In Bed With Valentina n°5: DaZa

Lo conoscerete di certo e se non lo conoscete, bé: siete nel lettone giusto! Davide Zamberlan, illustratore e vignettista è l’ideatore della coppia più famosa dell’instagram. Scopriamo insieme la sua storia.

Da quanto tempo disegni?

Beh, questa domanda ha due possibili risposte, dipende se intendi professionalmente o anche solo per passione.
Per il lavoro idealmente prendo come data di partenza il 1999, quando sono diventato freelance e ho puntato di più sull’illustrazione rispetto alla grafica (che era la mia professione fino a quel momento).

Ma da che ho memoria ho sempre disegnato, prima della scuola, frequentando il liceo artistico ovviamente, nelle pause pranzo a lavoro… sempre.

Ci sono altri artisti da cui trai ispirazione?

Disegnare è un mestiere che si impara “rubandolo” a qualcuno quindi inevitabilmente sì ci sono tanti artisti da cui prendo ispirazione, chi per una cosa chi per l’altra, e l’elenco sarebbe lunghissimo quindi per non far torto a nessuno non farà nomi. Amo particolarmente gli autori che come me privilegiano la linea, il segno idealizzato e, anche per motivi anagrafici, l’estetica orientale importata da anime e manga.

Su Instagram hai due profili: uno è @_daza_art e l’altro è @bea_and_gio. Nel primo pubblichi vignette e sketches di vario genere con uno stile fumettistico molto interessante: è stato il tuo primo approccio ad un pubblico?

No, bazzico la rete da molto tempo. Ho visto nascere i social militando tra i ranghi della “Stagione delle Blogstrip” (da cui proviene un fenomeno fumettistico di oggi come Sio), quando i blog erano il nuovo del web che spodestava i siti tradizionali, e piattaforme come Splinder erano l’FB di oggi.

Sembra di parlare di secoli fa, ma i tempi della rete sono velocissimi. Ho creato il profilo @_daza_art per tutto ciò che mi andava di condividere che esulasse per stile e tematiche dal progetto di Bea&Giò (il cui profilo è nato prima), illustrazioni in particolare ma anche tutto il resto.

Infatti il tuo progetto più celebre è Bea&Giò: raccontaci com’è nato.

Come penso capiti di fare ad ogni artista, anche con la “A” minuscola come il sottoscritto, ci sono dei momenti in cui cerchi di rinnovare il tuo stile, di superare la comfort zone.

Due anni fa in uno di questi momenti sono nate Bea&Giò. In realtà col senno di poi mi sono accorto che da tempo stalkeravano la mia immaginazione proponendosi sotto forme diverse. Ad esempio nel mio albo antologico di fumetti “Intermezzi” pubblicato con la Tunué compariva già una coppia di ragazze protagoniste della storia romantica “Mio Bel Capitano”.

In ogni caso quando sono nate me ne sono innamorato perdutamente. E nel mio piccolo Bea e Giò sono diventate come i Peanuts per Shultz, Corto per Pratt, Valentina per Crepax. Ho deciso di farne le protagoniste della maggior parte se non totalità dei miei progetti fumettisti futuri.

Le due donne sono modelle esistenti oppure soggetto di tua immaginazione?

Non esistono due modelle reali di riferimento, ma immagino che anche involontariamente abbiano incorporato aspetti di donne reali e non che ho conosciuto o solo visto. Aspetto fondamentale, nella loro realizzazione, che ho voluto raggiungere era una bellezza che, pur col segno idealizzato che caratterizza il mio disegno, non fosse a sua volta ideale ma più “reale”.
Ecco che ad esempio Bea è sovrappeso con gli occhiali e un seno ingombrante (proprio come piace a me!).

È stata una piccola/grande soddisfazione quando più di una lettrice si è in qualche modo riconosciuta nell’una o nell’altra.

Come mai hai scelto una coppia di donne in una relazione amorosa?

È un discorso un po’ lungo che ho affrontato nel “manifesto artistico” di Bea&Giò sulla loro pagina FB, ma brevemente: il primo motivo è che c’era la voglia di riprendere coi fumetti delle tematiche che per vari motivi avevo già affrontato: sex positivity, body positivity, uguali diritti per tutti.
Per veicolarli una coppia lesbica offre più possibilità perché è doppiamente discriminata: come omosessuali anche, appunto, come donne.

Il secondo motivo è perché disegnare donne mi piace di più, è più divertente e mi riesce meglio.

Infatti, trovo affascinante il modo in cui affronti questi temi. Da quando hai condiviso questo progetto con tutti e tutte, hai avuto difficoltà nel riscontro con il pubblico?

Diciamo solo che quello che vedi adesso è in realtà il terzo profilo su Instagram di Bea&Giò perché due sono stati cancellati su segnalazioni.

Ma ho avuto anche molte soddisfazioni, in particolare il fatto che i personaggi piacciano alla comunità LGBT (Bea&Giò sono state anche tra i testimonial del Pride della mia città), cosa non scontata non facendone io parte.

