In Bed With Valentina n°7 – Coucouaurelien

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Coucou! Eccoci con l’artista dei culi (e non solo) più erotici, più divertenti e più… blu di tutto il Gram. Scopriamo chi è Coucouaurelien!

Da quanto tempo disegni?

Mi è sempre piaciuto disegnare su supporti fatti ad hoc, ma con questo stile e così intensamente solo da un anno e mezzo.

Quali strumenti utilizzi?

Disegno principalmente su iPdad, con Procreate.

Come si è evoluto il tuo stile, nel tempo?

I miei disegno sono molto più forti e dettagliati di quelli iniziali, anche i soggetti sono, probabilmente, più maturi.

La tua palette è riconoscibile, tutto questo blu ha un significato?

Io amo davvero tanto il contrasto che il blu e il rosso ci offrono, per me è un duo davvero forte: acqua e fuoco, caldo e freddo, cielo e sole, morte e vita e via scorrendo.

Guardando il tuo account ig è evidente come tu abbia fatto una sorta di studio super zoommato di specifiche parti del corpo, fino ad arrivare alle tue deliziose “culottes”. Com’è iniziato tutto ciò?

Mi piace far passare un messaggio nitido nella maniera più chiara possibile. In questo caso è perché credo che spesso l’unicità di una scena sia data da un dettaglio, quindi preferisco mettere in luce quel dettaglio.

I tuoi lavori hanno un erotismo divertente, leggero e delizioso. Come ha reagito il tuo pubblico, dagli inizi fino a ora?

Creare soggetti tanto intimi con umorismo e leggerezza implica una collusione tra me e il pubblico. Cerco di fare passare il concetto che l’erotismo è ovunque e che essere interessati alla bellezza del corpo non ci rende ossessionati dal sesso.

Fai anche delle clip animate molto brevi, contenenti poesie erotiche o versi brevi scritti da altri. La scrittura è un’altra tua passione?

Secondo me scrittura e disegno hanno lo stesso scopo: dire qualcosa, raccontare una storia, fare ridere e reagire le persone. Se già molte immagini parlano da sole, unire a loro le parole rende tutto più incisivo. Scrivere non è una passione forte tanto quanto il disegno, ma mi piace molto.

Ci sono artisti da cui trai ispirazione?

Quello che trovo molto stimolante è la determinazione e la persistenza mostrati dalle persone che fanno a modo che la loro arte diventi la loro vita. Non mi importa il campo di lavoro. Ascolto un sacco di programmi che danno voce agli entusiasti, come “Creative Pep Talk”, “Women of Illustration”, “The Honest Designers Show”, tra quelli in inglese.

In quanto creator sui social: hai mai avuto problemi per i tuoi contenuti? Cosa ne pensi di queste linee guida che invece di risolvere un problema, lo creano?

Non ho mai avuto problemi, ma è certo che queste linee guida appartengono a un mondo vecchio, passato. Dopotutto, l’arte è sempre servita per dire qualcosa e per porre lo spettatore in dubbio in diversi modi, è il gioco di sempre. Ci saranno sempre cose assurde da mettere in discussione.

Stai lavorando a qualche progetto inedito?

Ho iniziato un fumetto interattivo su instagram, racconta la storia di una giovane ragazza parigina. Non so se continuerò, ma per il momento mi diverte parecchio.

In Bed With Valentina n°5 – Davide Zamberlan

Lo conoscerete di certo e se non lo conoscete, bé: siete nel lettone giusto! Davide Zamberlan, illustratore e vignettista è l’ideatore della coppia più famosa dell’instagram. Scopriamo insieme la sua storia.

Da quanto tempo disegni?

Beh, questa domanda ha due possibili risposte, dipende se intendi professionalmente o anche solo per passione.
Per il lavoro idealmente prendo come data di partenza il 1999, quando sono diventato freelance e ho puntato di più sull’illustrazione rispetto alla grafica (che era la mia professione fino a quel momento).

Ma da che ho memoria ho sempre disegnato, prima della scuola, frequentando il liceo artistico ovviamente, nelle pause pranzo a lavoro… sempre.

Ci sono altri artisti da cui trai ispirazione?

Disegnare è un mestiere che si impara “rubandolo” a qualcuno quindi inevitabilmente sì ci sono tanti artisti da cui prendo ispirazione, chi per una cosa chi per l’altra, e l’elenco sarebbe lunghissimo quindi per non far torto a nessuno non farà nomi. Amo particolarmente gli autori che come me privilegiano la linea, il segno idealizzato e, anche per motivi anagrafici, l’estetica orientale importata da anime e manga.

Su Instagram hai due profili: uno è @_daza_art e l’altro è @bea_and_gio. Nel primo pubblichi vignette e sketches di vario genere con uno stile fumettistico molto interessante: è stato il tuo primo approccio ad un pubblico?

No, bazzico la rete da molto tempo. Ho visto nascere i social militando tra i ranghi della “Stagione delle Blogstrip” (da cui proviene un fenomeno fumettistico di oggi come Sio), quando i blog erano il nuovo del web che spodestava i siti tradizionali, e piattaforme come Splinder erano l’FB di oggi.

Sembra di parlare di secoli fa, ma i tempi della rete sono velocissimi. Ho creato il profilo @_daza_art per tutto ciò che mi andava di condividere che esulasse per stile e tematiche dal progetto di Bea&Giò (il cui profilo è nato prima), illustrazioni in particolare ma anche tutto il resto.

