In Bed With Valentina n°5: DaZa

Lo conoscerete di certo e se non lo conoscete, bé: siete nel lettone giusto! Davide Zamberlan, illustratore e vignettista è l’ideatore della coppia più famosa dell’instagram. Scopriamo insieme la sua storia.

Da quanto tempo disegni?

Beh, questa domanda ha due possibili risposte, dipende se intendi professionalmente o anche solo per passione.
Per il lavoro idealmente prendo come data di partenza il 1999, quando sono diventato freelance e ho puntato di più sull’illustrazione rispetto alla grafica (che era la mia professione fino a quel momento).

Ma da che ho memoria ho sempre disegnato, prima della scuola, frequentando il liceo artistico ovviamente, nelle pause pranzo a lavoro… sempre.

Ci sono altri artisti da cui trai ispirazione?

Disegnare è un mestiere che si impara “rubandolo” a qualcuno quindi inevitabilmente sì ci sono tanti artisti da cui prendo ispirazione, chi per una cosa chi per l’altra, e l’elenco sarebbe lunghissimo quindi per non far torto a nessuno non farà nomi. Amo particolarmente gli autori che come me privilegiano la linea, il segno idealizzato e, anche per motivi anagrafici, l’estetica orientale importata da anime e manga.

Su Instagram hai due profili: uno è @_daza_art e l’altro è @bea_and_gio. Nel primo pubblichi vignette e sketches di vario genere con uno stile fumettistico molto interessante: è stato il tuo primo approccio ad un pubblico?

No, bazzico la rete da molto tempo. Ho visto nascere i social militando tra i ranghi della “Stagione delle Blogstrip” (da cui proviene un fenomeno fumettistico di oggi come Sio), quando i blog erano il nuovo del web che spodestava i siti tradizionali, e piattaforme come Splinder erano l’FB di oggi.

Sembra di parlare di secoli fa, ma i tempi della rete sono velocissimi. Ho creato il profilo @_daza_art per tutto ciò che mi andava di condividere che esulasse per stile e tematiche dal progetto di Bea&Giò (il cui profilo è nato prima), illustrazioni in particolare ma anche tutto il resto.

Infatti il tuo progetto più celebre è Bea&Giò: raccontaci com’è nato.

Come penso capiti di fare ad ogni artista, anche con la “A” minuscola come il sottoscritto, ci sono dei momenti in cui cerchi di rinnovare il tuo stile, di superare la comfort zone.

Due anni fa in uno di questi momenti sono nate Bea&Giò. In realtà col senno di poi mi sono accorto che da tempo stalkeravano la mia immaginazione proponendosi sotto forme diverse. Ad esempio nel mio albo antologico di fumetti “Intermezzi” pubblicato con la Tunué compariva già una coppia di ragazze protagoniste della storia romantica “Mio Bel Capitano”.

In ogni caso quando sono nate me ne sono innamorato perdutamente. E nel mio piccolo Bea e Giò sono diventate come i Peanuts per Shultz, Corto per Pratt, Valentina per Crepax. Ho deciso di farne le protagoniste della maggior parte se non totalità dei miei progetti fumettisti futuri.

Le due donne sono modelle esistenti oppure soggetto di tua immaginazione?

Non esistono due modelle reali di riferimento, ma immagino che anche involontariamente abbiano incorporato aspetti di donne reali e non che ho conosciuto o solo visto. Aspetto fondamentale, nella loro realizzazione, che ho voluto raggiungere era una bellezza che, pur col segno idealizzato che caratterizza il mio disegno, non fosse a sua volta ideale ma più “reale”.
Ecco che ad esempio Bea è sovrappeso con gli occhiali e un seno ingombrante (proprio come piace a me!).

È stata una piccola/grande soddisfazione quando più di una lettrice si è in qualche modo riconosciuta nell’una o nell’altra.

Come mai hai scelto una coppia di donne in una relazione amorosa?

È un discorso un po’ lungo che ho affrontato nel “manifesto artistico” di Bea&Giò sulla loro pagina FB, ma brevemente: il primo motivo è che c’era la voglia di riprendere coi fumetti delle tematiche che per vari motivi avevo già affrontato: sex positivity, body positivity, uguali diritti per tutti.
Per veicolarli una coppia lesbica offre più possibilità perché è doppiamente discriminata: come omosessuali anche, appunto, come donne.