Dimostra come “love is love” non sia solo uno slogan ma una realtà e che molte delle dinamiche delle relazioni di coppia sono comuni a tutti indifferentemente dal genere e orientamento sessuale.
Quello che serve è solo la sensibilità e disponibilità a riconoscerle.

Come sai la ‘Valentina’ di questo blog non sono io, bensì quella di Crepax. Sorge spontanea quindi la seguente domanda, ritrovandoci ‘tra parenti’: quanto sono andate oltre Davide le tue due eroine? E quanto vi state scambiando, a livello di crescita?

Sono diventate, per me, proprio come Valentina per Crepax quindi lo scambio e la crescita sono enormi, sia artisticamente che umanamente. Mi hanno permesso di affrontare nuove temi e forme di espressione, ma anche di conoscere e frequentare nuove persone e realtà. Sono quasi vive… però io sono molto “geloso” di loro e per questo non so se Bea&Giò siano andate “oltre” me.

Mi piace pensare invece che ci sia sempre con loro una importante parte di me e la portino anche dove io non posso arrivare.

Parli molto anche di censura. Ma da creativo: com’è la tua esperienza sui social, contraddizioni a parte, per divulgare tematiche erotiche?

È un po’ dura, oltre ai profili cancellati di cui ho detto sopra ho subito blocchi su FB e censure su praticamente tutte le piattaforme. Quello che fa più rabbia è la palese ipocrisia dietro questo atteggiamento.

La scusa è che le community guidelines servono a rendere i social “posti sicuri” per tutti, ma non c’è neppure la metà dell’energia spesa nel cancellare nudi per contrastare inserzioni truffe, ad esempio: quelle portano soldi. Per non parlare dell’odio, la delazione anonima e altre cose non “sicure” che abbondano sui social.

Per questo tra le serie a tema ne ho fatta una in cui Bea e Giò rivisitano opere artistiche (dalla “Nascita di Venere” di Botticelli al “Le Violon d’Ingres” di Kiki De Montparnasse) con lo slogan Art never follows Community Guidelines.

Non mi nascondo comunque che buona parte del pubblico non è interessato ai messaggi tra le righe veicolati da Bea&Giò ma si limita ad apprezzarne il nudo e la sensualità.

È fisiologico, mandi un messaggio a 1000 per raggiungerne 100 o 10. Va bene anche così. Almeno godono di un prodotto di un erotismo alternativo e positivo. Guardandomi attorno vedo che ci sono molti altri artisti che sposano questa idea.

Evidentemente era una sensibilità e bisogno che si sentiva nell’aria, forse anche proprio a causa dell’oppressione bigotta dei social e dei tempi, di cui in fondo sono un riflesso.

Ci sono progetti futuri che puoi anticiparci? Dove ti piacerebbe che arrivassero Bea e Giò?

Ovviamente dominare il mondo BUAHAHAHAHAHA! (risata malvagia)
A parte gli scherzi, mi rendo conto che un progetto come Bea&Giò non può aspirare ai risultati di un fumetto mainstream ma mi piacerebbe vederlo ancora crescere. Ottenere ulteriori sostenitori su Patreon che mi aiutino a dedicare tempo al progetto a fronte di un ritorno economico anche minimo.

Nel breve periodo mi sto preparando all’Indecentber 2019, la challenge (un disegno a tema ogni giorno del mese) che ha visto esordire Bea e Giò nel 2017.
Mentre ho intenzione a gennaio di partire con la realizzazione di un secondo webcomics più lungo dopo la bella esperienza di ESP pubblicato sulla piattaforma online OhJoySextoy.com
E poi si vedrà…

Grazie Davide, in arte DaZa. Come sempre, a seguire un assaggio dei lavori dell’artista che potrete trovare nei siti e nei social citati lungo tutto l’articolo. Buona visione!

la camera di valentina
Bea&Giò, DaZa
la camera di valentina
Bea&Giò, DaZa
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Bea&Giò, DaZa
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Bea&Giò, DaZa
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Bea&Giò, DaZa
la camera di valentina
Bea&Giò, DaZa
la camera di valentina
Bea&Giò, DaZa

In Bed With Valentina n°4 – Joka

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Oggi nel lettino di Valentina c’è un pittore iper-puntinista veramente fuori dal comune: Joka. Leggiamo insieme la sua storia e la sua arte.

Da quanto tempo dipingi?

In maniera professionale, o con questa intenzione, dal 2004. Dopo essere stato licenziato dal vecchio lavoro, avendo scoperto da poco il mondo del pop-surrealismo, ho deciso che esporre nelle gallerie quadri di questo genere era lo scopo che avrei voluto raggiungere. Prima mi cimentavo molto, producendo dei quadri eclettici, di vario stile, ma senza nessuna reale direzione o intento, perché non avevo frequentato scuole d’arte e quindi non avevo mai preso decisioni a riguardo.

Cosa ti ha portato all’iper-puntinismo?

La maggior parte dei puntinisti usano i pennelli o le penne; quando ho aggiunto a questi altri strumenti (gli stuzzicadenti, nel mio caso), utilizzando diversi colori, ho spinto l’idea di puntinismo a un livello, per qualcuno, impensabile.