Infatti il tuo progetto più celebre è Bea&Giò: raccontaci com’è nato.

Come penso capiti di fare ad ogni artista, anche con la “A” minuscola come il sottoscritto, ci sono dei momenti in cui cerchi di rinnovare il tuo stile, di superare la comfort zone.

Due anni fa in uno di questi momenti sono nate Bea&Giò. In realtà col senno di poi mi sono accorto che da tempo stalkeravano la mia immaginazione proponendosi sotto forme diverse. Ad esempio nel mio albo antologico di fumetti “Intermezzi” pubblicato con la Tunué compariva già una coppia di ragazze protagoniste della storia romantica “Mio Bel Capitano”.

In ogni caso quando sono nate me ne sono innamorato perdutamente. E nel mio piccolo Bea e Giò sono diventate come i Peanuts per Shultz, Corto per Pratt, Valentina per Crepax. Ho deciso di farne le protagoniste della maggior parte se non totalità dei miei progetti fumettisti futuri.

Le due donne sono modelle esistenti oppure soggetto di tua immaginazione?

Non esistono due modelle reali di riferimento, ma immagino che anche involontariamente abbiano incorporato aspetti di donne reali e non che ho conosciuto o solo visto. Aspetto fondamentale, nella loro realizzazione, che ho voluto raggiungere era una bellezza che, pur col segno idealizzato che caratterizza il mio disegno, non fosse a sua volta ideale ma più “reale”.
Ecco che ad esempio Bea è sovrappeso con gli occhiali e un seno ingombrante (proprio come piace a me!).

È stata una piccola/grande soddisfazione quando più di una lettrice si è in qualche modo riconosciuta nell’una o nell’altra.

Come mai hai scelto una coppia di donne in una relazione amorosa?

È un discorso un po’ lungo che ho affrontato nel “manifesto artistico” di Bea&Giò sulla loro pagina FB, ma brevemente: il primo motivo è che c’era la voglia di riprendere coi fumetti delle tematiche che per vari motivi avevo già affrontato: sex positivity, body positivity, uguali diritti per tutti.
Per veicolarli una coppia lesbica offre più possibilità perché è doppiamente discriminata: come omosessuali anche, appunto, come donne.

Il secondo motivo è perché disegnare donne mi piace di più, è più divertente e mi riesce meglio.

Infatti, trovo affascinante il modo in cui affronti questi temi. Da quando hai condiviso questo progetto con tutti e tutte, hai avuto difficoltà nel riscontro con il pubblico?

Diciamo solo che quello che vedi adesso è in realtà il terzo profilo su Instagram di Bea&Giò perché due sono stati cancellati su segnalazioni.

Ma ho avuto anche molte soddisfazioni, in particolare il fatto che i personaggi piacciano alla comunità LGBT (Bea&Giò sono state anche tra i testimonial del Pride della mia città), cosa non scontata non facendone io parte.

Dimostra come “love is love” non sia solo uno slogan ma una realtà e che molte delle dinamiche delle relazioni di coppia sono comuni a tutti indifferentemente dal genere e orientamento sessuale.
Quello che serve è solo la sensibilità e disponibilità a riconoscerle.

Come sai la ‘Valentina’ di questo blog non sono io, bensì quella di Crepax. Sorge spontanea quindi la seguente domanda, ritrovandoci ‘tra parenti’: quanto sono andate oltre Davide le tue due eroine? E quanto vi state scambiando, a livello di crescita?

Sono diventate, per me, proprio come Valentina per Crepax quindi lo scambio e la crescita sono enormi, sia artisticamente che umanamente. Mi hanno permesso di affrontare nuove temi e forme di espressione, ma anche di conoscere e frequentare nuove persone e realtà. Sono quasi vive… però io sono molto “geloso” di loro e per questo non so se Bea&Giò siano andate “oltre” me.

Mi piace pensare invece che ci sia sempre con loro una importante parte di me e la portino anche dove io non posso arrivare.

Parli molto anche di censura. Ma da creativo: com’è la tua esperienza sui social, contraddizioni a parte, per divulgare tematiche erotiche?

È un po’ dura, oltre ai profili cancellati di cui ho detto sopra ho subito blocchi su FB e censure su praticamente tutte le piattaforme. Quello che fa più rabbia è la palese ipocrisia dietro questo atteggiamento.

La scusa è che le community guidelines servono a rendere i social “posti sicuri” per tutti, ma non c’è neppure la metà dell’energia spesa nel cancellare nudi per contrastare inserzioni truffe, ad esempio: quelle portano soldi. Per non parlare dell’odio, la delazione anonima e altre cose non “sicure” che abbondano sui social.

Per questo tra le serie a tema ne ho fatta una in cui Bea e Giò rivisitano opere artistiche (dalla “Nascita di Venere” di Botticelli al “Le Violon d’Ingres” di Kiki De Montparnasse) con lo slogan Art never follows Community Guidelines.

Non mi nascondo comunque che buona parte del pubblico non è interessato ai messaggi tra le righe veicolati da Bea&Giò ma si limita ad apprezzarne il nudo e la sensualità.

È fisiologico, mandi un messaggio a 1000 per raggiungerne 100 o 10. Va bene anche così. Almeno godono di un prodotto di un erotismo alternativo e positivo. Guardandomi attorno vedo che ci sono molti altri artisti che sposano questa idea.

