In Bed With Valentina n°4 – Joka

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Oggi nel lettino di Valentina c’è un pittore iper-puntinista veramente fuori dal comune: Joka. Leggiamo insieme la sua storia e la sua arte.

Da quanto tempo dipingi?

In maniera professionale, o con questa intenzione, dal 2004. Dopo essere stato licenziato dal vecchio lavoro, avendo scoperto da poco il mondo del pop-surrealismo, ho deciso che esporre nelle gallerie quadri di questo genere era lo scopo che avrei voluto raggiungere. Prima mi cimentavo molto, producendo dei quadri eclettici, di vario stile, ma senza nessuna reale direzione o intento, perché non avevo frequentato scuole d’arte e quindi non avevo mai preso decisioni a riguardo.

Cosa ti ha portato all’iper-puntinismo?

La maggior parte dei puntinisti usano i pennelli o le penne; quando ho aggiunto a questi altri strumenti (gli stuzzicadenti, nel mio caso), utilizzando diversi colori, ho spinto l’idea di puntinismo a un livello, per qualcuno, impensabile.

Ci sono degli artisti dai quali trai ispirazione?

Di questi tempi, con tutti gli artisti che girano in questo ethos, ho perso il conto di quelli che seguivo, non riesco a stare dietro la massa ormai. Però è di ispirazione qualunque artista viva intensamente il lavoro che fa.

Hai scritto che il puntinismo è una sorta di meditazione, per te. Funziona per la vita di tutti i giorni o solo per il processo creativo?

È sicuramente la carica di cui la mia vita ha bisogno per avere una direzione e un focus. Programmare un obiettivo (l’opera d’arte, in questo caso) e muovermi affinché sia compiuto è una specie di disciplina che senza esso mancherebbe.

I soggetti delle tue opere creano come un “collage”, un effetto visuale assurdo, anche erotico, in alcune. Pensi che questo sentore surreale aiuti a comprendere l’erotismo nei suoi diversi aspetti?

Penso che l’assurdo re-contestualizzi l’erotico per renderlo più artistico e aperto a una moltitudine di interpretazioni, altrimenti sarebbe solo noi, corpi. 

La tua campagna di “Censor Art” è profondamente significativa. Concordo con te quando scrivi “l’annacquamento o la censura di cose tanto universali quanto il corpo umano sono controproducenti per l’arricchimento delle arti”. Come si spiega, secondo te, questa regressione al “pudore”, oggigiorno? Perché è così difficile avere a che fare con i corpi e la nudità nei nuovi media?

Trovo, sfortunatamente, che tutto sia ridotto nelle mani delle entità corporative, timorose che i loro prodotti siano danneggiati da qualcosa che pochi ritengono inappropriata, escludendo una parte dei loro clienti, così come alcuni di noi hanno paura di certe parti del corpo. Penso che la nudità, in tutte le sue forme di intrattenimento, sia molto più accessibile, oggi, grazie a internet.

Il progetto “Censor Art” vuole puntare un faro sull’ipocrisia di queste piattaforme che dicono quanto sia giusto coprire un nudo, che abbia l’intento di essere erotico, con tre punti strategicamente posti, ma un’opera d’arte che abbia come scopo quello di suscitare emozioni è oscurata perché magari mostra un capezzolo.

Io censuro con la mia arte a puntini, piuttosto di lasciare fare a un algoritmo che mi oscura l’opera dagli occhi delle masse perché potrebbe contenere materiale adulto.

Infatti, la censura che tu fai in realtà risalta i corpi e che davvero diventano più evidenti. Credi che sia per quell’effetto di “vedo non vedo” spesso utilizzato nell’erotismo, o per qualcos’altro?

Ci sono poche cose in più con le quali abbiamo familiarità oltre le forme umane, quindi persino una silhouette si riconosce immediatamente e nel mio caso la metto in evidenza con tanti colori.

Comunque, lasciare via libera all’immaginazione implica anche un coinvolgimento erotico e dunque a qualcosa più desiderabile.

Parlando dei nuovi mezzi: la tua arte è un lavoro manuale, tangibile. In quanto creativo, cosa ne pensi di queste due “scuole”, quella “analogica” e quella digitale? Possono coesistere e supportarsi oppure no?

Vivendo dipendenti da questo mondo digitale in cui siamo adesso, il svilupparsi di un regno dell’arte digitale è inevitabile. I bambini prima o poi creeranno arte direttamente su questi dispositivi, senza usare più supporti fisici. Comunque sia, sono parecchio della vecchia scuola e vorrò sempre un prodotto tangibile.