Ci sono degli artisti dai quali trai ispirazione?

Di questi tempi, con tutti gli artisti che girano in questo ethos, ho perso il conto di quelli che seguivo, non riesco a stare dietro la massa ormai. Però è di ispirazione qualunque artista viva intensamente il lavoro che fa.

Hai scritto che il puntinismo è una sorta di meditazione, per te. Funziona per la vita di tutti i giorni o solo per il processo creativo?

È sicuramente la carica di cui la mia vita ha bisogno per avere una direzione e un focus. Programmare un obiettivo (l’opera d’arte, in questo caso) e muovermi affinché sia compiuto è una specie di disciplina che senza esso mancherebbe.

I soggetti delle tue opere creano come un “collage”, un effetto visuale assurdo, anche erotico, in alcune. Pensi che questo sentore surreale aiuti a comprendere l’erotismo nei suoi diversi aspetti?

Penso che l’assurdo re-contestualizzi l’erotico per renderlo più artistico e aperto a una moltitudine di interpretazioni, altrimenti sarebbe solo noi, corpi. 

La tua campagna di “Censor Art” è profondamente significativa. Concordo con te quando scrivi “l’annacquamento o la censura di cose tanto universali quanto il corpo umano sono controproducenti per l’arricchimento delle arti”. Come si spiega, secondo te, questa regressione al “pudore”, oggigiorno? Perché è così difficile avere a che fare con i corpi e la nudità nei nuovi media?

Trovo, sfortunatamente, che tutto sia ridotto nelle mani delle entità corporative, timorose che i loro prodotti siano danneggiati da qualcosa che pochi ritengono inappropriata, escludendo una parte dei loro clienti, così come alcuni di noi hanno paura di certe parti del corpo. Penso che la nudità, in tutte le sue forme di intrattenimento, sia molto più accessibile, oggi, grazie a internet.

Il progetto “Censor Art” vuole puntare un faro sull’ipocrisia di queste piattaforme che dicono quanto sia giusto coprire un nudo, che abbia l’intento di essere erotico, con tre punti strategicamente posti, ma un’opera d’arte che abbia come scopo quello di suscitare emozioni è oscurata perché magari mostra un capezzolo.

Io censuro con la mia arte a puntini, piuttosto di lasciare fare a un algoritmo che mi oscura l’opera dagli occhi delle masse perché potrebbe contenere materiale adulto.

Infatti, la censura che tu fai in realtà risalta i corpi e che davvero diventano più evidenti. Credi che sia per quell’effetto di “vedo non vedo” spesso utilizzato nell’erotismo, o per qualcos’altro?

Ci sono poche cose in più con le quali abbiamo familiarità oltre le forme umane, quindi persino una silhouette si riconosce immediatamente e nel mio caso la metto in evidenza con tanti colori.

Comunque, lasciare via libera all’immaginazione implica anche un coinvolgimento erotico e dunque a qualcosa più desiderabile.

Parlando dei nuovi mezzi: la tua arte è un lavoro manuale, tangibile. In quanto creativo, cosa ne pensi di queste due “scuole”, quella “analogica” e quella digitale? Possono coesistere e supportarsi oppure no?

Vivendo dipendenti da questo mondo digitale in cui siamo adesso, il svilupparsi di un regno dell’arte digitale è inevitabile. I bambini prima o poi creeranno arte direttamente su questi dispositivi, senza usare più supporti fisici. Comunque sia, sono parecchio della vecchia scuola e vorrò sempre un prodotto tangibile.

Le riproduzioni sono fighe, ma avere quel pezzo d’arte unico-e-solo per me ha molto significato: è come avere il pezzo direttamente dall’artista e non credo che l’artista digitale possa dire lo stesso.

Cos’è quell'”immaginario nostalgico” di cui parli nella tua “about“?

Mi piace usare un sacco di immagini vintage e rielaborarle in chiave moderna. Molto di quello che utilizzo proviene da vecchie riviste che ho collezionato.

“Censor Art” è l’ultimo dei tuoi progetti. C’è qualcos’altro che puoi anticiparci?

Con questa serie ho iniziato diverse cose, ma per il prossimo futuro nulla di più è programmato. Mi piacerebbe lavorare più in grande, ma sto studiando la logistica. Questo progetto è stato accolto davvero molto bene e credo abbia una rilevanza di questi tempi, quindi continuerò a svilupparlo in tutte le sue possibili vie.

Grazie Joka per aver preso parte in questa intervista, trovate i link al suo sito e al suo instagram nell’articolo.

 

In Bed With Valentina n°4 – Joka (ENG)

Today in Valentina’s bed there’s a great hyperpointillist very uncommon: Joka. Let’s read together about his story and art.

 How long you been painting?

“Professionally”, or with the intent to be, since about 2004. After I was laid off from a job, and having just discovered the pop-surrealism genre of art, I decided that showing paintings in galleries of that vein is what I wanted to pursue. Before that I dabbled a lot and made eclectic paintings of varying styles but with no real direction or intent, because having not gone to school for painting I never had to decide on any of those. 