Evidentemente era una sensibilità e bisogno che si sentiva nell’aria, forse anche proprio a causa dell’oppressione bigotta dei social e dei tempi, di cui in fondo sono un riflesso.

Ci sono progetti futuri che puoi anticiparci? Dove ti piacerebbe che arrivassero Bea e Giò?

Ovviamente dominare il mondo BUAHAHAHAHAHA! (risata malvagia)
A parte gli scherzi, mi rendo conto che un progetto come Bea&Giò non può aspirare ai risultati di un fumetto mainstream ma mi piacerebbe vederlo ancora crescere. Ottenere ulteriori sostenitori su Patreon che mi aiutino a dedicare tempo al progetto a fronte di un ritorno economico anche minimo.

Nel breve periodo mi sto preparando all’Indecentber 2019, la challenge (un disegno a tema ogni giorno del mese) che ha visto esordire Bea e Giò nel 2017.
Mentre ho intenzione a gennaio di partire con la realizzazione di un secondo webcomics più lungo dopo la bella esperienza di ESP pubblicato sulla piattaforma online OhJoySextoy.com
E poi si vedrà…

Grazie Davide, in arte DaZa. Come sempre, a seguire un assaggio dei lavori dell’artista che potrete trovare nei siti e nei social citati lungo tutto l’articolo. Buona visione!

la camera di valentina
Bea&Giò, DaZa
la camera di valentina
Bea&Giò, DaZa
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Bea&Giò, DaZa
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Bea&Giò, DaZa
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Bea&Giò, DaZa
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Bea&Giò, DaZa
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Bea&Giò, DaZa

In Bed With Valentina n°4 – Joka (ENG)

Today in Valentina’s bed there’s a great hyperpointillist very uncommon: Joka. Let’s read together about his story and art.

 How long you been painting?

“Professionally”, or with the intent to be, since about 2004. After I was laid off from a job, and having just discovered the pop-surrealism genre of art, I decided that showing paintings in galleries of that vein is what I wanted to pursue. Before that I dabbled a lot and made eclectic paintings of varying styles but with no real direction or intent, because having not gone to school for painting I never had to decide on any of those. 

What did you bring to hyperpontillism?

Most pointillists use a brush or a pen, so incorporating a different tool (toothpicks in my case) and using many colors, I pushed the idea of pointillism into a realm that maybe some hadn’t thought possible. 

Are there any artists you take inspiration from?

These days with so many artists swirling around in the ethos I’ve lost track of a bunch that I used to follow, and just can’t keep up with the masses anymore. But any artist living strictly off the work they’re making is an inspiration to me. 

You wrote that pointillism is a sort of meditation. Does it work for your daily life or just in the creative process?

It is definitely the outlet that my life needs to have direction and focus. Setting a task (the piece of art) and then following through with completing it, is a kind of discipline that would probably be lacking otherwise. 

Subjects of your works always make a sort of “collage”, absurd visual effect, even the erotic ones. Do you think a sense of surreal helps understand eroticism in its different aspects?

I think it re-contextualizes it to make it more artistic and up to a multitude of interpretations, because otherwise anything “erotic” is just us being humans. 

Your campaign of “Censor Art” is deeply effective. I totally agree when you say “the watering down and censoring of something as universal as  human body is counterproductive to the enrichment of the arts”. How do you explain, in your opinion, this regression into “shyness” nowadays? Why is it so difficult to concern with bodies and nudity in art within new media?

Unfortunately I think it all boils down to corporate entities being afraid to taint their product with something that a few might seem inappropriate and then excluding part of their customer base, as well to us all being afraid of certain body parts.

I think nudity, in all forms of entertainment, is more accessible these days than ever before thanks to the internet. The Censor Art Project is meant to shine a light on the hypocrisy of platforms that say it’s ok to cover up a nude image, meant to be erotic, with three little strategically placed dots, but a piece of art, meant to elicit other emotions, is restricted just because it shows a nipple. 

I’m censoring WITH my dot art, instead of having an algorithm exclude it from the masses because it might be deemed adult content.

The “censorship” you do is actually a way to highlight bodies, and it really works as that. Do you believe is because of that “hide and seek” effect that is often used in erotic art or there’s another reasons?

There’s little else that we are as familiar with as the human form/features, so even a silhouette is immediately recognizable, and I’m highlighting that in a colorful way.

Leaving things to the imagination though does tap into ones erotic mindset, and leaves more to be desired.  

Talking about new media: your art is a manual, tangible work. As a creator, what do you think of these two “schools”, the digital and the “analogic” one? Could they really coexist and support each other or not?

Living in the digital reliant world that we do now, the digital realm of art is inevitable. There will probably be kids soon that only ever make art on a device, never using any solid materials.

I’m pretty old school though, and will always want a tangible product. Manufactured reproductions are cool, but having the one-and-only of an art piece really means something to me.

It’s gives you something directly from an artist, that I don’t feel a digital artist is able to convey the same way. 

What is the “nostalgic imagery” named in your “about” page?

I like to use a lot of ‘vintage’ references and re-appropriate them to modern times. A lot of what I use comes from actual older magazines that I’ve collected.

“Censor Art” is one of the latest project you’re working. Is there any else you could anticipate?

I’ve started a bunch of different series within the project, but nothing else planned in the foreseeable future.

I’d like to work bigger, but am still figuring out the logistics of that. This project has been received very well, and I think it’s relevant to the times, so I’m going to stick with it until I’ve exhausted all its avenues.

