In Bed With Valentina n°8: Pansy Ass Ceramics

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Non è un pesce d’aprile: l’arte della ceramica ritorna come non l’avete mai vista. Scommettiamo? Leggiamo insieme “Pansy Ass Ceramics” di Kris Aaron e Andrew Walker, Toronto.

Come vi siete conosciuti?

Ci siamo conosciuti a Montreal, Andy viveva lì, Kris invece a Toronto. Un amico in comune ci ha fatto incontrare, una sera che Kris era in città per vacanza.

Quando è iniziato questo progetto?

Pansy Ass Ceramics è iniziato nel 2015. Andy si è trasferito a Toronto e così abbiamo cominciato questo progetto da fare insieme.

Prima della porcellana, avete tentato con altri materiali?

Sì, Kris ha studiato all’Accademia di Belle Arti e dipingeva, disegnava e illustrava, principalmente. L’illustrazione è infatti una componente importante nel nostro lavoro e stiamo elaborando modi per introdurre questo elemento sempre di più all’interno di Pansy Ass.

C’è una scelta specifica nella palette dei colori che utilizzate?

Abbiamo sempre disegnato con i toni pastello, questa palette ammorbidisce di molto i soggetti ritratti, ci diverte. Qualche volta creiamo anche con dei colori saturati, ma i pastello sono sicuramente il punto cardine.

Come funziona promuovere un’arte tanto “analogica”, fatta a mano, in quest’era digitale?

I nostri lavori e la ceramica hanno un forte legame con la vita domestica e l’arte decorativa. Ragionare su uno spazio abitativo queer contemporaneo e moderno ci diverte molto e l’arte artigianale piace ancora molto.

Abbiamo pensato a utilizzare le stampanti 3D, sarebbe molto più facile di come facciamo attualmente, ma ci distaccherebbe dall’intimità che abbiamo con ogni singolo pezzo e da coloro che questi pezzi li comprano.

Nello statement del vostro sito dichiarate che esplorate le identità gay attraverso la porcellana, che è il medium perfetto per la sua fragilità ed eleganza. Quello che io adoro, letteralmente, è questo contrasto tra i temi kinky e la raffinatezza della ceramica, perché mi sembra che così ci sia una narrazione completa della sessualità, che può essere entrambe le cose. Come scegliete i soggetti e i contesti da ritrarre?

Grazie! Senza dubbio partiamo da soggetti che ci eccitano e ci piace combinarli con un po’ di storia dell’arte, lavorando con l’estetica di Camp così come alcune tradizioni europee dell’arte della porcellana, come l’estro del Rococo.

Porcellana e ceramica sono, per tradizione, decorative per la casa. L’intuizione di fare della ceramica erotica libera la sessualità dai tabù e la mette in luce nel quotidiano, il che è meraviglioso. Come reagiscono le persone, di solito?

È decisamente un mix di reazioni. Direi che che i più giovani, i cosmopoliti, apprezzano davvero il nostro lavoro, ma ce ne sono alcuni che hanno ancora una visione molto conservativa del sesso al punto da esserne offesi. Anche una certa fobia riguardante il corpo maschile che circola… nelle nostre esibizioni siamo stati avvicinati da molte donne cis etero che ci hanno confessato quant’è soddisfacente vedere i corpi maschili oggettificati e oggetto del desiderio.

Questa che vi pongo è una domanda che faccio spesso perché riguarda un po’ tutti gli artisti e tutte le artiste che fanno arte erotica: community guidelines. Siete mai stati nei guai sui social media? Come prosegue il vostro lavoro in questi casi?

Sì, ci è successo, siamo stati molto fortunati su instagram perché c’è una clausola che esclude la scultura, anche se esplicita. Penso anche che a farcela passare sia il fatto che le nostre sculture non sono realistiche a sufficienza. Abbiamo comunque deciso, pochi anni fa, di mantenere il profilo privato. Quando un post è rimosso non è tanto Instagram che sta forzando la cosa, ma i suoi utenti che stanno targetizzando alcuni gruppi, segnalandoli. Infatti avevamo saputo di non utilizzare alcuni hashtag per evitare dei trend connessi con contenuti gay perché ci sono persone che seguono questi hashtag per rimuoverli.

Ho visto che collaborate con il Museum of Sex di New York! Raccontateci, com’è stata questa esperienza?

È fantastico! Ci hanno sempre supportato tantissimo ed è un modo bellissimo di avere il proprio lavoro a contatto con un vasto pubblico che difficilmente potrebbe raggiungerci online.

State lavorando su qualcosa che potete anticiparci?

Stavamo lavorando a due grandi esposizioni personali, una a Los Angeles e una a Toronto. Ma dato che c’è la pandemia abbiamo sospeso tutto. Fortunatamente il nostro studio è isolato abbastanza e possiamo approfittarne per continuare a sperimentare e fare cose nuove alle quali pensavamo, ma per le quali non avevamo tempo.

Il sito di Pansy Ass Ceramics qui

In Bed With Valentina n°8 – Pansy Ass Ceramics ENG

Not just an April’s fool today: the art of ceramics comes back as you never have seen before. Wanna bet? Let’s read together about “Pansy Ass Ceramics”, by Kris Aaron and Andrew Walker.

How did you two meet?

We met in Montreal, Andy was Living there and Kris was living in Toronto. A mutual friend introduced us one night while Kris was in the City on vacation.

When did this project begin?

We Started Pany Ass in the Summer of 2015. Andy had Moved to Toronto and we started it as a creative project we could do together.

Before working with porcelain, have you try experimenting with other materials?

Yes, Kris studied Fine Art and mostly did painting, drawing and illustration work. Illustration has always been a part of what we do and we are currently starting explore more ways we can bring drawing into Pansy Ass.