What did you bring to hyperpontillism?

Most pointillists use a brush or a pen, so incorporating a different tool (toothpicks in my case) and using many colors, I pushed the idea of pointillism into a realm that maybe some hadn’t thought possible. 

Are there any artists you take inspiration from?

These days with so many artists swirling around in the ethos I’ve lost track of a bunch that I used to follow, and just can’t keep up with the masses anymore. But any artist living strictly off the work they’re making is an inspiration to me. 

You wrote that pointillism is a sort of meditation. Does it work for your daily life or just in the creative process?

It is definitely the outlet that my life needs to have direction and focus. Setting a task (the piece of art) and then following through with completing it, is a kind of discipline that would probably be lacking otherwise. 

Subjects of your works always make a sort of “collage”, absurd visual effect, even the erotic ones. Do you think a sense of surreal helps understand eroticism in its different aspects?

I think it re-contextualizes it to make it more artistic and up to a multitude of interpretations, because otherwise anything “erotic” is just us being humans. 

Your campaign of “Censor Art” is deeply effective. I totally agree when you say “the watering down and censoring of something as universal as  human body is counterproductive to the enrichment of the arts”. How do you explain, in your opinion, this regression into “shyness” nowadays? Why is it so difficult to concern with bodies and nudity in art within new media?

Unfortunately I think it all boils down to corporate entities being afraid to taint their product with something that a few might seem inappropriate and then excluding part of their customer base, as well to us all being afraid of certain body parts.

I think nudity, in all forms of entertainment, is more accessible these days than ever before thanks to the internet. The Censor Art Project is meant to shine a light on the hypocrisy of platforms that say it’s ok to cover up a nude image, meant to be erotic, with three little strategically placed dots, but a piece of art, meant to elicit other emotions, is restricted just because it shows a nipple. 

I’m censoring WITH my dot art, instead of having an algorithm exclude it from the masses because it might be deemed adult content.

The “censorship” you do is actually a way to highlight bodies, and it really works as that. Do you believe is because of that “hide and seek” effect that is often used in erotic art or there’s another reasons?

There’s little else that we are as familiar with as the human form/features, so even a silhouette is immediately recognizable, and I’m highlighting that in a colorful way.

Leaving things to the imagination though does tap into ones erotic mindset, and leaves more to be desired.  

Talking about new media: your art is a manual, tangible work. As a creator, what do you think of these two “schools”, the digital and the “analogic” one? Could they really coexist and support each other or not?

Living in the digital reliant world that we do now, the digital realm of art is inevitable. There will probably be kids soon that only ever make art on a device, never using any solid materials.

I’m pretty old school though, and will always want a tangible product. Manufactured reproductions are cool, but having the one-and-only of an art piece really means something to me.

It’s gives you something directly from an artist, that I don’t feel a digital artist is able to convey the same way. 

What is the “nostalgic imagery” named in your “about” page?

I like to use a lot of ‘vintage’ references and re-appropriate them to modern times. A lot of what I use comes from actual older magazines that I’ve collected.

“Censor Art” is one of the latest project you’re working. Is there any else you could anticipate?

I’ve started a bunch of different series within the project, but nothing else planned in the foreseeable future.

I’d like to work bigger, but am still figuring out the logistics of that. This project has been received very well, and I think it’s relevant to the times, so I’m going to stick with it until I’ve exhausted all its avenues.

 

In Bed With Valentina n°2 – Hayley Quentin

Oggi a letto con Valentina c’è una pittrice sorprendente, che ha conquistato il mio cuore con il suo lavoro eccezionale ed emozionante: Hayley Quentin, pittrice americana. Accomodatevi a letto – c’è spazio per tutti – e scoprite cosa ci siamo dette.

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La prima cosa che mi ha colpito quando ho visto il tuo lavoro è che tutti i tuoi ritratti sono maschili. Non è una cosa molto comune: come mai hai deciso di ritrarre solo uomini?

Ho iniziato a dipingere ragazzi quando ero studentessa alla Otis College di Arte e Design, ma io ho sempre amato il corpo umano e ricordo che fin da piccola, non avendo tanti esempi culturali o artistici di donne che dipingevano uomini mi sono sentita sempre strana nel desiderio di volerlo fare. In qualche modo ho dovuto accettare che questo fosse il mio personale e poetico punto di vista sul mondo e ho preso confidenza con tutto il piacere che traevo dipingendo questi soggetti. Studiare Belle Arti mi ha chiarito le idee su come volevo che la mia arte fosse e mi ha dato gli strumenti tecnici, pittorici e persino linguistici per arrivare precisamente alla mio scopo. Semplicemente, amo guardare gli uomini, vedere la loro bellezza, ricreare il piacere di guardarli attraverso il piacere nel dipingerli, forse addirittura unire i due, e moltiplicarli ancora tramite il piacere che l’osservatore ha nel guardare i dipinti.

Le figure nei tuoi dipinti hanno infatti una forza che sembra comunicare con l’osservatore. Gli uomini ritratti li conosci già o sono estranei? Come scegli i tuoi modelli?

