo e oltre l’Espressionismo, collocandosi in una sfera che è solo Edvard Munch; è stato evidentemente un uomo stracolmo di difetti, costellato di drammatiche perdite familiari e di amici.

Il suo erotismo si pone molte domande, senza alcuna risposta: una vita che oscilla tra attrazione e repulsione, timore e tentazione di ciò che è capace di desiderare. L’angoscia del sesso, la prima volta, il dubbio dell’attrazione; qualcosa di illecito, pur sotto la luce del sole.

Un uomo che ha preferito raccontare una visione impaurita davanti alla vita – che effettivamente suonava minacciosa, come oggi, come tutte le guerre – come solo i giovani adulti possono, divenendo quindi immortale.

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In Bed With Valentina n°1: Fanasmique

 

Inauguriamo con un’artista eccezionale la rubrica “In Bed With Valentina”, le interviste della cameretta: scoprite artisti in giro per i social che raccontano il sesso e l’erotismo.

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Chi è Fanasmique e perché questo nome?

Sono una ragazza francese di 28 anni, vivo a Parigi (dove ho vissuto per maggior parte della mia vita). Sono un’illustratrice, una graphic designer e una scrittrice. Gestisco anche un piccolo ristorante con mia madre (le mie giornate quindi sono parecchio lunghe). Sono cresciuta in una famiglia che ha sempre supportato chiunque ad accrescere le proprie capacità artistiche e quasi tutti sono insegnanti in qualcosa (tranne mia madre). Ho sempre visitato musei e mostre sin da quando ero piccola e il mio gusto per il disegno è cresciuto molto presto.
 
“Fanasmique” è un mix tra il mio nome e il nome di un progetto erotico che ho in mente (ma non ancora attuato); a sua volta il nome del progetto è un mix tra due parole francesi (esatto, mi piace mischiare le cose!). Tutto ciò è diventato questo strano “Fanasmique”, ma mi piace!
Da quanto tempo disegni?
 
Bé, la mia risposta non sarà tra le più originali, ma: ho iniziato a disegnare da quando ho imparato a tenere in mano la matita. Direi inoltre che ho “davvero” iniziato all’età di 16 anni.
Hai frequentato degli studi o sei autodidatta?
 
Un po’ entrambe le cose. All’inizio ho imparato da sola, copiando i corpi e imparando l’anatomia a 12 anni. Poi ho scoperto la grafica digitale con photoshop e ho imparato a utilizzarlo da sola a 16. A 19 anni volevo diventare insegnante di storia e così ho iniziato a studiare; tutta la mia famiglia mi ha spinto a iniziare studi d’arte, alla fine l’ho ascoltata quando ho realizzato che la grande storia non faceva per me, piuttosto preferivo raccontarla. Così ho superato un esame competitivo per una scuola pubblica specializzata in grafica, illustrazione, fumetto e narrativa. Mi ha aiutato moltissimo a sviluppare e scoprire il mio personale universo e i miei soggetti prediletti. Il progetto per il mio diploma era una graphic novel unendo due romanzi francesi: “Lo Straniero” di Camus e “Meurseault, Contre Enquête”, di Kamel Daoud.
Ci sono artisti dai quali trai ispirazione?
 
Ci sono così tanti artisti che amo e ai quali mi ispiro. Tra i più celebri: Egon Schiele, Degas, Renoir, Odilon Redon, Klimt, Françoise Petrovitch… il quadro che amo di più in assoluto è “Les Chevaliers Aux Fleurs” di George Rochegrosse; per le graphic novel: Brecht Evens, Chloë Cruchaudet, Sergio Toppi. Elodie Durand con “La Parenthèse” è la graphic novel che mi ha aperto la mente su soggetti come quelli delle illustrazioni. Per non parlare dei meravigliosi artisti che sto scoprendo su instagram!
Hai sempre trattato soggetti erotici o sei partita da altro?
 