Is there a specific choice in the color palette of your work?

We have always been drawn to pastel tones, that colour palette really sofetens the subject matter of the work in a fun way. We bring in some more saturated colours occasionally but our mainstay is definitely pastel.

How does it work to promote such an “analogic”, handmade art during a digital time we’re living?

Our work and Ceramics in general have a really strong tie to the decorative arts and domestic life. Thinking about contemporary domestic queer space is really fun for us, and I think there is still an appreciation for handmade art. The idea of working with 3d printing has crossed our minds, and it would definitely be easier that how we currently work, but it would detach the intimacy we have with each piece and those who collect our work.

In the Statement on your site you declare your will to explore male gay identity and through porcelain, that is the perfect medium for its fragility and elegance. What I literally adore is this contrast between kinky themes and prestige of the medium, because it feels like a more complete narration of sexuality, that actually can be both. How do you choose subjects and contexts to depict?

Thank you, we definitely like to start with subjects that turn us on and we like to combine these things with bits of art history, working with Camp aesthetic as well as European porcelain tradition like Rococo extravagance.

Porcelain and ceramics are traditional home decoration. The intuition to turn them into erotica free sexuality from taboos and put it in daily common spotlight, which is awesome. How do people usually react?

It is definitely a mixed reaction, I would say most younger Urban people appreciate it, but there are some conservative views of sex still that people get offended by seeing representations of it in the open. There is also a lingering fear of the male body that goes around . . . we have been approached at shows by several straight, cis women that tell us how refreshing it is so see male bodies be displayed and objectified as objects of desire.

This is a very recurring question I do because is something that always link erotic artists together: community guidelines. Have you ever been in trouble on social media? How does your job go on those cases?

We do, we have been very lucky on Instagram because they have a clause in their community guidelines that sculpture is okay. I also think that because our work is not photo-real we pass a little more… We did make the decision, however, a few years ago to have our page private. We found that when photos are removed it is less of instagram’s enforcing the rules than it is users targeting certain groups and reporting them. We were advised in the beginning not to use hashtags with anything gay related because there are people that follow these to target them and have them removed.

I’ve seen you’re featuring the Museum of Sex in New York! Tell us about this experience.

Working with the Museum of Sex is really great! They have been a big support to us and it is such a great way to have the work before a huge audience that may not come across us online.

There are any future project you’re working on?

We were in the works for two big solo shows, one in Los Angeles and one here in Toronto, but then the Pandemic hit and everything has been put on hold. . . we are very fortunate that our studio is fairly isolated and we are going to take the opportunity to explore fun new things that we have been thinking of but haven’t had the time to realize until now.

Pansy Ass Ceramics website here

In Bed With Valentina n°7 – Coucouaurelien

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Coucou! Eccoci con l’artista dei culi (e non solo) più erotici, più divertenti e più… blu di tutto il Gram. Scopriamo chi è Coucouaurelien!

Da quanto tempo disegni?

Mi è sempre piaciuto disegnare su supporti fatti ad hoc, ma con questo stile e così intensamente solo da un anno e mezzo.

Quali strumenti utilizzi?

Disegno principalmente su iPdad, con Procreate.

Come si è evoluto il tuo stile, nel tempo?

I miei disegno sono molto più forti e dettagliati di quelli iniziali, anche i soggetti sono, probabilmente, più maturi.

La tua palette è riconoscibile, tutto questo blu ha un significato?

Io amo davvero tanto il contrasto che il blu e il rosso ci offrono, per me è un duo davvero forte: acqua e fuoco, caldo e freddo, cielo e sole, morte e vita e via scorrendo.

Guardando il tuo account ig è evidente come tu abbia fatto una sorta di studio super zoommato di specifiche parti del corpo, fino ad arrivare alle tue deliziose “culottes”. Com’è iniziato tutto ciò?

Mi piace far passare un messaggio nitido nella maniera più chiara possibile. In questo caso è perché credo che spesso l’unicità di una scena sia data da un dettaglio, quindi preferisco mettere in luce quel dettaglio.

I tuoi lavori hanno un erotismo divertente, leggero e delizioso. Come ha reagito il tuo pubblico, dagli inizi fino a ora?

Creare soggetti tanto intimi con umorismo e leggerezza implica una collusione tra me e il pubblico. Cerco di fare passare il concetto che l’erotismo è ovunque e che essere interessati alla bellezza del corpo non ci rende ossessionati dal sesso.

Fai anche delle clip animate molto brevi, contenenti poesie erotiche o versi brevi scritti da altri. La scrittura è un’altra tua passione?

Secondo me scrittura e disegno hanno lo stesso scopo: dire qualcosa, raccontare una storia, fare ridere e reagire le persone. Se già molte immagini parlano da sole, unire a loro le parole rende tutto più incisivo. Scrivere non è una passione forte tanto quanto il disegno, ma mi piace molto.

Ci sono artisti da cui trai ispirazione?

Quello che trovo molto stimolante è la determinazione e la persistenza mostrati dalle persone che fanno a modo che la loro arte diventi la loro vita. Non mi importa il campo di lavoro. Ascolto un sacco di programmi che danno voce agli entusiasti, come “Creative Pep Talk”, “Women of Illustration”, “The Honest Designers Show”, tra quelli in inglese.

In quanto creator sui social: hai mai avuto problemi per i tuoi contenuti? Cosa ne pensi di queste linee guida che invece di risolvere un problema, lo creano?

Non ho mai avuto problemi, ma è certo che queste linee guida appartengono a un mondo vecchio, passato. Dopotutto, l’arte è sempre servita per dire qualcosa e per porre lo spettatore in dubbio in diversi modi, è il gioco di sempre. Ci saranno sempre cose assurde da mettere in discussione.