Solitamente sono persone che conosco, alcune meglio di altre. Quando conosci qualcuno, diversamente dall’assumere un modello, c’è una relazione, pur piccola. Il grado di conoscenza con il ragazzo influenza l’agio suo e il mio; quanto possa essere scomoda la posa – anche se a me piace che le pose siano un po’ scomode -. Comunque, crescendo ed evolvendomi in quanto artista potrei cambiare il mio approccio, nel tempo.

Che significato hanno i colori che scegli di utilizzare?

Uso tantissimi colori posti non convenzionalmente, sebbene siano tutti colori che esistono davvero nella pelle o nel corpo. Inoltre i colori di William Turner mi influenzano tantissimo: i suoi lavori sono pieni di rossi e blu (e pochi verdi) che risuonano in me profondamente. Molto del mio lavoro per selezionare il colore è arduo, perché il processo non va di pari passo con il linguaggio: uso i colori intuitivamente. C’è qualcosa che sento nel corpo che mi guida nella scelta del colore. Mentre dipingo scelgo per istinto, per impulso. Utilizzo il colore per porre l’attenzione e per sessualizzare parti del corpo. Il colore è interconnesso con il soggetto, con la scelta del modello. Uso i colori strategicamente, voluttuosamente, per sedurre l’osservatore e indurlo a soffermarsi su ogni pezzo.

Qual è il processo dall’ideazione alla creazione di un dipinto?
Il concepimento di un corpo di lavoro può venire da diverse fonti: un pensiero prima di dormire, una linea di un libro; vedere qualcosa che stimola un altro punto di vista che è già presente nella mia testa; non è solo una fonte. Una volta che ho un’idea, ci penso su, capita anche qualche annotazione, finché non si rafforza in qualcosa di più solido. Lavoro dalle fotografie ed è un processo importantissimo per me: faccio molte foto in ogni sessione di posa e poi passo molto tempo rimuginando sulle foto prima di iniziare a dipingere. Amo questa sorta di rimozione della vera persona: favorisce un senso di attesa che io voglio tradurre nel pezzo finale. Per il processo di pittura, inizia tutto quando stendo la tela sul pannello per sostenere il peso dei colori ad olio che utilizzo. Questo è un lavoro intenso ma fondamentale per raggiungere la superficie che voglio per dipingere .
Ogni dipinto inizia con un disegno base. Uso un pennello colorato di blu per disegnare ogni pezzo (anche se i materiali sono cambiati, negli anni); poi creo una pittura di base con il blu ultramarino per catturare i limiti del pezzo e una volta asciugato vado di colore locale. I primi tempi facevo una smaltatura tradizionale, poi sono passata alla tecnica “alla prima”, qualche volta applico entrambe: mi piace utilizzare due tecniche apparentemente opposte. Mentre lavoro mi piace “ascoltare” ogni parte e intervenire dove è necessario. Una volta che il dipinto mi dà la sensazione che voglio (che è una cosa d’istinto), cerco di non ritornarci più.
La bellezza e l’eleganza del tuo lavoro rappresentano un’alternativa al personaggio maschile, cioè una liberamente fuori dalla cosiddetta “mascolinità tossica”. La carica erotica dei corpi maschili nei tuoi dipinti è uguale a quelli femminili, ma è inusuale vedere gli uomini ritratti in questa maniera, come una nuova narrazione della bellezza umana. Questo punto di vista ti appartiene?
Assolutamente sì. Quando ero più piccola non vedevo rappresentazioni del desiderio femminile tanto spesso, sia nella cultura pop sia nella storia dell’arte. Pensavo fossi strana io nel voler dipingere gli uomini. Prima ho scritto che frequentare le Belle Arti mi ha permesso di accettare ciò che desideravo: i miei pezzi sono un’esplorazione di ciò che significa essere una donna non in quanto soggetto dell’opera, ma in quanto creatrice. Ciò significa che da un creatore differente vengono fuori visioni di uomini differenti.
Da quali artisti trai ispirazione?
Per fare una lunga ma breve lista: Elizabeth Peyton, William Turner, Jenny Saville, Marlene Dumas, Nicole Wittenberg, Daisy Patton, Doron Langberg, Kris Knight, Claire Tabouret, Cecily Brown, Mark Tansey, Paul Mpagi Sepuya, Jen Mann, Maja Ruznic, Anthony Cudahy, Kaye Donachie; be’ potrei andare avanti chilometri.
A Febbraio 2019 hai avuto la tua esposizione personale “Myth”, da Ro2 Art. Quale è stato il concept di questa esposizione?
Ho lavorato sull’idea che la pittura è un’elaborazione del mito della profondità, volevo creare un mondo contenuto di piacere e artificio, dipingere questa illusione attraverso i colori eccessivamente saturati, con una giustapposizione piatta e una pittura di realismo scrupoloso e con cambi di sottigliezza e applicazione del pennello. Presi da soli, ogni elemento o rappresentazione della serie potevano essere credibili, anche per un momento. Era importante porre insieme questi opposti in un modo equilibrato sul filo del rasoio pur restando contemporaneamente seducente e invitante.
L’arte è sempre stata la tua passione?
Sempre e inequivocabilmente sì. Ho sempre disegnato, fin da quando ho memoria. Amavo osservare le persone e i corpi e scoprire come le facce cambiavano in determinate angolazioni; come potevo vedere le vene sotto la pelle. Sono stata fortunata nell’aver ricevuto sostegno per la mia creatività e di aver potuto frequentare dei corsi d’arte, lezioni di disegno incluse.
Come scegli i titoli per i tuoi pezzi e qual è la relazione con ciò che vediamo?
Un titolo non è la sintesi del pezzo, ma può essere una finestra su delle informazioni a riguardo, un riferimento il quale può dare un altro velo di significato che il lavoro prende. Per esempio per la mia serie “Love Is A Wild Computer” consiste in dipinti immersi di rosa, rossi e di mani che si toccano, timidamente. La combinazione con le parole quasi ha senso, ma non del tutto: il senso d’amore si annulla davanti all’intrusione della fredda, goffa parola “computer”. I quadri di questa serie provocano un senso di attesa e desiderio, con i corpi maschili come vascelli. Sembra un insieme di cose strane, ma quando combinate significano più di una sintesi delle parti.
Attualmente sto lavorando a una nuova serie intitolata “Intrinsic, Wicked“. Questo insieme è scuro, di malumore, con blu profondi e arancioni acquosi. Le parole sono state estrapolate dal libro di Richard O. Prum “The Evolution of Beauty” riguardo la selezione sessuale (precedentemente ho letto “Descent Of Man” di Darwin). Sono veramente dentro questo tema della bellezza come importante passo dell’evoluzione che però è anche contemporaneamente arbitraria. I pezzi di questa serie sono piccoli, come delle gemme e la loro oscurità può essere definita come “wicked” (cattiva), sebbene il contesto della parola viene da una nozione riguardo la selezione sessuale nell’evoluzione.
Quali sono i progetti futuri progetti che puoi svelarci?
Sto lavorando per rilasciare una stampa firmata e limitata, quest’anno. Condividerò la data sul mio profilo instagram e sul sito.