Le riproduzioni sono fighe, ma avere quel pezzo d’arte unico-e-solo per me ha molto significato: è come avere il pezzo direttamente dall’artista e non credo che l’artista digitale possa dire lo stesso.

Cos’è quell'”immaginario nostalgico” di cui parli nella tua “about“?

Mi piace usare un sacco di immagini vintage e rielaborarle in chiave moderna. Molto di quello che utilizzo proviene da vecchie riviste che ho collezionato.

“Censor Art” è l’ultimo dei tuoi progetti. C’è qualcos’altro che puoi anticiparci?

Con questa serie ho iniziato diverse cose, ma per il prossimo futuro nulla di più è programmato. Mi piacerebbe lavorare più in grande, ma sto studiando la logistica. Questo progetto è stato accolto davvero molto bene e credo abbia una rilevanza di questi tempi, quindi continuerò a svilupparlo in tutte le sue possibili vie.

Grazie Joka per aver preso parte in questa intervista, trovate i link al suo sito e al suo instagram nell’articolo.

 

In Bed With Valentina n°4 – Joka (ENG)

Today in Valentina’s bed there’s a great hyperpointillist very uncommon: Joka. Let’s read together about his story and art.

 How long you been painting?

“Professionally”, or with the intent to be, since about 2004. After I was laid off from a job, and having just discovered the pop-surrealism genre of art, I decided that showing paintings in galleries of that vein is what I wanted to pursue. Before that I dabbled a lot and made eclectic paintings of varying styles but with no real direction or intent, because having not gone to school for painting I never had to decide on any of those. 

What did you bring to hyperpontillism?

Most pointillists use a brush or a pen, so incorporating a different tool (toothpicks in my case) and using many colors, I pushed the idea of pointillism into a realm that maybe some hadn’t thought possible. 

Are there any artists you take inspiration from?

These days with so many artists swirling around in the ethos I’ve lost track of a bunch that I used to follow, and just can’t keep up with the masses anymore. But any artist living strictly off the work they’re making is an inspiration to me. 

You wrote that pointillism is a sort of meditation. Does it work for your daily life or just in the creative process?

It is definitely the outlet that my life needs to have direction and focus. Setting a task (the piece of art) and then following through with completing it, is a kind of discipline that would probably be lacking otherwise. 

Subjects of your works always make a sort of “collage”, absurd visual effect, even the erotic ones. Do you think a sense of surreal helps understand eroticism in its different aspects?

I think it re-contextualizes it to make it more artistic and up to a multitude of interpretations, because otherwise anything “erotic” is just us being humans. 

Your campaign of “Censor Art” is deeply effective. I totally agree when you say “the watering down and censoring of something as universal as  human body is counterproductive to the enrichment of the arts”. How do you explain, in your opinion, this regression into “shyness” nowadays? Why is it so difficult to concern with bodies and nudity in art within new media?

Unfortunately I think it all boils down to corporate entities being afraid to taint their product with something that a few might seem inappropriate and then excluding part of their customer base, as well to us all being afraid of certain body parts.

I think nudity, in all forms of entertainment, is more accessible these days than ever before thanks to the internet. The Censor Art Project is meant to shine a light on the hypocrisy of platforms that say it’s ok to cover up a nude image, meant to be erotic, with three little strategically placed dots, but a piece of art, meant to elicit other emotions, is restricted just because it shows a nipple. 

I’m censoring WITH my dot art, instead of having an algorithm exclude it from the masses because it might be deemed adult content.

The “censorship” you do is actually a way to highlight bodies, and it really works as that. Do you believe is because of that “hide and seek” effect that is often used in erotic art or there’s another reasons?

There’s little else that we are as familiar with as the human form/features, so even a silhouette is immediately recognizable, and I’m highlighting that in a colorful way.

Leaving things to the imagination though does tap into ones erotic mindset, and leaves more to be desired.  

Talking about new media: your art is a manual, tangible work. As a creator, what do you think of these two “schools”, the digital and the “analogic” one? Could they really coexist and support each other or not?

Living in the digital reliant world that we do now, the digital realm of art is inevitable. There will probably be kids soon that only ever make art on a device, never using any solid materials.

I’m pretty old school though, and will always want a tangible product. Manufactured reproductions are cool, but having the one-and-only of an art piece really means something to me.

It’s gives you something directly from an artist, that I don’t feel a digital artist is able to convey the same way. 

What is the “nostalgic imagery” named in your “about” page?

I like to use a lot of ‘vintage’ references and re-appropriate them to modern times. A lot of what I use comes from actual older magazines that I’ve collected.