Stai lavorando a qualche progetto inedito?

Ho iniziato un fumetto interattivo su instagram, racconta la storia di una giovane ragazza parigina. Non so se continuerò, ma per il momento mi diverte parecchio.

In Bed With Valentina n°6 – Senju

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Spero vi stiate rilassando quanta basta per godervi l’ultima intervista del 2019 nel letto più caldo di tutto il web, con un artista erotico grandioso: Senju! Dalla Svezia al Giappone, un artista che ha scoperto la sua passione per gli “shunga”, portandoci tutti in un viaggio attraverso le sue opere. Vieni a vedere più vicino!

Sul tuo sito la tua storia è raccontata chiaramente. La mia prima curiosità è: hai scritto che sperimenti con diversi strumenti e medium, dalla pittura alla fotografia. Quale di questi è il migliore, per te?

Ho provato davvero tanti modi per creare: da quelli occidentali più tradizionali, come la pittura ad olio o gli acrilici, fino alle matite e ai pennarelli.
Ho adorato sperimentare con i pigmenti tradizionali giapponesi e la carta Washi fatta a mano: è stata un’emozione completamente diversa (dipingere con lo stile giapponese è praticamente impossibile tramite i supporti occidentali).

Funziona così, per me: la combinazione delle cose, che fanno il totale.

Comunque, io ho sempre cercato di rivitalizzare e reinventare me stesso. Ho osato provare la pittura digitale sei anni fa e adesso è diventato il modo preferito di creare: utilizzo gli strumenti digitali spessissimo, come facevo con quelli analogici.
È stato difficile: ho dovuto decostruire un sacco di idee che avevo riguardo il fare arte e ho dovuto, inoltre, mettere su tutto il coraggio che avevo per pormi in maniera aperta rispetto questa cosa.

Nel panorama dei tatuaggi da cui provengo, per esempio, c’è una negatività parecchio forte riguardo la pittura digitale. Non è considerata “reale” e si pensa che usare il digitale comporti un tradimento, in qualche modo: ma il programma non ti fa mica dei favori o ti dà un qualche aiuto magico.

Penso che alcune persone ancora credano che i computer siano una sorta di scatola magica alla quale ordini cosa fare e loro la fanno. Se ponessero la giusta attenzione nel visionare quanta complessità richieda lavorare in ambito domestico, come mettere su un’email, per esempio, capirebbero la complessità della pittura digitale, la quale richiede molto studio e lavoro.

Passo facilmente centinaia di ore a dipingere, spesso anche di più, significa quindi che il digitale non è semplice: resta comunque l’artista che dipinge, tutto dipende dalla tua visione. È un continuo processo di apprendimento con ostacoli e svolte, esattamente come nella pittura analogica.

Dalla tua infanzia di bambino sensibile, attraverso la tua adolescenza punk, fino a ora: c’è una costante, nella tua vita? Se sì, come ti ha condotto agli shunga?

Penso la costante sia ricercare me stesso e chi io sia, cosa significa “realtà” e cosa si può fare per rendere la propria vita e il mondo dei posti migliori. Sono sempre stato guidato dalla stessa sete di progresso, di empatia e di amore.

Oggi direi che è sempre stata la stessa cosa… dipingere, disegnare, scrivere, fare fotografie e tatuaggi… ho sempre avuto le stesse cose in testa, la stessa visione. Ho cercato di applicare nuovi approcci e nuove tecniche, col fine di arrivare dove volevo.

È già di per sé una forma d’arte interrompere quello che sei abituato a fare e imbarcarti in qualcosa di completamente nuovo. Certo, molte persone che ho intorno spesso hanno difficoltà a stare dietro ai miei cambiamenti; qualche volta ho perso degli amici, a causa di questi processi. Ma non è una cosa per la quale aiutarmi, non mi posso fermare. Io devo andare avanti e devo cambiare.

Pensiamola così: l’universo cambia ed evolve ogni nanosecondo che passa. Quindi perché noi umani, animali come altri, non dovremmo farlo? È solo un’illusione pensare che non cambiare sia sinonimo di stabilità e sicurezza. Sul serio, non funziona così. Però ci hanno sempre insegnato questa “verità” da quando siamo piccoli e questa cosa ci martella nel profondo.

Esattamente come tutte le altre cose folli riguardo la sessualità, il mondo, l’amore, cosa è vero e cosa no, la religione: cresciamo credendo che la nostra realtà sia l’unica “reale” e quindi lottiamo tutta la vita per mantenere su il castello di carte, evitando che collassi. Invece lo fa, e noi ci nascondiamo dietro delusioni e illusioni.

È nostro dovere verso noi stessi ammettere tutto ciò e continuare a tirare avanti.

la camera di valentina
gyokumon

Sei diventato un “horishi”, un maestro tatuatore giapponese. Quale supporto è il più soddisfacente: la pelle o la tela?

La tela è molto più soddisfacente per me. La pelle è attaccata al cliente e limita le possibilità.

Ho lavorato con i tatuaggi per 28 anni, 20 di questi erano per il tatuaggio giapponese. Ora sono totalmente devoto alla pittura, ma ho ancora qualche cliente che richiede i tatuaggi.

I tuoi shunga sono molto moderni, sia nello stile sia nei soggetti: sono maggiormente femminili, a differenza di quelli degli shunga tradizionali. Perché?

Semplicemente, penso dipenda dal fatto che non amo ritrarre gli uomini. Mi piace dipingere peni, ma gli uomini, nella loro interezza, non sono granché poetici. Recentemente ho iniziato a sperimentare con tematiche gay e la cosa è cambiata un pochino, chissà come andrà in futuro.