In Bed With Valentina n°2 – Hayley Quentin

Today In Bed With Valentina there’s an amazing painter who win my heart with her exquisite and moving works: Hayley Quentin. Just take a seat in bed – there’s room for everyone – and look at what we talked about.

ENGLISH VERSION

What struck me when I first saw your work is the fact that all your subjects are male. This is not very common; why do you choose to paint men?

I first started painting men while I was a student at Otis College of Art and Design, however I have always loved the human body, and have many memories being a young person drawing the figure. Without many cultural or artistic examples of women painting men I really felt strange when I was a young person that I wanted to paint men. In a way I had to accept that this was my own poetic view of the world and I had to become comfortable with how much I took pleasure in painting this subject. Studying Fine Arts gave me a clearer vision of what I wanted my art practice to be like, and gave me the technical, painterly and even linguistic tools to accurately convey my ideas. Simply, I like to look at men, see their beauty, recreate the pleasure of looking with the pleasure of painting, perhaps conflate the two, and then multiply this yet again when the viewer takes pleasure in looking at the paintings.

The figures in your paintings have an emotional force that seems to communicate with the viewer. Are your subjects men you already know, or strangers? How do you choose your models?

Generally, my subjects are people I know, some better than others. When you know someone, as opposed to hiring a model, there is a relationship there, however small. My degree of relationship with the person influences how comfortable he is, how comfortable I am, how awkward he will be when I pose him – however, I like the poses being a little awkward. However, as I grow and evolve as an artist over time, I may change my approach.