L’erotismo non è sempre stato il tema principale. In realtà, io disegnavo e scrivevo per bambini e adolescenti. Poi ho conosciuto un uomo, mi sono innamorata e il mio mondo è cambiato. Lui era uno scrittore di romanzi erotici, all’inizio dovevo disegnare la copertina di un suo libro. Era un periodo della mia vita dove non riuscivo a creare nulla, in faccia all’immaginazione. Mi sono divertita molto lavorando per lui e la mia creatività ha ricominciato a funzionare, non so se per amore o perché mi piacesse il soggetto. Quell’uomo mi ha supportato e spinto a continuare nei disegni erotici, era l’unico al quale facevo vedere le mie creazioni e con cui parlavo dei miei progetti erotici. Sfortunatamente la nostra relazione non ha funzionato, quindi perdendo lui ho perso l’unica persona che conoscesse i miei lavori e che poteva darmi opinioni a riguardo. Però mi piacevano i miei disegni e ne ero orgogliosa, per questo ho iniziato un account instagram.
Anche se all’inizio i disegni erotici erano legati a quell’uomo, sono diventati indipendenti. Ho iniziato a riflettere su come l’energia sessuale può connettere due esseri umani; sulle relazioni, sul potere dell’immaginazione nel desiderio sessuale; sui tabù riguardo la sessualità; ma anche su diversi argomenti che non sono propriamente palesati sul mio account instagram, al momento. La sessualità può essere qualcosa di davvero difficile, bellissima e strana allo stesso tempo.
Seguendo il tuo account instagram è possibile notare due diverse “narrative”, nelle tue illustrazioni: una “mitologica” e il tuo personale “Libro Dell’Amore”. Come sono nate?
 
Esatto, ci sono due narrazioni. Le prime illustrazioni erotiche sono quelle mitologiche, perché il romanzo del mio ex era un insieme di fantasy ed erotismo, e così erano anche quelle. Ma mi richiedevano così tanto tempo (che non avevo e che continuo a non avere) che le ho messe in stand by. Ho continuato soltanto con alcune per mantenere sempre attiva la creatività.
Il “Libro dell’Amore” (mi piace questo nome) è una variante più accessibile per tutti, cosicché le persone possano proiettarsi sulle illustrazioni più facilmente; un’alternativa al porno mainstream con un punto di vista femminile più accentuato. Non dico che faccia cose rivoluzionarie. Comunque, è divertente disegnare posizioni dove i corpi umani sono uniti, inoltre il tempo speso per queste illustrazioni non è moltissimo, riesco quindi a produrne almeno una al giorno mantenendo una costanza e continuando a esercitarmi.
Quali tecniche e quali strumenti utilizzi?
 
Dipende. Per il Libro dell’Amore uso inchiostri, e poi lavoro sui contrasti con Photoshop. Direi che riflette la maggior parte del mio universo, in quanto utilizzo sempre il rosso e il blu principalmente; l’inchiostro e l’acquerello sono i miei colori preferiti. Per le illustrazioni mitologiche invece utilizzo gli acrilici, le matite, l’inchiostro e la pittura digitale, qualche volta tutte queste cose insieme. È un modo per uscire dalla mia comfort zone: provare colori e tecniche diverse dalle mie solite.
Quanto sono diventati importanti i social network per fare conoscere il tuo lavoro?
 
Non così importanti. Iniziare un account instagram è stato per me un modo per mantenere una costanza nella produzione, magari per avere qualche riscontro su ciò che disegno. Come ho detto prima, mostravo i miei disegni solo al mio ex. Avevo timore del giudizio dei miei amici e della mia famiglia se gli avessi fatto vedere questi disegni, quindi mi sono sentita più libera nel pubblicarli anonimamente sui social. Però mi ha aiutato a capire quanto la gente apprezzi il mio lavoro: ha accresciuto la mia motivazione a proseguire e la mia sicurezza.
Alla fine ho detto ai miei amici che tipo di arte facessi e loro sono stati davvero supportivi. Il premio più grande è quando vedo delle coppie taggarsi a vicenda sotto una mia illustrazione, o quando un mio amico mi dice che ha inviato un mio disegno a una persona che gli piace. Non so dove mi porteranno i social, ma so che sono uno splendido strumento per unire persone diverse fra loro in questo viaggio. Devo dire che la community di instagram che ho trovato finora è davvero gentile, mi sento spronata a migliorarmi sempre più.
Le persone nelle tue illustrazioni sono modelli reali o è tutto frutto della tua fantasia?
 