Devo far combaciare i temi con cose che trovo interessanti e ardue: ho qualcosa da dire e ci provo finché non trovo il modo migliore di esprimerla nel visuale.

La sessualità è intrisa di idee riguardanti cosa sia “normale”, cosa eccitante, sporcacciona, eccetra.
Per prima cosa esploro queste idee per conto mio e creare un’opinione a riguardo. Copiare gli shunga del periodo Edo non avrebbe molto senso, dal momento che quel periodo non è il “qui e ora“.
Però le idee occidentali sul sesso sono minate da un immaginario che passa come “sessuale” in maniera limitante.

Nella realtà, ciò che eccita è sempre qualcosa in più di due (o più) persone nude che stanno scopando. Tutte queste idee servite dall’industria porno – o dalle credenze religiose, devono essere messe in discussione parecchio prima di poterle definire “reali”.

Ci sono domande che aleggiano nella mia testa, quando lavoro, del tipo: se ci illudiamo di poter definire la normalità, che ce ne facciamo di etichette tipo “etero”, “gay”, “lesbica”, o “bisessuale”? Abbiamo davvero bisogno di queste etichette? Perché, piuttosto, non ci limitiamo a definire ciò da cui siamo attratti, come normale? Perché dobbiamo costantemente definire tutto tramite etichette? Perché chiamiamo la masturbazione in questo modo, differenziandola dal resto del sesso? Perché non la chiamiamo “sesso”? Cioè quando siamo con gli altri facciamo sesso, ma da soli diventa in qualche modo qualcosa di meno valido.

Anche l’eccitamento non sempre ha a che fare con la sensualità, ognuno ha un modo tutto personale. Tutto ciò che chiamiamo “feticismo” (altra etichetta) è personale e spesso non c’entra con il mondo sessuale.

Alcune cose sono intrecciate, mescolate e forse il sesso è solo una tra le urgenze primarie che abbiamo, quindi alcune delle situazioni più disparate, delle difficoltà o dei problemi che potremmo avere cerchiamo di risolverli attraverso questo.
Quando fai del sesso spettacolare il tempo si ferma e tutte quelle piccole cose che ti preoccupano spariscono immediatamente.

Deduco che il sesso più intimo e profondo somigli un po’ allo Zazen (la meditazione zen): denuda la realtà da tutte le cose strane con cui l’abbiamo vestita e ce la fa vedere per quella che è.

la camera di valentina
Kuchidzuke

Qual è la risposta del pubblico, davanti alle tue opere?

La maggior parte delle persone che vede la mia arte (quando io sono lì ad ascoltare) reagisce davvero positivamente. Questo mi rende felice e significa che, quantomeno, le cose le faccio un pochino bene. Anche quando dipingo cose che potrebbero lasciare di stucco, la reazione è sempre positiva.

Forse è il modo in cui vedo il mondo erotico? Non amo la violenza o i giochi di potere, cerco di tenermene alla larga nelle rappresentazioni. Dipingo ambientazioni che mi affascinano o mi piacciono. Qualche volta dipingo soggetti omosessuali per sfidare me stesso, per dimostrare che posso andare oltre l’idea di “normale”.
Focalizzo sull’attrazione, l’intimità e l’eccitamento e sugli elementi di piacere.
Mi interessa includere tutti gli aspetti positivi dell’erotismo, anche se per mia esperienza non ho mai fatto sesso con un uomo o provato il bondage.

Voglio che le persone vedano l’aspetto positivo dell’intimità. Non importa chi sta facendo sesso con chi, fintanto che rispecchino le parti positive dell’essere umano.

Qualche volta ricevo risposte stupide se, per esempio, espongo in un Tatoo Convention. Quello è luogo di persone eterogenee , fatto per attrarre diversi tipi, capita che il mio lavoro non piaccia. Spesso sono gruppi di ragazzi – scommetterei che la loro intimità e i loro sentimenti non sono mai discussi – e spesso uno di loro indica una mia opera esclamando “guarda, una topa!”, come se non ne avessero mai vista una.

Mi fa molto ridere la palese insicurezza di questi gruppi di uomini – non che l’insicurezza sia qualcosa di cui ridere: sono le radici per cose brutte come la misoginia e l’omofobia. Solo che loro pensano di essere tanto fighi e con il controllo su tutto, in quanto uomini, per poi scappargli di bocca un “guarda, una topa!”, come se sgusciassero fuori dai loro pantaloni in un attimo.

Quindi sì, le reazioni sono definitivamente positive.

Hai scritto sul blog che, esattamente come gli shunga del periodo Edo, anche quelli tuoi estinguono la tua “sete di intimità”. È ancora così o soddisfano altro, nella tua vita?

Gli shunga del periodo Edo sono stati creati principalmente come aiuto visivo per gli uomini giapponesi durante la masturbazione. Edo (oggi Tokyo) era una città con numerosi uomini single, operai soprattutto.

Esisteva la prostituzione, certo, ma in pochi potevano permettersi un servizio, addirittura non sempre era considerata un’opzione. Quindi la masturbazione era una gran cosa (così come oggi, e va bene). Gli shunga non solo quindi estinguevano il bisogno fisico, ma supportavano le fantasie. Molti shunga ritraggono scene tra marito e moglie, o tra fidanzati: ciò che non possiamo avere ci eccita maggiormente, in quel caso era una normalissima vita domestica, e di queste scene ne erano pieni.

Per quanto mi riguarda, in quanto pittore di arte erotica, sì, soddisfano molte delle mie seti. Inoltre, mi hanno aiutato a vedermi in maniera più vera e accurata e mi sono liberato di alcune idee ed emozioni costrittive.

