Scrivi L’Erotico – Marzo 2020

Giovane donna con zucca, 1889, Fausto Zonaro

Bianco

Considerava il bianco un colore scialbo, privo di carattere, ma si ricredette:
la vide andare verso di lui, la spallina dell’abito scivolò leggermente, rivelando la pelle diafana. Le mani troppo occupate e sorreggere la zucca non potevano corre a coprire quella sensuale nudità.

Il lungo abito bianco che l’avvolgeva la rendeva eterea, e lei, per il desiderio di raggiungerlo, ne sollevò la gonna.
I piedi nudi danzavano sul terreno, nonostante l’impedimento del peso che portava. La linea morbida delle gambe era appena percettibile tra l’ondeggiare della gonna, che copriva e mostrava.

Avrebbe voluto accarezzarle quelle piccole dita, una ad una, per passare alle caviglie, poi lentamente ai polpacci, e ancora più su, e ancora, e ancora. Avrebbe voluto scoprirla e farla sua, lì, sul prato.

Se era una creatura così armoniosa a portarlo, allora il bianco doveva essere proprio un bel colore.

Bella_


Prigionia

Venne il momento in cui fu necessario rivelarsi per ciò che veramente era, come altre migliaia di volte era successo nella sua storia millenaria di prigionia: il corpo di radici e terra, due ali sfibrate, due occhi rosso sangue, così come rossa era l’enorme radice calda che spuntava da mezzo le gambe.
Era pronto all’urlo di disgusto che avrebbe nuovamente rinnovato la sua condanna.

Avvicinando il grottesco volto arancione a sé, la donna sussurrò invece: “potrei davvero innamorarmi stavolta… demone”.

Le prime luci dell’alba, accanto a lui una zucca. Aveva rotto la sua maledizione: in una notte era riuscito a sedurre una donna fino in fondo, anche dopo aver mostrato il suo vero aspetto.
Finalmente libero, ma perché sentiva come se il suo cuore fosse rimasto nella zucca, insieme all’anima di quella donna?

Sollevata con fatica la zucca con il suo nuovo debole corpo d’umana, si avviò.

NotaDelRedattore


Stagioni

Arancione.
Tendo la mano verso quell’arancione intenso, tu inclini il capo.
Sì, la prima zucca d’autunno non può che sfamare altri appetiti.
Chi l’ha detto che carnale è maligno? Non può essere Male il bianco del tuo vestito…

Posso io impregnarlo d’arancione, mia Signora, Duchessa delle Campagne? Guidami tu nell’ombra del bosco, e camminando accarezzerò le foglie: guarda, le loro linee quasi ti somigliano.

Desideriamo che il nostro idillio sia lungo: ma quando giungerà l’inverno, mia Signora, tu non avrai potere su di esso, nessuno ne avrà.
Ci coglierà la neve, primi frutti di stagione, ansimanti nella terra. Eppure sarà ancora autunno.

Duchessa delle Campagne, vuoi tu giocare nella neve? Io sono il Marchese delle Zucche.

Monstera Minima


Flora

Il cielo era una tela bianca punteggiata di uccelli migratori. Nel silenzio della campagna in autunno, Guido ebbe l’impressione di sentire il frullare di quelle ali scure.Invidiava la leggerezza delle bestie.

“Vorrei scappare con loro, lontano”. Lontano dalle persone violente che aveva in casa e che era costretto a chiamare genitori.

Una brezza fredda gli accarezzava le guance, calmando le onde che si agitavano nella sua mente.Sentendosi osservato, si girò e scoprì la sorgente di quel gelo piacevole: una giovane avvolta in un vestito leggero.

Gli occhi che lo guardavano non appartenevano alla fanciullezza, ma a qualcosa di antico, divino. Guido deglutì nervosamente quando notò la zucca che la ragazza reggeva con grazia: un seno vegetale perfetto, virginale e al tempo stesso materno. Fece un passo.

Nessuno parlò, se non un vento leggero e, poi, i loro corpi. Guido volò via. Lontano.

Ottavia M. Corazza


La Notte Perfetta

Il suo morbido incedere lungo la terra umida non provocava rumore. Le pieghe della sua veste si sfogliavano nella brezza autunnale. Finalmente sentii che avrei scoperto il suo mistero. Mai una donna mi aveva messa in soggezione quanto lei. Poche parole, sguardo divoratore.