“Censor Art” is one of the latest project you’re working. Is there any else you could anticipate?

I’ve started a bunch of different series within the project, but nothing else planned in the foreseeable future.

I’d like to work bigger, but am still figuring out the logistics of that. This project has been received very well, and I think it’s relevant to the times, so I’m going to stick with it until I’ve exhausted all its avenues.

 

In Bed With Valentina n°1: Fanasmique

 

Inauguriamo con un’artista eccezionale la rubrica “In Bed With Valentina”, le interviste della cameretta: scoprite artisti in giro per i social che raccontano il sesso e l’erotismo.

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Chi è Fanasmique e perché questo nome?

Sono una ragazza francese di 28 anni, vivo a Parigi (dove ho vissuto per maggior parte della mia vita). Sono un’illustratrice, una graphic designer e una scrittrice. Gestisco anche un piccolo ristorante con mia madre (le mie giornate quindi sono parecchio lunghe). Sono cresciuta in una famiglia che ha sempre supportato chiunque ad accrescere le proprie capacità artistiche e quasi tutti sono insegnanti in qualcosa (tranne mia madre). Ho sempre visitato musei e mostre sin da quando ero piccola e il mio gusto per il disegno è cresciuto molto presto.
 
“Fanasmique” è un mix tra il mio nome e il nome di un progetto erotico che ho in mente (ma non ancora attuato); a sua volta il nome del progetto è un mix tra due parole francesi (esatto, mi piace mischiare le cose!). Tutto ciò è diventato questo strano “Fanasmique”, ma mi piace!
Da quanto tempo disegni?
 
Bé, la mia risposta non sarà tra le più originali, ma: ho iniziato a disegnare da quando ho imparato a tenere in mano la matita. Direi inoltre che ho “davvero” iniziato all’età di 16 anni.
Hai frequentato degli studi o sei autodidatta?
 
Un po’ entrambe le cose. All’inizio ho imparato da sola, copiando i corpi e imparando l’anatomia a 12 anni. Poi ho scoperto la grafica digitale con photoshop e ho imparato a utilizzarlo da sola a 16. A 19 anni volevo diventare insegnante di storia e così ho iniziato a studiare; tutta la mia famiglia mi ha spinto a iniziare studi d’arte, alla fine l’ho ascoltata quando ho realizzato che la grande storia non faceva per me, piuttosto preferivo raccontarla. Così ho superato un esame competitivo per una scuola pubblica specializzata in grafica, illustrazione, fumetto e narrativa. Mi ha aiutato moltissimo a sviluppare e scoprire il mio personale universo e i miei soggetti prediletti. Il progetto per il mio diploma era una graphic novel unendo due romanzi francesi: “Lo Straniero” di Camus e “Meurseault, Contre Enquête”, di Kamel Daoud.
Ci sono artisti dai quali trai ispirazione?
 
Ci sono così tanti artisti che amo e ai quali mi ispiro. Tra i più celebri: Egon Schiele, Degas, Renoir, Odilon Redon, Klimt, Françoise Petrovitch… il quadro che amo di più in assoluto è “Les Chevaliers Aux Fleurs” di George Rochegrosse; per le graphic novel: Brecht Evens, Chloë Cruchaudet, Sergio Toppi. Elodie Durand con “La Parenthèse” è la graphic novel che mi ha aperto la mente su soggetti come quelli delle illustrazioni. Per non parlare dei meravigliosi artisti che sto scoprendo su instagram!
Hai sempre trattato soggetti erotici o sei partita da altro?
 
L’erotismo non è sempre stato il tema principale. In realtà, io disegnavo e scrivevo per bambini e adolescenti. Poi ho conosciuto un uomo, mi sono innamorata e il mio mondo è cambiato. Lui era uno scrittore di romanzi erotici, all’inizio dovevo disegnare la copertina di un suo libro. Era un periodo della mia vita dove non riuscivo a creare nulla, in faccia all’immaginazione. Mi sono divertita molto lavorando per lui e la mia creatività ha ricominciato a funzionare, non so se per amore o perché mi piacesse il soggetto. Quell’uomo mi ha supportato e spinto a continuare nei disegni erotici, era l’unico al quale facevo vedere le mie creazioni e con cui parlavo dei miei progetti erotici. Sfortunatamente la nostra relazione non ha funzionato, quindi perdendo lui ho perso l’unica persona che conoscesse i miei lavori e che poteva darmi opinioni a riguardo. Però mi piacevano i miei disegni e ne ero orgogliosa, per questo ho iniziato un account instagram.
Anche se all’inizio i disegni erotici erano legati a quell’uomo, sono diventati indipendenti. Ho iniziato a riflettere su come l’energia sessuale può connettere due esseri umani; sulle relazioni, sul potere dell’immaginazione nel desiderio sessuale; sui tabù riguardo la sessualità; ma anche su diversi argomenti che non sono propriamente palesati sul mio account instagram, al momento. La sessualità può essere qualcosa di davvero difficile, bellissima e strana allo stesso tempo.
Seguendo il tuo account instagram è possibile notare due diverse “narrative”, nelle tue illustrazioni: una “mitologica” e il tuo personale “Libro Dell’Amore”. Come sono nate?
 