Se si lavora costantemente con l’erotica si scopre che troppe cose vengono date per scontate in quanto “normali”, per ciò che riguarda il sesso: quanto spesso serva fare sesso, o come serva essere eccitati per stare bene; molte persone pensano che fare sesso tante volte sia il modo “normale” di fare sesso e se non succede, è un problema.

In quanto artista, ho un mucchio di cose che mi soddisfano al pari del sesso: dipingere, leggere, bere del buon vino, avere belle conversazioni, ecc. Una volta che separi un elemento che ti eccita da tutti gli altri e crei un tutt’uno, la vita diventa più piena e reale.

Penso al sesso tutto il tempo, ma non come qualcosa a cui porre una fine, per il raggiungimento di un orgasmo, ma come aspetto vero del cuore umano. Può essere così tante cose; ogni volta che dipingo è come se facessi sesso.

la camera di valentina
Haru

Quali artisti, giapponesi e non, ti ispirano?

Oh, ce ne sono così tanti! E di questi, tante cose diverse mi ispirano. Meglio che dica di impulso una lista disordinata:
Katsuchika Hokusai, Kawanabe Kyosai, Kitagawa Utamaro, Yamaoka Tesshu, Ito Jakuchu, Tsukioka Yoshitoshi, Uemura Shoen, Hashida Shunso, Ikenaga Yasunari, Tetsuya Noguchi, Miho Hirano, Beni Kochiji, Yuji Moriguchi, Toshiyuki Enoki, Masaaki Sasamoto, Reiko Yamasaki, Gustav Klimt, Alphonse Mucha, John Williams Waterhouse, John Singer Sargent, James McNeill Whistler, Van Gogh, John Everett Millais, Dante Gabriel Rossetti, Caravaggio, Carl Larsson, Hilma af Klint e molti altri.

I social network ti hanno aiutato o complicato nel condividere i tuoi lavori?

Bé, instagram è stato, ovviamente, molto importante per me. Senza sarebbe stato difficile riuscire ad andare oltre i tatuaggi.

D’altra parte, instagram ha queste strane regole moralistiche riguardo l’arte che mi fanno temere per la cancellazione del mio account, costantemente. Mi è capitato di avere post cancellati e di essere sotto shadowban. Queso ostacola la mia possibilità di avere nuovi follower: meno follower significano meno possibilità di vendere il mio lavoro, il che è un problema dato che ho una famiglia.

Ho provato a censurare leggermente le mie opere, ma non è divertente e i follower non apprezzano. Credo quindi inierò a pubblicizzare il mio account backup, per sicurezza.

la camera di valentina
Fuukou

Scrivi anche, parecchio. Pittura e scrittura sono collegate?

Mi piace scrivere, ma lo faccio per me, maggiormente. Scrivere è anche un modo per comunicare la natura dei miei dipinti agli osservatori: credo di poter cambiare il mondo, così. Può risultare pomposo e futile, ma io ho fede nel fatto che tanti piccoli cambiamenti possano portarne a uno grande.

Se voglio dimostrare come la mascolinità e la cultura maschile vedano e trattino le donne, ho una grande opportunità dalla mia, utilizzando pitture e parole. Amo questa combinazione: tutti i cambiamenti vanno fatti passo per passo. Mi considero molto femminista, credo che le tematiche dei diritti mancanti delle donne rivelino il nucleo di quasi tutto ciò che è sbagliato.

Solitamente mi ritrovo un sacco di merda addosso da parte degli uomini, nel dire queste cose, ma c’è la cultura maschile in quasi tutte le cose brutte del mondo e dobbiamo riassettare un equilibrio affinché le cose si sistemino. Solo gli uomini possono cambiare se stessi.

Tra l’altro, c’è una tendenza nella cultura maschile nell’ascoltare solo ciò che dicono gli uomini. Mi sembra dunque doveroso, come uomo, di dire agli altri uomini in che direzione andare per creare un mondo migliore per tutti.

Quali progetti futuri puoi anticiparci?

Adesso sto lavorando per un’esibizione che farò a Tokyo, a Dicembre. Sono davvero eccitate e ovviamente anche molto preoccupato.

Sto riflettendo molto, inoltre, su dove andrà il mio lavoro, in futuro, in che direzione. Mi piacerebbe indagare le tematiche omosessuali e transessuali. Non mi interessa dipingere roba di peni e vagine e basta, penso sia questa la differenza tra porno ed erotismo: l’intenzione dell’immagine, non ciò che v’è ritratto: puoi dipingere il sesso anale duro con una grafica molto forte e comunque creare dell’arte erotica.

In Bed With Valentina n°4 – Joka

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Oggi nel lettino di Valentina c’è un pittore iper-puntinista veramente fuori dal comune: Joka. Leggiamo insieme la sua storia e la sua arte.

Da quanto tempo dipingi?

In maniera professionale, o con questa intenzione, dal 2004. Dopo essere stato licenziato dal vecchio lavoro, avendo scoperto da poco il mondo del pop-surrealismo, ho deciso che esporre nelle gallerie quadri di questo genere era lo scopo che avrei voluto raggiungere. Prima mi cimentavo molto, producendo dei quadri eclettici, di vario stile, ma senza nessuna reale direzione o intento, perché non avevo frequentato scuole d’arte e quindi non avevo mai preso decisioni a riguardo.

Cosa ti ha portato all’iper-puntinismo?

La maggior parte dei puntinisti usano i pennelli o le penne; quando ho aggiunto a questi altri strumenti (gli stuzzicadenti, nel mio caso), utilizzando diversi colori, ho spinto l’idea di puntinismo a un livello, per qualcuno, impensabile.

Ci sono degli artisti dai quali trai ispirazione?