What is the significance of your color choices?
I use a lot of unconventional color placement in my figures, although really they’re all colors that are found in skin or in bodies. I’m also very influenced by the colors of JMW Turner. His work uses a lot of reds and blues (and very little green) that resonates with me deeply. Much of my color choice is difficult to articulate, because my process of choosing colors works without language; I use color intuitively. There is something that I sense within the body that helps guide my color choices. I choose instinctually, impulsively, as I paint. I use color to bring attention to and sexualize, parts of the body. The way I use color is so intertwined with my subject matter, with choosing to paint men. I use color very strategically, lushly, decadently, to entice my viewer, to have their eyes linger on each piece.
What is your process from conception to completion of the final work?
The conception of a body of work can come from many sources: a thought just before falling asleep, a line of text from a book, seeing something in the world that stimulates another point of reference that is already in my mind… There is no one source for me. Once I have an idea I ruminate over it, sometimes jotting a few words in a notebook, until it builds into something more solid. I work from photographs, and this is very important for my process. I take many photos from each modelling session, and then spend a long time ruminating over the photos before beginning a painting. I like this sense of removal from the real person. It fosters a sense of longing that I want to translate into the final pieces.
As for the painting process, it all begins when I stretch my canvases over panel to support the oil ground I use. This is a labor intensive process but very important to achieve the painting surface I want.
Each painting then starts with an underdrawing. I use a blue colored pencil to create the underdrawing for each piece (though the material and color has changed over the years). Next I create an underpainting in ultramarine blue to capture the values of the piece. I begin to use local color after the underpainting has fully dried. Over the years I have moved from traditional glazing to alla prima techniques – sometimes using both together. I enjoy utilizing seemingly opposite painterly approaches. As I’m working I really try to “listen” to each piece, and go where it needs to go. Once a painting is giving me the feeling I want (which is difficult to articulate, it is more of an instinct) I try not to work past that point.
The beauty and elegance of your work represents an alternative male character, one that is freely outside of so-called “toxic-masculinity”. The erotic depictions of the male bodies in your work is equal to the female ones. It’s unusual to see men represented this way, like a new narration of human beauty. Is this point of view important for you?
Definitely. When I was a young artist I didn’t see representations of female desire very often, whether in pop culture or art history. I thought I was strange for wanting to paint men. I mentioned before that attending art school allowed me to accept what I wanted to paint. My pieces are an exploration of what it means to be a woman and not be the subject, but to be the creator. And so from an unconventional creator comes a different kind of man depicted.
Which artists inspire you?
To make a long list very short: Elizabeth Peyton, JMW Turner, Jenny Saville, Marlene Dumas, Nicole Wittenberg, Daisy Patton, Doron Langberg, Kris Knight, Claire Tabouret, Cecily Brown, Mark Tansey, Paul Mpagi Sepuya, Jen Mann, Maja Ruznic, Anthony Cudahy, Kaye Donachie, I mean I really could go on and on.
In February 2019, you had your solo exhibition “Myth” at Ro2 Art. What was the concept for this exhibition?
Working from the concept that painting is an elaborate Myth of depth, I wanted to create a self-contained world of pleasure and artifice. I wanted to depict this illusion through overly saturated colors, through flatness juxtaposed against painstaking realism, and through changes in thickness and application of the paint. Taken on their own, each element or representation in the series could be believable, if only for a moment. It was important to bring together these opposites in a way that is balanced on a knife-edge yet simultaneously enticing and inviting.
Has art always been your passion?
Always and unequivocally yes. I was always drawing, as young as I can remember. I loved looking at people and bodies and how faces looked at certain angles; how I could see the veins under skin. I was very lucky to have my creativity fostered and to be able to take art classes, including figure drawing, when I was young.
How do you choose the titles for your pieces and what is the relationship with what we see?
A title isn’t a summation of the piece, but it can be a window into an aspect, or a reference which will give another layer of meaning to the work Take, for example, my series titled “Love Is A Wild Computer”. This series consists of paintings bathed in pinks, reds, and blushing, touching hands. The combination of words in the title almost makes sense but not quite. The sense of love is immediately quashed by the intrusion of the clunky, cold word, “computer”. The paintings in this series elicit a sense of longing and desire, with the male body as the vessel. It is a combination of things that seem to be strange, but when combined mean more than the sum of their parts.
I’m currently working on a new series of work titled “Intrinsic, Wicked”. This body of work is dark, moody, with deep blues and watery oranges. The words were plucked from Richard O. Prum’s book “The Evolution of Beauty” about sexual selection (as originally explored in Darwin’s “Descent of Man”). I’m very drawn to the aspect of beauty as an important part of evolution, that is simultaneously entirely arbitrary. The pieces in this series are small and gemlike, and their darkness could be described as wicked, though the context of the word “wicked” comes from an archaic, reactionary response to the notion of sexual selection in evolution.
What are your future projects that you can share?
I’ve been working towards releasing a signed, limited edition print, to be released this year. I’ll share the release date when available on my Instagram and website.

In Bed With Valentina n°1 – Fanasmique

Let’s christen with an excellent artist the serie of interview called “In Bed With Valentina”: discovering and chatting with artist all over socials dealing with sex and eroticism.

Who’s Fanasmique and why a name like this? 

I’m a 28 French girl living in Paris (where I have lived almost all my life). I’m an illustrator, graphic designer, and writer; and I’m also running a small restaurant with my mother (so my days are quite long). I’ve grown in a family which had always support everyone to develop their own artistic skills, and almost everyone is a teacher in something (except my mother). So I’ve been visiting museums and exhibitions at a really young age and my taste in drawing is born quickly.

Fanasmique is a mixed name between my name and an erotic project that I have in mind (but not achieved yet.) And the name of this project was already a combination of two french words (Yeah, I like to mix things) so it ended to this weird “Fanasmique” name, but i like it!

How long have you been drawing?

Well, my answer will probably not be really original : I start drawing since I can hold a pencil in my hand. But I would say that I “truly” start drawing when I was 16. 

Did you attend studies or are you a self-taught? 

It’s a bit of the both. I have firstly learned how to draw by myself, human bodies and proportions at 12 by copying and tracing pictures I liked. Then I discovered digital painting with photoshop and learned how to use it by myself around 16. When I was 19 I wanted to become an history teacher so I started studying history, but all my family was pushing me to follow art studies. I’ve finally listened to them when I realized that big history was not for me, but what I liked was telling stories. So I passed a competitive exam for a public art school specialized in graphism, illustration, comics and narration. It helped me a lot to develop and discover my own universe and personal subjects I like to draw on. My project for my diploma was a graphic novel mixing two french books responding to each other: “L’étranger” by Camus, and “Meursault, Contre enquête” by Kamel Daoud.