 

Non finito erotico: Minimalismo sexy per l’immaginazione

Guardare la sessualità con la lente dell’arte non è un modo di decifrarla, più che altro un’opportunità per interpretarla. È questo quello che vorrei offrirvi oggi, parlandovi di “minimalismo erotico” e del perché si sposa così bene con l’erotismo.

Ne vedrete a centinaia sul vostro feed, alcune le avrete pure salvate sul cellulare, magari condivise, persino dedicate: sono le illustrazioni “minimal” che tanto vanno di tendenza sui social e, dunque, tra tutti i creators di contenuti creativi.
In particolar modo esistono migliaia di account di artisti erotici che hanno adottato questo linguaggio sintetico, fatto di poche linee e tanta malizia. 

Minimal, dicevamo, sì.
Il Minimalismo, però, ha una storia poco più vecchia e più ampia rispetto a questi disegni. Eppure non è sbagliato associarli a esso, poiché di questo sposano alcuni concetti.


Minimalismo Storico vs. Minimalismo Erotico

la camera di valentina
Hatra I. 1967, Frank Stella

Vi prometto che non andrò per le lunghe, per non annoiarvi: farò un piccolo accenno a ciò che è il Minimalismo per inquadrare e collocare meglio le parole che leggerete.
Erede del Costruttivismo, la “Minimal Art” nasce negli Stati Uniti intorno la metà degli anni Sessanta. Una giovinetta, tutto sommato (motivo per il quale, in quanto stile – e in quanto filosofia, addirittura – è ancora tanto in voga e si estende in tutti gli ambiti del nostro senso estetico).

Esattamente come tutta l’arte nella storia, anche il Minimalismo nacque in risposta e reazione e, nel suo caso, si trattò di contrapporsi all’Espressionismo Astratto, ovvero: alle forme e ai colori decodificabili secondo un codice soggettivo e intimo, i minimalisti preferirono la sintesi delle geometrie.

“Strutture Primarie”, la mostra che si tenne nel 1966 a New York, consacrò il battesimo di questo movimento artistico e il nome ne rivela il principale interesse: le strutture “primarie” sono quelle delle geometrie semplici.
Avviene dunque questa drastica semplificazione delle forme e dei colori; più che una ricerca espressiva e appariscente, i minimalisti ricercarono – e ricercano, tutt’oggi – la forza emotiva (sembrano freddini, e invece si appassionano pure loro!) nelle componenti strutturali e percettive; semplificazione, struttura, percezione

la camera di valentina
Monumento per V. Tatlin, 1966-69, D.Favlin

Queste tre parole chiave, in particolare l’ultima, sono quelle che l’attuale trend di illustrazioni zozzette su Instagram hanno ereditato in maniera diretta, permettendo loro di essere inserite correttamente in questa definizione artistica.  

La percezione gioca un ruolo essenziale nell’illustrazione erotica e il minimalismo vince su tutto perché non esplicita nulla di quello che ritrae. È per questo che account come Petites Luxures hanno tanta popolarità: con due linee viene descritta una scena sessuale, senza esplicitare quei dettagli che la rendono tanto pornografica. 

In un certo senso, questo è anche un modo di eludere furbescamente i cari “standard della community” (i quali ancora non si è capito quale community tutelino davvero); un continuo riciclo di “vedo, non vedo”, dove il “vedere” si traduce in “immagino, non immagino”. 

la camera di valentina
Introspection, Petites Luxures

Ed è proprio dall’immaginazione che voglio lanciarmi per raccontarvi un’eredità ancora più lontana, più intrinseca, negli sketches che tanto ci fanno fremere.


Il “non finito” michelangiolesco e il suo moderno sex appeal

Ci stai prendendo per il culo, cosa diamine c’entra adesso Michelangelo se hai parlato finora di anni Sessanta, Stati Uniti e via discorrendo?
Niente panico, non voglio farvi impazzire. Il discorso è semplice, anche se serve un altro spiegone: cos’è il “non finito” di Michelangelo?

Tra il 1520 e il 1534 Michelangelo ha scolpito una serie di sculture denominate “Prigioni”, “prigionieri” o “schiavi”. Le avrete sicuramente viste, nell’Internet o dal vivo; sono proprio quelle che racchiudono in loro il concetto del “non finito”. I motivi per i quali questi corpi di marmo non sono del tutto liberi dal loro blocco – missione di tutta una vita del genio rinascimentale – sono molteplici, dai problemi di salute alle zuffe per le commissioni.

Ma, dato che parliamo di un genio, nulla è lasciato al caso: infatti Michelangelo, grazie a queste opere non concluse, ha lasciato appositamente in eredità uno strumento che nessun potente scalpello per manipolare la materia può eguagliare: l’immaginazione.
Questo “non finito”, tanto lontano dalla perfezione quanto lo è l’uomo dalla divinità, è una chiave che dall’artista passa all’osservatore per permettere di continuare e concludere l’opera, a seconda di ciò che il proprio gusto e il proprio cervello dicono. Un continuum immaginifico, utile a dare all’opera sempre una vita nuova.

Più avanti, nell’Ottocento, furono gli impressionisti ad abbracciare questa idea: la loro reazione alla fotografia sfociò in una sorta di “non finito” quando i confini entro i loro quadri iniziarono a farsi sempre più scontornati, come dentro un sogno: chiunque osservasse i loro paesaggi, poteva iniziare a trovarne uno diverso ogni volta, specchio di quello interiore.