Di questi tempi, con tutti gli artisti che girano in questo ethos, ho perso il conto di quelli che seguivo, non riesco a stare dietro la massa ormai. Però è di ispirazione qualunque artista viva intensamente il lavoro che fa.

Hai scritto che il puntinismo è una sorta di meditazione, per te. Funziona per la vita di tutti i giorni o solo per il processo creativo?

È sicuramente la carica di cui la mia vita ha bisogno per avere una direzione e un focus. Programmare un obiettivo (l’opera d’arte, in questo caso) e muovermi affinché sia compiuto è una specie di disciplina che senza esso mancherebbe.

I soggetti delle tue opere creano come un “collage”, un effetto visuale assurdo, anche erotico, in alcune. Pensi che questo sentore surreale aiuti a comprendere l’erotismo nei suoi diversi aspetti?

Penso che l’assurdo re-contestualizzi l’erotico per renderlo più artistico e aperto a una moltitudine di interpretazioni, altrimenti sarebbe solo noi, corpi. 

La tua campagna di “Censor Art” è profondamente significativa. Concordo con te quando scrivi “l’annacquamento o la censura di cose tanto universali quanto il corpo umano sono controproducenti per l’arricchimento delle arti”. Come si spiega, secondo te, questa regressione al “pudore”, oggigiorno? Perché è così difficile avere a che fare con i corpi e la nudità nei nuovi media?

Trovo, sfortunatamente, che tutto sia ridotto nelle mani delle entità corporative, timorose che i loro prodotti siano danneggiati da qualcosa che pochi ritengono inappropriata, escludendo una parte dei loro clienti, così come alcuni di noi hanno paura di certe parti del corpo. Penso che la nudità, in tutte le sue forme di intrattenimento, sia molto più accessibile, oggi, grazie a internet.

Il progetto “Censor Art” vuole puntare un faro sull’ipocrisia di queste piattaforme che dicono quanto sia giusto coprire un nudo, che abbia l’intento di essere erotico, con tre punti strategicamente posti, ma un’opera d’arte che abbia come scopo quello di suscitare emozioni è oscurata perché magari mostra un capezzolo.

Io censuro con la mia arte a puntini, piuttosto di lasciare fare a un algoritmo che mi oscura l’opera dagli occhi delle masse perché potrebbe contenere materiale adulto.

Infatti, la censura che tu fai in realtà risalta i corpi e che davvero diventano più evidenti. Credi che sia per quell’effetto di “vedo non vedo” spesso utilizzato nell’erotismo, o per qualcos’altro?

Ci sono poche cose in più con le quali abbiamo familiarità oltre le forme umane, quindi persino una silhouette si riconosce immediatamente e nel mio caso la metto in evidenza con tanti colori.

Comunque, lasciare via libera all’immaginazione implica anche un coinvolgimento erotico e dunque a qualcosa più desiderabile.

Parlando dei nuovi mezzi: la tua arte è un lavoro manuale, tangibile. In quanto creativo, cosa ne pensi di queste due “scuole”, quella “analogica” e quella digitale? Possono coesistere e supportarsi oppure no?

Vivendo dipendenti da questo mondo digitale in cui siamo adesso, il svilupparsi di un regno dell’arte digitale è inevitabile. I bambini prima o poi creeranno arte direttamente su questi dispositivi, senza usare più supporti fisici. Comunque sia, sono parecchio della vecchia scuola e vorrò sempre un prodotto tangibile.

Le riproduzioni sono fighe, ma avere quel pezzo d’arte unico-e-solo per me ha molto significato: è come avere il pezzo direttamente dall’artista e non credo che l’artista digitale possa dire lo stesso.

Cos’è quell'”immaginario nostalgico” di cui parli nella tua “about“?

Mi piace usare un sacco di immagini vintage e rielaborarle in chiave moderna. Molto di quello che utilizzo proviene da vecchie riviste che ho collezionato.

“Censor Art” è l’ultimo dei tuoi progetti. C’è qualcos’altro che puoi anticiparci?

Con questa serie ho iniziato diverse cose, ma per il prossimo futuro nulla di più è programmato. Mi piacerebbe lavorare più in grande, ma sto studiando la logistica. Questo progetto è stato accolto davvero molto bene e credo abbia una rilevanza di questi tempi, quindi continuerò a svilupparlo in tutte le sue possibili vie.

Grazie Joka per aver preso parte in questa intervista, trovate i link al suo sito e al suo instagram nell’articolo.

 

In Bed With Valentina n°4 – Joka (ENG)

Today in Valentina’s bed there’s a great hyperpointillist very uncommon: Joka. Let’s read together about his story and art.

 How long you been painting?

“Professionally”, or with the intent to be, since about 2004. After I was laid off from a job, and having just discovered the pop-surrealism genre of art, I decided that showing paintings in galleries of that vein is what I wanted to pursue. Before that I dabbled a lot and made eclectic paintings of varying styles but with no real direction or intent, because having not gone to school for painting I never had to decide on any of those. 

What did you bring to hyperpontillism?

Most pointillists use a brush or a pen, so incorporating a different tool (toothpicks in my case) and using many colors, I pushed the idea of pointillism into a realm that maybe some hadn’t thought possible. 

Are there any artists you take inspiration from?

These days with so many artists swirling around in the ethos I’ve lost track of a bunch that I used to follow, and just can’t keep up with the masses anymore. But any artist living strictly off the work they’re making is an inspiration to me. 

You wrote that pointillism is a sort of meditation. Does it work for your daily life or just in the creative process?

It is definitely the outlet that my life needs to have direction and focus. Setting a task (the piece of art) and then following through with completing it, is a kind of discipline that would probably be lacking otherwise. 