Il secondo motivo è perché disegnare donne mi piace di più, è più divertente e mi riesce meglio.

Infatti, trovo affascinante il modo in cui affronti questi temi. Da quando hai condiviso questo progetto con tutti e tutte, hai avuto difficoltà nel riscontro con il pubblico?

Diciamo solo che quello che vedi adesso è in realtà il terzo profilo su Instagram di Bea&Giò perché due sono stati cancellati su segnalazioni.

Ma ho avuto anche molte soddisfazioni, in particolare il fatto che i personaggi piacciano alla comunità LGBT (Bea&Giò sono state anche tra i testimonial del Pride della mia città), cosa non scontata non facendone io parte.

Dimostra come “love is love” non sia solo uno slogan ma una realtà e che molte delle dinamiche delle relazioni di coppia sono comuni a tutti indifferentemente dal genere e orientamento sessuale.
Quello che serve è solo la sensibilità e disponibilità a riconoscerle.

Come sai la ‘Valentina’ di questo blog non sono io, bensì quella di Crepax. Sorge spontanea quindi la seguente domanda, ritrovandoci ‘tra parenti’: quanto sono andate oltre Davide le tue due eroine? E quanto vi state scambiando, a livello di crescita?

Sono diventate, per me, proprio come Valentina per Crepax quindi lo scambio e la crescita sono enormi, sia artisticamente che umanamente. Mi hanno permesso di affrontare nuove temi e forme di espressione, ma anche di conoscere e frequentare nuove persone e realtà. Sono quasi vive… però io sono molto “geloso” di loro e per questo non so se Bea&Giò siano andate “oltre” me.

Mi piace pensare invece che ci sia sempre con loro una importante parte di me e la portino anche dove io non posso arrivare.

Parli molto anche di censura. Ma da creativo: com’è la tua esperienza sui social, contraddizioni a parte, per divulgare tematiche erotiche?

È un po’ dura, oltre ai profili cancellati di cui ho detto sopra ho subito blocchi su FB e censure su praticamente tutte le piattaforme. Quello che fa più rabbia è la palese ipocrisia dietro questo atteggiamento.

La scusa è che le community guidelines servono a rendere i social “posti sicuri” per tutti, ma non c’è neppure la metà dell’energia spesa nel cancellare nudi per contrastare inserzioni truffe, ad esempio: quelle portano soldi. Per non parlare dell’odio, la delazione anonima e altre cose non “sicure” che abbondano sui social.

Per questo tra le serie a tema ne ho fatta una in cui Bea e Giò rivisitano opere artistiche (dalla “Nascita di Venere” di Botticelli al “Le Violon d’Ingres” di Kiki De Montparnasse) con lo slogan Art never follows Community Guidelines.

Non mi nascondo comunque che buona parte del pubblico non è interessato ai messaggi tra le righe veicolati da Bea&Giò ma si limita ad apprezzarne il nudo e la sensualità.

È fisiologico, mandi un messaggio a 1000 per raggiungerne 100 o 10. Va bene anche così. Almeno godono di un prodotto di un erotismo alternativo e positivo. Guardandomi attorno vedo che ci sono molti altri artisti che sposano questa idea.

Evidentemente era una sensibilità e bisogno che si sentiva nell’aria, forse anche proprio a causa dell’oppressione bigotta dei social e dei tempi, di cui in fondo sono un riflesso.

Ci sono progetti futuri che puoi anticiparci? Dove ti piacerebbe che arrivassero Bea e Giò?

Ovviamente dominare il mondo BUAHAHAHAHAHA! (risata malvagia)
A parte gli scherzi, mi rendo conto che un progetto come Bea&Giò non può aspirare ai risultati di un fumetto mainstream ma mi piacerebbe vederlo ancora crescere. Ottenere ulteriori sostenitori su Patreon che mi aiutino a dedicare tempo al progetto a fronte di un ritorno economico anche minimo.