L’immaginazione, dunque, resta una delle ultime eredità del grande Maestro del Rinascimento ed è quella l’ingrediente segreto per queste illustrazioni che di segreto hanno ben poco.
la camera di valentina
I Prigioni, Michelangelo

Il bisogno dell’immaginazione nell’era iper-pornografica 

Un’amica e follower di LCDV, una volta, mandandomi alcuni screenshot di un’illustratrice erotica di questa “scuola”, mi confessò che quelle immagini la eccitavano più di una scena porno.

Il perché funzionino così bene possiamo ipotizzarlo per più motivi.

Tanto per cominciare, l’immaginazione è liberatoria: Se un disegno ti accenna un incipit, hai pieno potere sulla narrazione totale della scena;
un abbozzo significa anche “discrezione”: il tuo pudore non è né urtato né scioccato da un’immagine esplicita. Dunque non incombe un senso di disagio qualora tu non sia particolarmente apert* e abituat* a visioni del genere. Infine, la curiosità: tanto più qualcosa non è perfettamente definita o dettagliata, tanto più sei indotto/a ad osservala più a lungo

Tutto ciò ci parla di noi e di come viviamo la sessualità, sia come argomento comune sia come percorso interiore. Non è paradossale che un’illustrazione monocromatica – proprio come il Minimalismo prevede -, senza suoni né animazioni, possa essere più eccitante di un porno?
Forse siamo sopraffatt* o assuefatt* , ma oggi, come ieri, l’esigenza dell’immaginazione è ritornata prepotente.

Gli artisti, inoltre, dovranno pur difendersi in qualche modo: paradosso vuole che i social siano, al tempo stesso, la vetrina conoscitiva e divulgativa più veloce ed efficace e il pozzo di oscurità e dannazione più profondo dentro il quale dimenarsi per risalire dopo il primo, inspiegato, passo falso. Censura, oscurantismo, segnalazioni, ban, sono all’ordine del giorno per chi crea e divulga contenuti creativi. 

Se l’arte può servire per scardinare tabù sulla sessualità, allora i social lo impediranno. Gli stessi social dove Questa viene condivisa, però.

Poche linee e pochi colori, qualche didascalia e nessun volume sono gli ingredienti per queste illustrazioni erotiche a prova di ban (forse): alcune accompagnate da didascalie divertenti, altre ancora da titoli bizzarri; ci sono illustrazioni a tema BDSM o altre totalmente romantiche e sentimentali, ma la scuola è quella.

Ancora oggi l’arte ci fa da testimone. Perciò non è un mistero se, anche nei più nuovi mezzi di diffusione ci sono radici profondissime di un passato apparentemente lontano.

Il gioco della percezione del Minimalismo, del non finito rinascimentale, funzionano ancora oggi con i nuovi linguaggi dell’arte visiva; si sposano benissimo con la percezione della sessualità che mostriamo pubblicamente e, soprattutto, intimamente.

Quanti segreti, in mezzo alle linee, eh? 


Account che apprezzo (instagram):
Petites Luxures
Crochetcaché
Frédréric Forest
nuen-eroticart
eroticasanova

Ne conosci altr*? Lascia un commento! 

 

 

In Bed With Valentina n°3- Cawacem

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Ben ritrovati e ritrovate su “In Bed With Valentina”: il letto più largo e hot di tutto il world wide web. È un piacere oggi avere Cawacem, un’illustratrice russa della quale vi innamorerete.

Da quanto tempo disegni? Sei autodidatta o hai fatto degli studi?

Disegno da quando ho due anni, ovvero da quando mia madre, per la prima volta, mi ha dato una matita. In seguito ho frequentato una scuola d’arte dove ho sviluppato le mie capacità e dove, inoltre, ho preso un diploma in architettura. 

Come inizia il tuo processo creativo, dall’idea all’illustrazione finale? 

Il mio processo creativo si basa sulle mie esperienze personali, come quando qualcosa mi spinge a disegnare. 

Che strumenti utilizzi?

Ne utilizzo diversi, per ora sto lavorando con Procreate. 

Da dove trai ispirazione?

La mia vita è parecchio intensa, lavoro e viaggio spesso. Così, sono sempre esposta a una vastità di esperienze che ogni giorno mi forniscono nuove fonti di ispirazione. 

La tua palette di colori è quasi sempre la stessa. Quei colori hanno un significato? 

Lavoro spesso sulle mie emozioni, riflettendo su cosa c’è nell’immagine e i suoi colori. Uso il blu per dei disegni particolari, sebbene abbia utilizzato sempre colori differenti per temi differenti. 

C’è un legame tra l’umanità e la natura nelle tue illustrazioni e ciò che mi ha colpita di più è proprio il nudo femminile e la presenza degli animali. Che cosa significano?

Molti anni fa sono stata a Bali e lì ho visto una donna bellissima correre, nuda, con accanto un cane sporco, di larga taglia. I miei occhi sono stati testimoni diretti di questa scena e ho pensato che il loro affetto reciproco e il modo in cui giocassero tra di loro fossero un simbolo dell’amore tra uomo e natura, nella sua forma più pura. 

Molti animali sono ricorrenti. Hanno un significato, per te? Sono simbolici?

Il mondo animale è estremamente ricco di personaggi. Quindi provo a disegnare una varietà di animali che evocano, in me, sentimenti diversi e che simboleggino diversi stati d’animo dove io, o le persone che amo, si possano ritrovare. 