Subjects of your works always make a sort of “collage”, absurd visual effect, even the erotic ones. Do you think a sense of surreal helps understand eroticism in its different aspects?

I think it re-contextualizes it to make it more artistic and up to a multitude of interpretations, because otherwise anything “erotic” is just us being humans. 

Your campaign of “Censor Art” is deeply effective. I totally agree when you say “the watering down and censoring of something as universal as  human body is counterproductive to the enrichment of the arts”. How do you explain, in your opinion, this regression into “shyness” nowadays? Why is it so difficult to concern with bodies and nudity in art within new media?

Unfortunately I think it all boils down to corporate entities being afraid to taint their product with something that a few might seem inappropriate and then excluding part of their customer base, as well to us all being afraid of certain body parts.

I think nudity, in all forms of entertainment, is more accessible these days than ever before thanks to the internet. The Censor Art Project is meant to shine a light on the hypocrisy of platforms that say it’s ok to cover up a nude image, meant to be erotic, with three little strategically placed dots, but a piece of art, meant to elicit other emotions, is restricted just because it shows a nipple. 

I’m censoring WITH my dot art, instead of having an algorithm exclude it from the masses because it might be deemed adult content.

The “censorship” you do is actually a way to highlight bodies, and it really works as that. Do you believe is because of that “hide and seek” effect that is often used in erotic art or there’s another reasons?

There’s little else that we are as familiar with as the human form/features, so even a silhouette is immediately recognizable, and I’m highlighting that in a colorful way.

Leaving things to the imagination though does tap into ones erotic mindset, and leaves more to be desired.  

Talking about new media: your art is a manual, tangible work. As a creator, what do you think of these two “schools”, the digital and the “analogic” one? Could they really coexist and support each other or not?

Living in the digital reliant world that we do now, the digital realm of art is inevitable. There will probably be kids soon that only ever make art on a device, never using any solid materials.

I’m pretty old school though, and will always want a tangible product. Manufactured reproductions are cool, but having the one-and-only of an art piece really means something to me.

It’s gives you something directly from an artist, that I don’t feel a digital artist is able to convey the same way. 

What is the “nostalgic imagery” named in your “about” page?

I like to use a lot of ‘vintage’ references and re-appropriate them to modern times. A lot of what I use comes from actual older magazines that I’ve collected.

“Censor Art” is one of the latest project you’re working. Is there any else you could anticipate?

I’ve started a bunch of different series within the project, but nothing else planned in the foreseeable future.

I’d like to work bigger, but am still figuring out the logistics of that. This project has been received very well, and I think it’s relevant to the times, so I’m going to stick with it until I’ve exhausted all its avenues.

 

In Bed With Valentina n°1: Fanasmique

 

Inauguriamo con un’artista eccezionale la rubrica “In Bed With Valentina”, le interviste della cameretta: scoprite artisti in giro per i social che raccontano il sesso e l’erotismo.

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Chi è Fanasmique e perché questo nome?

Sono una ragazza francese di 28 anni, vivo a Parigi (dove ho vissuto per maggior parte della mia vita). Sono un’illustratrice, una graphic designer e una scrittrice. Gestisco anche un piccolo ristorante con mia madre (le mie giornate quindi sono parecchio lunghe). Sono cresciuta in una famiglia che ha sempre supportato chiunque ad accrescere le proprie capacità artistiche e quasi tutti sono insegnanti in qualcosa (tranne mia madre). Ho sempre visitato musei e mostre sin da quando ero piccola e il mio gusto per il disegno è cresciuto molto presto.
 
“Fanasmique” è un mix tra il mio nome e il nome di un progetto erotico che ho in mente (ma non ancora attuato); a sua volta il nome del progetto è un mix tra due parole francesi (esatto, mi piace mischiare le cose!). Tutto ciò è diventato questo strano “Fanasmique”, ma mi piace!
Da quanto tempo disegni?
 
Bé, la mia risposta non sarà tra le più originali, ma: ho iniziato a disegnare da quando ho imparato a tenere in mano la matita. Direi inoltre che ho “davvero” iniziato all’età di 16 anni.
Hai frequentato degli studi o sei autodidatta?
 
Un po’ entrambe le cose. All’inizio ho imparato da sola, copiando i corpi e imparando l’anatomia a 12 anni. Poi ho scoperto la grafica digitale con photoshop e ho imparato a utilizzarlo da sola a 16. A 19 anni volevo diventare insegnante di storia e così ho iniziato a studiare; tutta la mia famiglia mi ha spinto a iniziare studi d’arte, alla fine l’ho ascoltata quando ho realizzato che la grande storia non faceva per me, piuttosto preferivo raccontarla. Così ho superato un esame competitivo per una scuola pubblica specializzata in grafica, illustrazione, fumetto e narrativa. Mi ha aiutato moltissimo a sviluppare e scoprire il mio personale universo e i miei soggetti prediletti. Il progetto per il mio diploma era una graphic novel unendo due romanzi francesi: “Lo Straniero” di Camus e “Meurseault, Contre Enquête”, di Kamel Daoud.
Ci sono artisti dai quali trai ispirazione?
 
Ci sono così tanti artisti che amo e ai quali mi ispiro. Tra i più celebri: Egon Schiele, Degas, Renoir, Odilon Redon, Klimt, Françoise Petrovitch… il quadro che amo di più in assoluto è “Les Chevaliers Aux Fleurs” di George Rochegrosse; per le graphic novel: Brecht Evens, Chloë Cruchaudet, Sergio Toppi. Elodie Durand con “La Parenthèse” è la graphic novel che mi ha aperto la mente su soggetti come quelli delle illustrazioni. Per non parlare dei meravigliosi artisti che sto scoprendo su instagram!
Hai sempre trattato soggetti erotici o sei partita da altro?
 