Non sono modelli reali. Utilizzo immagini di riferimento se ho un’idea di posizione per “Il Libro Dell’Amore”, anche se è una fatica trovare le giuste proporzioni. Disegno soltanto le stesse persone, ma perché fanno parte di un progetto più grande. Quando questo sarà pronto, proverò a fare diverse rappresentazioni, perché so quanto siano importanti. Per le illustrazioni mitologiche mi rifaccio alla mia immaginazione.
Hai progetti futuri dei quali regalarci un sneak-peek?
 
Ho progetti futuri, ma non mi piace parlarne finché non sono conclusi (sono un po’ superstiziosa per questo genere di cose). Quello che posso dire è: ciò che vedete su Instagram è solo la punta dell’iceberg. Le illustrazioni del Libro Dell’Amore fanno parte di un progetto più grande del quale ci sono circa 120 altre illustrazioni. Lo sto concludendo e aspetto cosa il futuro riservi per me. Presto avrò molto più tempo per disegnare e lavorare su qualche altra illustrazione “mitologica” e la mia prossima serie riguarderà i tarocchi.

 

 

 

In Bed With Valentina n°1 – Fanasmique

Let’s christen with an excellent artist the serie of interview called “In Bed With Valentina”: discovering and chatting with artist all over socials dealing with sex and eroticism.

Who’s Fanasmique and why a name like this? 

I’m a 28 French girl living in Paris (where I have lived almost all my life). I’m an illustrator, graphic designer, and writer; and I’m also running a small restaurant with my mother (so my days are quite long). I’ve grown in a family which had always support everyone to develop their own artistic skills, and almost everyone is a teacher in something (except my mother). So I’ve been visiting museums and exhibitions at a really young age and my taste in drawing is born quickly.

Fanasmique is a mixed name between my name and an erotic project that I have in mind (but not achieved yet.) And the name of this project was already a combination of two french words (Yeah, I like to mix things) so it ended to this weird “Fanasmique” name, but i like it!

How long have you been drawing?

Well, my answer will probably not be really original : I start drawing since I can hold a pencil in my hand. But I would say that I “truly” start drawing when I was 16. 

Did you attend studies or are you a self-taught? 

It’s a bit of the both. I have firstly learned how to draw by myself, human bodies and proportions at 12 by copying and tracing pictures I liked. Then I discovered digital painting with photoshop and learned how to use it by myself around 16. When I was 19 I wanted to become an history teacher so I started studying history, but all my family was pushing me to follow art studies. I’ve finally listened to them when I realized that big history was not for me, but what I liked was telling stories. So I passed a competitive exam for a public art school specialized in graphism, illustration, comics and narration. It helped me a lot to develop and discover my own universe and personal subjects I like to draw on. My project for my diploma was a graphic novel mixing two french books responding to each other: “L’étranger” by Camus, and “Meursault, Contre enquête” by Kamel Daoud.

There are some artistis who inspire you?

I have so many Artists I love and that inspired me. In the well known : Egon Schiele, Dugas, Odilon Redon, Renoir, Klimt, Françoise Petrovitch… My all time favorite painting is “Le chevalier aux fleurs” from George Rochegrosse). In graphicnovels : Brecht Evens, ChloëCruchaudet, Sergio Toppi…  Elodie Durand with “La parenthèse” which is the graphic novel that open my mind to that kind and motivates me to do my own…. Not to mention all the wonderful artists I’ve discovered on instagram and deserve to be known. My list can be endless!

Did you always want to deal with erotic art or did you start from other subjects? 