Esatto, ci sono due narrazioni. Le prime illustrazioni erotiche sono quelle mitologiche, perché il romanzo del mio ex era un insieme di fantasy ed erotismo, e così erano anche quelle. Ma mi richiedevano così tanto tempo (che non avevo e che continuo a non avere) che le ho messe in stand by. Ho continuato soltanto con alcune per mantenere sempre attiva la creatività.
Il “Libro dell’Amore” (mi piace questo nome) è una variante più accessibile per tutti, cosicché le persone possano proiettarsi sulle illustrazioni più facilmente; un’alternativa al porno mainstream con un punto di vista femminile più accentuato. Non dico che faccia cose rivoluzionarie. Comunque, è divertente disegnare posizioni dove i corpi umani sono uniti, inoltre il tempo speso per queste illustrazioni non è moltissimo, riesco quindi a produrne almeno una al giorno mantenendo una costanza e continuando a esercitarmi.
Quali tecniche e quali strumenti utilizzi?
 
Dipende. Per il Libro dell’Amore uso inchiostri, e poi lavoro sui contrasti con Photoshop. Direi che riflette la maggior parte del mio universo, in quanto utilizzo sempre il rosso e il blu principalmente; l’inchiostro e l’acquerello sono i miei colori preferiti. Per le illustrazioni mitologiche invece utilizzo gli acrilici, le matite, l’inchiostro e la pittura digitale, qualche volta tutte queste cose insieme. È un modo per uscire dalla mia comfort zone: provare colori e tecniche diverse dalle mie solite.
Quanto sono diventati importanti i social network per fare conoscere il tuo lavoro?
 
Non così importanti. Iniziare un account instagram è stato per me un modo per mantenere una costanza nella produzione, magari per avere qualche riscontro su ciò che disegno. Come ho detto prima, mostravo i miei disegni solo al mio ex. Avevo timore del giudizio dei miei amici e della mia famiglia se gli avessi fatto vedere questi disegni, quindi mi sono sentita più libera nel pubblicarli anonimamente sui social. Però mi ha aiutato a capire quanto la gente apprezzi il mio lavoro: ha accresciuto la mia motivazione a proseguire e la mia sicurezza.
Alla fine ho detto ai miei amici che tipo di arte facessi e loro sono stati davvero supportivi. Il premio più grande è quando vedo delle coppie taggarsi a vicenda sotto una mia illustrazione, o quando un mio amico mi dice che ha inviato un mio disegno a una persona che gli piace. Non so dove mi porteranno i social, ma so che sono uno splendido strumento per unire persone diverse fra loro in questo viaggio. Devo dire che la community di instagram che ho trovato finora è davvero gentile, mi sento spronata a migliorarmi sempre più.
Le persone nelle tue illustrazioni sono modelli reali o è tutto frutto della tua fantasia?
 
Non sono modelli reali. Utilizzo immagini di riferimento se ho un’idea di posizione per “Il Libro Dell’Amore”, anche se è una fatica trovare le giuste proporzioni. Disegno soltanto le stesse persone, ma perché fanno parte di un progetto più grande. Quando questo sarà pronto, proverò a fare diverse rappresentazioni, perché so quanto siano importanti. Per le illustrazioni mitologiche mi rifaccio alla mia immaginazione.
Hai progetti futuri dei quali regalarci un sneak-peek?
 
Ho progetti futuri, ma non mi piace parlarne finché non sono conclusi (sono un po’ superstiziosa per questo genere di cose). Quello che posso dire è: ciò che vedete su Instagram è solo la punta dell’iceberg. Le illustrazioni del Libro Dell’Amore fanno parte di un progetto più grande del quale ci sono circa 120 altre illustrazioni. Lo sto concludendo e aspetto cosa il futuro riservi per me. Presto avrò molto più tempo per disegnare e lavorare su qualche altra illustrazione “mitologica” e la mia prossima serie riguarderà i tarocchi.