L’erotismo non è sempre stato il tema principale. In realtà, io disegnavo e scrivevo per bambini e adolescenti. Poi ho conosciuto un uomo, mi sono innamorata e il mio mondo è cambiato. Lui era uno scrittore di romanzi erotici, all’inizio dovevo disegnare la copertina di un suo libro. Era un periodo della mia vita dove non riuscivo a creare nulla, in faccia all’immaginazione. Mi sono divertita molto lavorando per lui e la mia creatività ha ricominciato a funzionare, non so se per amore o perché mi piacesse il soggetto. Quell’uomo mi ha supportato e spinto a continuare nei disegni erotici, era l’unico al quale facevo vedere le mie creazioni e con cui parlavo dei miei progetti erotici. Sfortunatamente la nostra relazione non ha funzionato, quindi perdendo lui ho perso l’unica persona che conoscesse i miei lavori e che poteva darmi opinioni a riguardo. Però mi piacevano i miei disegni e ne ero orgogliosa, per questo ho iniziato un account instagram.
Anche se all’inizio i disegni erotici erano legati a quell’uomo, sono diventati indipendenti. Ho iniziato a riflettere su come l’energia sessuale può connettere due esseri umani; sulle relazioni, sul potere dell’immaginazione nel desiderio sessuale; sui tabù riguardo la sessualità; ma anche su diversi argomenti che non sono propriamente palesati sul mio account instagram, al momento. La sessualità può essere qualcosa di davvero difficile, bellissima e strana allo stesso tempo.
Seguendo il tuo account instagram è possibile notare due diverse “narrative”, nelle tue illustrazioni: una “mitologica” e il tuo personale “Libro Dell’Amore”. Come sono nate?
 
Esatto, ci sono due narrazioni. Le prime illustrazioni erotiche sono quelle mitologiche, perché il romanzo del mio ex era un insieme di fantasy ed erotismo, e così erano anche quelle. Ma mi richiedevano così tanto tempo (che non avevo e che continuo a non avere) che le ho messe in stand by. Ho continuato soltanto con alcune per mantenere sempre attiva la creatività.
Il “Libro dell’Amore” (mi piace questo nome) è una variante più accessibile per tutti, cosicché le persone possano proiettarsi sulle illustrazioni più facilmente; un’alternativa al porno mainstream con un punto di vista femminile più accentuato. Non dico che faccia cose rivoluzionarie. Comunque, è divertente disegnare posizioni dove i corpi umani sono uniti, inoltre il tempo speso per queste illustrazioni non è moltissimo, riesco quindi a produrne almeno una al giorno mantenendo una costanza e continuando a esercitarmi.
Quali tecniche e quali strumenti utilizzi?
 
Dipende. Per il Libro dell’Amore uso inchiostri, e poi lavoro sui contrasti con Photoshop. Direi che riflette la maggior parte del mio universo, in quanto utilizzo sempre il rosso e il blu principalmente; l’inchiostro e l’acquerello sono i miei colori preferiti. Per le illustrazioni mitologiche invece utilizzo gli acrilici, le matite, l’inchiostro e la pittura digitale, qualche volta tutte queste cose insieme. È un modo per uscire dalla mia comfort zone: provare colori e tecniche diverse dalle mie solite.
Quanto sono diventati importanti i social network per fare conoscere il tuo lavoro?
 
Non così importanti. Iniziare un account instagram è stato per me un modo per mantenere una costanza nella produzione, magari per avere qualche riscontro su ciò che disegno. Come ho detto prima, mostravo i miei disegni solo al mio ex. Avevo timore del giudizio dei miei amici e della mia famiglia se gli avessi fatto vedere questi disegni, quindi mi sono sentita più libera nel pubblicarli anonimamente sui social. Però mi ha aiutato a capire quanto la gente apprezzi il mio lavoro: ha accresciuto la mia motivazione a proseguire e la mia sicurezza.
Alla fine ho detto ai miei amici che tipo di arte facessi e loro sono stati davvero supportivi. Il premio più grande è quando vedo delle coppie taggarsi a vicenda sotto una mia illustrazione, o quando un mio amico mi dice che ha inviato un mio disegno a una persona che gli piace. Non so dove mi porteranno i social, ma so che sono uno splendido strumento per unire persone diverse fra loro in questo viaggio. Devo dire che la community di instagram che ho trovato finora è davvero gentile, mi sento spronata a migliorarmi sempre più.
Le persone nelle tue illustrazioni sono modelli reali o è tutto frutto della tua fantasia?
 
Non sono modelli reali. Utilizzo immagini di riferimento se ho un’idea di posizione per “Il Libro Dell’Amore”, anche se è una fatica trovare le giuste proporzioni. Disegno soltanto le stesse persone, ma perché fanno parte di un progetto più grande. Quando questo sarà pronto, proverò a fare diverse rappresentazioni, perché so quanto siano importanti. Per le illustrazioni mitologiche mi rifaccio alla mia immaginazione.
Hai progetti futuri dei quali regalarci un sneak-peek?
 
Ho progetti futuri, ma non mi piace parlarne finché non sono conclusi (sono un po’ superstiziosa per questo genere di cose). Quello che posso dire è: ciò che vedete su Instagram è solo la punta dell’iceberg. Le illustrazioni del Libro Dell’Amore fanno parte di un progetto più grande del quale ci sono circa 120 altre illustrazioni. Lo sto concludendo e aspetto cosa il futuro riservi per me. Presto avrò molto più tempo per disegnare e lavorare su qualche altra illustrazione “mitologica” e la mia prossima serie riguarderà i tarocchi.