Eroticism has not always been my subject. Actually, I was more drawing and writing for children or young adults. And then I met a man, fell in love with and my world change haha ! He was writing erotic novels. Firstly I have drawn his book’s covers. I was at a period of my life when I lost all my motivation, envy in creation. I had a lot of fun working on his covers, and then my imagination started running again. I don’t know if it was because of love, or because of the subject. This man always supported me and pushed me in drawing again, he was the one and only I showed my erotic pictures, and talked about my erotic projects. Unfortunately, our relationship didn’t work, so I lost him as the person who could give me feedback on what I was producing. But I liked my pictures, and was proud of it so that’s why I have started an instagram account. I didn’t want to let all my drawings sleep in a drawer. 

Even if my erotic creations are firstly linked to this man, it becomes a project of my own. I started to reflect on how sexual energy can linked two human being, relationship, the power of imagination in sexual desire, taboo in sexuality, and a lot of different issues that are not necessarily obvious on my instagram account for now. Sexuality is something that can be so difficult, beautiful and weird at the same time.

Following your Instagram account it is noticeable two sorts of “narration”: one “mythologic” and yours “Book Of Love”: how are they born?

That’s right, I have two narrative arcs. When I have started erotic illustrations, it was with the mythologic one. Because, my ex novels was a mix between eroticism and fantastic and my first productions was for him. As we were talking about our ideas of creation, I started to draw little erotic comics which were also a mix between fantastic and eroticism, but it asked so much time (that I didn’t and still don’t have) to draw them that I put that project on “stand by” until I find myself in the right place to properly execute it. So I just kept doing solo “mythological” illustrations just to keep my imagination running and working until I worked on these stories again.

The “book of Love” (I like that name) is supposed to be more accessible, so people can project themselves more easily. I was thinking about an alternative support as “mainstream porn” to let the imagination flourished, and maybe offer a feminine point of view. I’m not saying that what I’m doing is revolutionary. Anyway, I think it’s fun to draw different positions and human bodies linking together. Also, i’m not paying too much time on these kinds of illustrations so it was a way to produce at least one drawing a day and forcing me to create daily and keep practicing. 

Which techniques and tools do you use for your work?

It depends. For Book of Love I use ink, and then I work the contrasts on photoshop. I would say that it reflects the most my universe, because I usually use only red and blue in my productions, and ink and watercolors are my favorite tools. For the mythological ones I can use acrylics, pencil, ink, digital painting, sometimes all these different techniques together. It was also a way to get out of my comfort zone, trying colors and technics I am not accustomed to.

How important became social networks to make your art known? 

It’s not that much important. Starting an instagram account was more a way for me to be regular in production, and maybe have some feedbacks on what I was drawing. As I have said, I was only showing my pictures to my ex. I was afraid about my friends or my family judgement if I showed them that kind of illustrations, so I was feeling freer to post it anonymously on social media. It help me realized people liked what I was drawing : it rises my motivation to keep going and my self-confidence. I’ve finally said what kind of art I’m doing now to my friends and they are all really supportive. My best reward is when I see couples tagging each other under my drawing, or when one my friends told me they sent one of my drawing to his/her partner. I don’t really know where social medias can lead me, but for now I think it’s a beautiful tool to gather different people in this journey. And I have to say that instagram community is really kindly, and it pushes me to improve myself.

People of your illustrations are real models or just images of your fantasy?

No, they are not real models. I sometimes use reference pictures when I have a position idea for “book of love” drawing, but struggle a lot to put the right proportions. Even though I draw the same type of people, but it’s because it’s part of a bigger project. Then this project will be over, I’ll try to put more diverse bodies type and couples in these kind of illustrations  (as I know representation is important).

For mythological pictures it’s really only my imagination.

Do you have future projects to reveal us in advance?

I have future projects, but I don’t really like to talk about it when they’re not finished (I’m a bit superstitious about that kind of things). All I can say is : what you’re seeing on my instagram account is only the tip of the iceberg. For example, As I have said the illustrations for the “book of love” are part of a bigger project, and I have drawn around 120 illustrations of that type. I am finalizing this project and waiting to see what the future will hold for it. Soon I will have more time to work again on some “mythologic” pictures, and my next series will be about the divinatory tarot.