La donna in questi disegni sei tu o è una modella?

Dipende, da disegno a disegno. A volte ritraggo le mie amiche, mentre altre volte incappo casualmente in una donna bellissima che mi ispira.

Le ambientazioni sono sempre celestiali, sospese in un’altra dimensione.  È perché c’è una forte relazione tra spiritualità e carnalità?

Assolutamente sì. La relazione tra corpo e spirito è la chiave per una sorta di disegno emozionale. 

Il tuo lavoro è adorabile, c’è un qualche progetto futuro di cui puoi anticiparci qualcosa?

Al momento sto lavorando in un progetto per un romanzo, cosa assolutamente nuova per me, in quanto non ha nulla a che vedere con il lavoro fatto finora. È una sfida completamente nuova per me, ma amo spingermi sempre oltre i miei limiti. 

Grazie ad Aleksandra Semenova, aka Cawacem per condividere tutto ciò con noi. Cercate il suo instagram e fateci sapere quale illustrazione vi piace di più!

Cawacem anche su facebook, qui

In Bed With Valentina n°3 (ENG)- Cawacem

Welcome back to “In Bed With Valentina”, the largest and hottest bed world wide web. Today it’s a pleasure to talk with Cawacem, a russian illustrator whose works you will fall in love with. Like, litterally fall from heaven…!

How long have you been drawing? Are you self-taught or did you attend any studies?

I have been drawing since I was two years old, when my mum gave me a pencil for the first time. Afterwards, I attended art school where I continued to improve my drawing skills, as well as receiving a degree in architecture.

How does your process of creation start, from the idea to the final illustration?

My process of creation is based on my own personal experiences—i.e. something instigates me and propels me to begin drawing.

Which tools do you use?

I use a wide range of tools, but recently I have been working with procreate.

Where do you get inspirations?

My life is quite intensive, I work and travel so often. Thus, I am exposed to a wide range of experiences that provide me everyday with new sources of inspiration.

Your colour palette is almost the same among your work. Those colours have any significance?

I work often with my emotions, thinking about the relationship between what is found in the image and its colours. I used blue colour for a particular kind of drawing, but I could have used a different colour for a different theme.

There’s a bond between humankind and nature in your illustrations and what fascinate me the most is actually female nude and animals. What’s the meaning? 

When I was in Bali several years ago I saw a beautiful women running naked alongside a large-sized dirty dog. Witnessing this scene with my own eyes, I found their mutual affection and how they played with each other as a symbol of love between human and nature in its purest form.

Lots of animals are recurrent. What they mean to you? Do they have an actual symbol?

The world of animals is extremely rich and full of characters. Therefore, I try to draw a variety of animals that invoke in me various feelings, symbolising for me different state of moods in which myself or my loved ones are found. 

The woman in these sketches is you or a model?

It differs from drawing to drawing. Sometimes I draw my friends, while in other occasions I coincidently come across beautiful woman who give me inspiration for my new drawings. 

Settings are always celestial, suspended in an altered dimension. Is that because there’s a strong relationship between spirituality and carnality? 

Of course, the relationship between body soul is key for an emotional form of drawing.

Your work is so lovely, do you have any future project to anticipate to us? 

In the current moment I work on a novel project which is completely new for me and does not relate to my earlier work. It is a brand new challenge for me, but I love pushing the limits of my myself.

Thank you to Aleksandra Semenova, aka Cawacem to share this to us and have a look into her instagram: let us know which illustration do you like the most!

Also: Cawacem facebook here

Cosa? Cosa a tre! Un’esperienza

Avete partecipato in tantissim* al sondaggio proposto in “Chiacchiere Valentine” a tema Menage à trois; molt* di voi non l’hanno mai fatto… Ma vorreste! In seguito vi ho chiesto altro e dalle tante riflessioni scaturite direi che le cose, da tre, sono diventate molte di più!

La mia recente esperienza è stata un calderone di riflessioni e scoperte e questo articolo è frutto della somma delle mie e delle vostre. Quello che ho vissuto io coinvolge una coppia e un’amica, il che è curioso perché dai sondaggi questa combinazione potrebbe convincere poco. Iniziamo, dunque:

Sconosciut* o conosciut*?

Ci sono, sommariamente, due grandi insiemi che dividono queste due preferenze: chi preferirebbe gli sconosciuti, perché sarebbe assente il coinvolgimento sentimentale, addirittura l’imbarazzo; non ci sarebbe alcun confronto con il passato ma soprattutto, cosa che mi ha colpita di più, non sussisterebbe il rischio di invalidare un rapporto già consolidato. 

Per chi preferirebbe invece farlo con un conoscente, l’imbarazzo si eviterebbe proprio perché lo si conosce e quindi ritorna il concetto di fiducia: ti conosco, so chi sei, mi posso fidare e direi, in questo caso, anche affidare. Un utente ha pure aggiunto che “con due amiche sarebbe anche più divertente”.