Nel breve periodo mi sto preparando all’Indecentber 2019, la challenge (un disegno a tema ogni giorno del mese) che ha visto esordire Bea e Giò nel 2017.
Mentre ho intenzione a gennaio di partire con la realizzazione di un secondo webcomics più lungo dopo la bella esperienza di ESP pubblicato sulla piattaforma online OhJoySextoy.com
E poi si vedrà…

Grazie Davide, in arte DaZa. Come sempre, a seguire un assaggio dei lavori dell’artista che potrete trovare nei siti e nei social citati lungo tutto l’articolo. Buona visione!

la camera di valentina
Bea&Giò, DaZa
la camera di valentina
Bea&Giò, DaZa
la camera di valentina
Bea&Giò, DaZa
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Bea&Giò, DaZa
la camera di valentina
Bea&Giò, DaZa
la camera di valentina
Bea&Giò, DaZa
la camera di valentina
Bea&Giò, DaZa

In Bed With Valentina n°4 – Joka (ENG)

Today in Valentina’s bed there’s a great hyperpointillist very uncommon: Joka. Let’s read together about his story and art.

 How long you been painting?

“Professionally”, or with the intent to be, since about 2004. After I was laid off from a job, and having just discovered the pop-surrealism genre of art, I decided that showing paintings in galleries of that vein is what I wanted to pursue. Before that I dabbled a lot and made eclectic paintings of varying styles but with no real direction or intent, because having not gone to school for painting I never had to decide on any of those. 

What did you bring to hyperpontillism?

Most pointillists use a brush or a pen, so incorporating a different tool (toothpicks in my case) and using many colors, I pushed the idea of pointillism into a realm that maybe some hadn’t thought possible. 

Are there any artists you take inspiration from?

These days with so many artists swirling around in the ethos I’ve lost track of a bunch that I used to follow, and just can’t keep up with the masses anymore. But any artist living strictly off the work they’re making is an inspiration to me. 

You wrote that pointillism is a sort of meditation. Does it work for your daily life or just in the creative process?

It is definitely the outlet that my life needs to have direction and focus. Setting a task (the piece of art) and then following through with completing it, is a kind of discipline that would probably be lacking otherwise. 

Subjects of your works always make a sort of “collage”, absurd visual effect, even the erotic ones. Do you think a sense of surreal helps understand eroticism in its different aspects?

I think it re-contextualizes it to make it more artistic and up to a multitude of interpretations, because otherwise anything “erotic” is just us being humans. 

Your campaign of “Censor Art” is deeply effective. I totally agree when you say “the watering down and censoring of something as universal as  human body is counterproductive to the enrichment of the arts”. How do you explain, in your opinion, this regression into “shyness” nowadays? Why is it so difficult to concern with bodies and nudity in art within new media?

Unfortunately I think it all boils down to corporate entities being afraid to taint their product with something that a few might seem inappropriate and then excluding part of their customer base, as well to us all being afraid of certain body parts.

I think nudity, in all forms of entertainment, is more accessible these days than ever before thanks to the internet. The Censor Art Project is meant to shine a light on the hypocrisy of platforms that say it’s ok to cover up a nude image, meant to be erotic, with three little strategically placed dots, but a piece of art, meant to elicit other emotions, is restricted just because it shows a nipple. 

I’m censoring WITH my dot art, instead of having an algorithm exclude it from the masses because it might be deemed adult content.

The “censorship” you do is actually a way to highlight bodies, and it really works as that. Do you believe is because of that “hide and seek” effect that is often used in erotic art or there’s another reasons?

There’s little else that we are as familiar with as the human form/features, so even a silhouette is immediately recognizable, and I’m highlighting that in a colorful way.

Leaving things to the imagination though does tap into ones erotic mindset, and leaves more to be desired.  

Talking about new media: your art is a manual, tangible work. As a creator, what do you think of these two “schools”, the digital and the “analogic” one? Could they really coexist and support each other or not?

Living in the digital reliant world that we do now, the digital realm of art is inevitable. There will probably be kids soon that only ever make art on a device, never using any solid materials.

I’m pretty old school though, and will always want a tangible product. Manufactured reproductions are cool, but having the one-and-only of an art piece really means something to me.

It’s gives you something directly from an artist, that I don’t feel a digital artist is able to convey the same way. 

What is the “nostalgic imagery” named in your “about” page?

I like to use a lot of ‘vintage’ references and re-appropriate them to modern times. A lot of what I use comes from actual older magazines that I’ve collected.

“Censor Art” is one of the latest project you’re working. Is there any else you could anticipate?

I’ve started a bunch of different series within the project, but nothing else planned in the foreseeable future.

I’d like to work bigger, but am still figuring out the logistics of that. This project has been received very well, and I think it’s relevant to the times, so I’m going to stick with it until I’ve exhausted all its avenues.