There are some artistis who inspire you?

I have so many Artists I love and that inspired me. In the well known : Egon Schiele, Dugas, Odilon Redon, Renoir, Klimt, Françoise Petrovitch… My all time favorite painting is “Le chevalier aux fleurs” from George Rochegrosse). In graphicnovels : Brecht Evens, ChloëCruchaudet, Sergio Toppi…  Elodie Durand with “La parenthèse” which is the graphic novel that open my mind to that kind and motivates me to do my own…. Not to mention all the wonderful artists I’ve discovered on instagram and deserve to be known. My list can be endless!

Did you always want to deal with erotic art or did you start from other subjects? 

Eroticism has not always been my subject. Actually, I was more drawing and writing for children or young adults. And then I met a man, fell in love with and my world change haha ! He was writing erotic novels. Firstly I have drawn his book’s covers. I was at a period of my life when I lost all my motivation, envy in creation. I had a lot of fun working on his covers, and then my imagination started running again. I don’t know if it was because of love, or because of the subject. This man always supported me and pushed me in drawing again, he was the one and only I showed my erotic pictures, and talked about my erotic projects. Unfortunately, our relationship didn’t work, so I lost him as the person who could give me feedback on what I was producing. But I liked my pictures, and was proud of it so that’s why I have started an instagram account. I didn’t want to let all my drawings sleep in a drawer. 

Even if my erotic creations are firstly linked to this man, it becomes a project of my own. I started to reflect on how sexual energy can linked two human being, relationship, the power of imagination in sexual desire, taboo in sexuality, and a lot of different issues that are not necessarily obvious on my instagram account for now. Sexuality is something that can be so difficult, beautiful and weird at the same time.

Following your Instagram account it is noticeable two sorts of “narration”: one “mythologic” and yours “Book Of Love”: how are they born?

That’s right, I have two narrative arcs. When I have started erotic illustrations, it was with the mythologic one. Because, my ex novels was a mix between eroticism and fantastic and my first productions was for him. As we were talking about our ideas of creation, I started to draw little erotic comics which were also a mix between fantastic and eroticism, but it asked so much time (that I didn’t and still don’t have) to draw them that I put that project on “stand by” until I find myself in the right place to properly execute it. So I just kept doing solo “mythological” illustrations just to keep my imagination running and working until I worked on these stories again.

The “book of Love” (I like that name) is supposed to be more accessible, so people can project themselves more easily. I was thinking about an alternative support as “mainstream porn” to let the imagination flourished, and maybe offer a feminine point of view. I’m not saying that what I’m doing is revolutionary. Anyway, I think it’s fun to draw different positions and human bodies linking together. Also, i’m not paying too much time on these kinds of illustrations so it was a way to produce at least one drawing a day and forcing me to create daily and keep practicing. 

Which techniques and tools do you use for your work?

It depends. For Book of Love I use ink, and then I work the contrasts on photoshop. I would say that it reflects the most my universe, because I usually use only red and blue in my productions, and ink and watercolors are my favorite tools. For the mythological ones I can use acrylics, pencil, ink, digital painting, sometimes all these different techniques together. It was also a way to get out of my comfort zone, trying colors and technics I am not accustomed to.

How important became social networks to make your art known? 

It’s not that much important. Starting an instagram account was more a way for me to be regular in production, and maybe have some feedbacks on what I was drawing. As I have said, I was only showing my pictures to my ex. I was afraid about my friends or my family judgement if I showed them that kind of illustrations, so I was feeling freer to post it anonymously on social media. It help me realized people liked what I was drawing : it rises my motivation to keep going and my self-confidence. I’ve finally said what kind of art I’m doing now to my friends and they are all really supportive. My best reward is when I see couples tagging each other under my drawing, or when one my friends told me they sent one of my drawing to his/her partner. I don’t really know where social medias can lead me, but for now I think it’s a beautiful tool to gather different people in this journey. And I have to say that instagram community is really kindly, and it pushes me to improve myself.

People of your illustrations are real models or just images of your fantasy?

No, they are not real models. I sometimes use reference pictures when I have a position idea for “book of love” drawing, but struggle a lot to put the right proportions. Even though I draw the same type of people, but it’s because it’s part of a bigger project. Then this project will be over, I’ll try to put more diverse bodies type and couples in these kind of illustrations  (as I know representation is important).

For mythological pictures it’s really only my imagination.

Do you have future projects to reveal us in advance?

I have future projects, but I don’t really like to talk about it when they’re not finished (I’m a bit superstitious about that kind of things). All I can say is : what you’re seeing on my instagram account is only the tip of the iceberg. For example, As I have said the illustrations for the “book of love” are part of a bigger project, and I have drawn around 120 illustrations of that type. I am finalizing this project and waiting to see what the future will hold for it. Soon I will have more time to work again on some “mythologic” pictures, and my next series will be about the divinatory tarot.