Vista la mia introduzione mi sembra evidente che io, anzi noi, apparteniamo alla seconda scuola. La fiducia e la conoscenza pregressa sono fattori che adottiamo per qualunque rapporto, anche per quello sessuale. Per quanto oggi sia estremamente più facile approcciarsi a sconosciuti al solo scopo di fare sesso e, al contrario, sia tanto più difficile parlarne faccia a faccia con chiunque sia, la nostra preferenza non ha indugiato oltre: tra conosciut*, con conosciut*. Ed ecco perché:

Il sesso come strumento: può distruggere o può rafforzare

Tantissime persone hanno il timore che unendo l’amicizia al sesso, questa possa rovinarsi, andare in frantumi, disgregarsi e altri verbi che evocano materiali che si corrodono e rompono. Ma, esattamente, chi l’ha deciso? L’idea che il sesso svalorizzi l’amicizia è un costrutto che forse potremmo cominciare a mettere in discussione.

Amore e amicizia sono due campi che lasciamo sempre molto distanti. In una coppia c’è una carta dei diritti e dei doveri che sicuramente non pretenderemmo di avere, o di ricevere, nei confronti di un amico; ma siamo sicuri che siano poi tanto lontani? 

Da una parte abbiamo compreso contesti come quelli della “scopamicizia” o “friends with benefits” e, in questi, il sesso ha il ruolo di gioco di intrattenimento, al pari del sesso occasionale. Dunque nulla di particolarmente sentimentale, ma comunque accettabile, dico bene?
Dall’altra abbiamo quella sfera elevata dell’amore dove inglobiamo anche il sesso, che a quel punto diventa nobilissimo: due anime che si fondono, due corpi che si uniscono, due baci perugina squagliati al sole della passione, ‘na cosa che proprio che te lo spiego a fa’ tanto non la capiresti


E poi c’è lei, l’amicizia. Questa cosa bellissima, preziosa e sacra come il pane al quale sono devota più di ogni altra cosa.
Ed è proprio dietro la parola “devozione” che mi chiedo: in cosa il sesso dovrebbe rovinarla?

Il timore di una tale intimità in un’amicizia è dettato più dall’abitudine al concetto che: sesso “valido” = rapporto amoroso; ne consegue che: sesso fuori dal rapporto amoroso = “superficiale”. Vedendola in questa maniera, insozzare un’amicizia piace a nessuno. Ed è credendoci fortemente che, in effetti, il sesso diventa distruttivo. Ma se vivessimo il sesso per quello che è, ovvero uno strumento di conoscenza di sé e dell’altr*, questo problema non si porrebbe.
Ragazzi e ragazze, sappiatelo: tutti i vostri amici vi si vogliono fare, ciò che li frena (oltre all’eventuale gusto personale) sono dinamiche sociali probabilmente dettate da rapporti incidentali o ulteriori paletti. 

la camera di valentina

E con questo non voglio aprire il vaso di pandora de “uomo e donna non possono essere amici”, anzi: uomo e donna possono essere amici e possono pure scopare, purché si rispettino vicendevolmente. 

Piuttosto di incanalare il sesso in scompartimenti stagni e affibbiargli un contesto “più” o “meno” consono, diciamoci qual è il problema: un rapporto amoroso è già un impegno complicato e complesso; per quanto siamo tutt* d’accordo sull’importanza dell’amicizia, questa è svincolata da determinate dinamiche e varcare la soglia della sessualità implicherebbe dei rischi da un punto di vista sentimentale che non abbiamo il coraggio di affrontare.
Cosa più che giusta e lecita, ci mancherebbe. Ma allora il problema non è il sesso, bensì come noi siamo soliti concepire le relazioni. 


Sarà stata la forte sintonia anche prima del menage, fuori dalle lenzuola, ma non abbiamo avuto dubbi sul fatto che questa esperienza non potesse fare altro che rafforzare il nostro rapporto e così è stato. Se fosse successo qualcosa di imbarazzante, probabilmente ci avremmo riso su; se fosse avvenuto qualcosa di sgradevole, avremmo potuto parlarne dopo – o durante, e fermare i giochi -. Non è mancata la tenerezza, che probabilmente con uno sconosciuto sarebbe stata assente, addirittura bandita.  

La coppia nel 3: gelosia, competizione, proprietà

Siete stat* numeros* nel sollevare tutti lo stesso problema: essendo in coppia, preferirei di no. Avrei paura che il terzo venga preferito, sono gelos* , non voglio che il o la mia partner si dedichino ad altr*

Tutte affermazioni contro le quali è difficile mettere bocca, perché non si può sentenziare su come si ritiene più opportuno gestire una relazione. A meno che non mi abbiate detto prima che vorreste provare. Ah, me l’avete detto? 

Tanto per cominciare, si comunica. Una cosa a tre, in una coppia, non si può lanciare sul tavolo tanto per lanciarla, né la si può imporre. Quando si parla e ci si confronta, quello è il momento di mettere in discussione i propri blocchi: non è la cosa a tre in sé, ma la possibilità di una qualunque esperienza all’infuori della coppia (potrebbe trattarsi, ad esempio, di un viaggio erasmus): se vuoi provare, pensi davvero che valga la pena rinunciare per assecondare un timore? 

La gelosia nasconde le insicurezze, me lo avete confermato più e più volte. Il timore di essere rinunciabile o sostituibile debilita ogni desiderio. Prendetevi il vostro tempo per scardinare questa dinamica, per voi e per il rapporto. Una relazione sentimentale amorosa, se vi dà delle certezze, non viene certo messa allo sbaraglio da una serata “diversa” (o da un’esperienza diversa). Non abbiate paura, provate. 


Conclusa la posta del culo, proseguiamo col parlare di competizione. Non c’è molto da dover dire: semplicemente, non deve esistere. Non è una perfomance, né una gara. Se volete provare una threesome dovete entrare nell’ottica che c’è spazio per tutt* e deve esserci equamente. Competizione per quale campo, poi? Per vincere cosa? Il punto è che siete tutt* sullo stesso piano, state vivendo la cosa nello stesso momento e state apportando e arricchendo la dinamica, ognuno con quel che può e vuole fare. Lo scopo è essere soddisfatt* e felici, non migliori o peggiori; alla fine non riceverete una medaglia, né vi direte chi è stato più bravo in cosa; non ci sono pagelle. Se volete provare, just relax e godetevi il momento.

la camera di valentina

E infine, il cruccio più grande di tutti: il senso di possesso, la proprietà.
Chiudiamo tutto, facciamo finta di non parlare di cosa a tre. Lasciatemelo dire: non possedete la persona con cui state. No. Neanche quando “amore mio” è la prassi; è bello dirselo ma non crederci, perché non esiste proprietà, anche se la cultura monogama in cui siamo cresciut* ci ha illuso di questo. 

Sottolineo monogama, perché basta superare questa realtà, considerata come unica, per rendersi conto che le relazioni possono intrecciarsi e strutturarsi in maniera ben differente, scoprendo che questo “culto della proprietà” appartiene principalmente e morbosamente alla monogamia. 

“Mio”, “tuo” non esiste davvero. Quindi, di nuovo: se in realtà non siete poi chissà quanto attratt* all’idea di provare un menage à trois va bene, lasciate dov’è l’idea monogamo-centrica di possesso – anche se farebbe bene scuoterla -, ma se per caso l’ipotesi vi stuzzica, superate questa concezione. Vi amate, vi rispettate, vi desiderate. Ma non vi appartenete. Nessuno di noi ha un vincolo definitivo sulle esperienze e gli esperimenti altrui. Da un lato la vita vi può offrire l’opportunità di sperimentare fuori dagli schemi, dall’altro lato è più comodo restarci dentro. Scegliete. 

Due donne e un uomo o viceversa? 

Partiamo con il problema: una quantità troppo alta di voi ha dichiarato che preferirebbe due del genere opposto così da avere l’attenzione su di sé, quindi due uomini per una donna o due donne per un uomo.
Che dire: carino ‘sto trono, te l’hanno dato con l’happy meal? 

Alcun* nascondono, dietro questo esemplare egocentrismo, il timore vestito da gelosia di cui sopra; sono figli della stessa paura. Ma, purtroppo, non vi giustifica. Non c’è egocentrismo che tenga in questo contesto – ma nel sesso tutto, per cortesia! – e non è l’inizio di un porno: si collabora, ci si prende cura, ci si muove di modo che tutti possano avere la loro dose di attenzione. Si chiama “triangolo”, ma in realtà è un cerchio: pure Renato Zero si è tranquillizzato quando ha capito come funzionava!
Quindi niente piramide gerarchica, scendi da lì. Subito. 


Molt* hanno detto che “uomo o donna non ha importanza, purché uno dei tre sia fluido o bisessuale“. Questa cosa mi ha affascinato molto, poiché posso comprendere la preferenza, ma non credo sia tutto: è rassicurante immaginare che una persona bisessuale sia naturalmente predisposta a donare equa attenzione. Ma, per quanto la mia esperienza sia stata così – due bisessuali su tre -, trovo che la cosa fondamentale sia la voglia. Se non ci si porta dietro il trono giocattolo sopracitato, non c’è il rischio di restare all’asciutto.

Quello che voglio dire è: non fate l’errore di pronosticare la riuscita dell’esperienza a seconda dell’orientamento sessuale di una persona. Non è quello, che fa la persona.

Super conclusioni (vi giuro che ho finito)

la camera di valentina

È stata la mia prima esperienza di menage à trois, la prima con un’altra donna. Questo era ciò che più mi dava pensiero perché conoscendo – e pur da poco, neanche troppo bene – il mio corpo e quanto sia macchinoso per me godere ho temuto lo stesso per la compagna. “Donna” sembrava essere la parola più pesante e preoccupante.

Non mi aspettavo certo che, una volta iniziate le danze, quel senso di estraniamento che sempre mi prende durante un rapporto sessuale – non so spiegarlo bene: è come una sorta di trance, ma presente nel godimento; una sospensione, non so davvero quali parole di più si avvicinino alla cosa -, in qualche modo azzerasse le differenze e rendesse “uomo” e “donna” semplicemente “corpi” non senza identità, semplicemente senza preoccupazioni sulle diversità: ho saputo dove andare e dove toccare, seppur goffamente.

Ed è stato divertente, tenero, curioso, passionale; ha lasciato il segno – ne ha lasciati tanti. Una piccola rivoluzione personale, per tutt* e tre.


Stiamo creando spazi privi di giudizio perché tutt* possano avere la loro opportunità di esprimere qualcosa di liberatorio, che sia una curiosità, un dubbio, un pensiero. Allora poniamoci nella modalità di mettere in discussione quello che abbiamo appreso finora, quello che ci hanno detto, quello che ci insegnano da fuori. Perché quello che ho letto tramite i sondaggi è proprio una curiosità attiva, frenata da altro all’infuori del vostro volere. Siamo qui per dire: non ne vale la pena. Prenditi il tempo che ti serve, che ti spetta di diritto, ma non rinunciare alle varie possibilità. 


In due è amore, in tre è…