Dimmi cosa vuoi fare stasera, ma scelse lei. Mi raccontò di libertà e non-relazioni. La trovai bella, nonostante il dolore. Picchiettai le dita sul bicchiere. Vivitela, mi dissi. Mi prese la mano, pagai il conto.

Mi condusse lungo le scale di casa sua. Dove andiamo, le chiesi. Mi sentii tradita dalle mie stesse intenzioni. Ci ritrovammo a letto.

Il calore tra le mie gambe si irradiò lungo le sue. Ci rendemmo conto di aver paura. Nessuna delle due riuscì a raggiungere il climax. Ci guardammo.
Va bene così, dicemmo. Non chiudemmo occhio. Le toccai i capelli. Scrissi poesie d’amore.
La luce del mattino ci abbagliò. Sorseggiai un tè. Mi sorrise. Si mosse con torpore. La zucca del giorno prima era a terra, accanto ai suoi piedi. L’abito di nuovo bianco. Ti voglio, le ricordai. Mi avrai, sospirò.

Chiara Venuto


Scrivi L’Erotico è un’iniziativa mensile di scrittura creativa e fantasia erotica. Puoi spaziare dal porno all’erotismo soft, fino al romanticismo, purché ti attenga a delle semplici regole:
1. Il racconto breve deve essere di 900 battute, spazi inclusi;
2. Devi firmare il racconto (con il tuo nome o il tuo pseudonimo) e dargli un titolo;
3. Devi allegare un documento word;
4. Devi spedire tutto a lacameradivalentina@gmail.com

Una Vulva Realista – l’avventura de “L’Origine Del Mondo”

La storia di una vulva, di chi la creò, di chi la comprò e di come anticipò tutti, inaspettatamente.

la camera di valentina
L’Origine du Monde, 1886, Gustave Courbet
musee-dorsay.fr

C’era una volta, nel 1886, un ambasciatore turco-egiziano di nome Khalil Bey, dell’allora Impero Ottomano, che viveva a Parigi passando una vita di feste e bagordi. I ricconi di allora, come i ricconi di oggi, non s’accontentavano mica d’essere ricchi sfondati, dovevano anche farlo sapere a tutti.

Il nostro Khalil scelse, allineandosi alla moda riccanza dei tempi, di comprare una galleria di quadri per la sua salle de bain; così, tra un Delacroix, un Gêrome, super accademici e acclamati dalla critica, comprò due quadri di un giovane rivoltoso, figlio di benestanti della Francia Contea, con un talento spiccato per la pittura al punto che i suoi genitori lo mandarono nelle migliori accademie della Francia, compresa quella di Parigi, dalle quali fu sempre, puntualmente, espulso; un tipo, dicevamo, piuttosto reattivo e presente agli sconvolgimenti della Francia di quegli anni (alle spalle ci sono i moti del ’48, la seguente repressione, la Comune di Parigi…).

Talmente irrequieto e agitato da sentire l’esigenza di fondare, insieme con colleghi pittori (come Millet e Daumier) e amici letterati (come Baudelaire, Zola, Flaubert) il Realismo, un movimento culturale che per una volta non si dimenticasse che a muovere il mondo sono anche i più poveri, i più umili, i lavoratori di terra e di officina, gli ultimi.

Insomma, un tipino avente tutte le carte in regola per essere definito un genio: tale, Gustave Courbet.

Di tende verdi e shitstorm ante litteram

Khalil Bey comprò due quadri di Courbet: “le dormienti”, già fatto e già parecchio discusso e uno da commissionare. Parliamo dello scandaloso, scioccante, terribile, piccolo quadro intitolato “L’Origine du Monde”, l’origine del mondo. Piacque moltissimo a Khalil Bey, che entusiasta lo mise nella sua sala da bagno nascondendolo dietro un tendaggio verde. Ma come, direte: gli piace così tanto e lo nasconde? “L’origine” era l’unico quadro con un tendaggio. Ma, più che per pudore, Monsieur Bey era divertito dalla curiosità che scaturiva nei e nelle sue ospiti, nel ritrovarsi quell’unico oggetto del mistero il quale, una volta svelato, lasciava tutti a bocca aperta.

Il destino delle commissioni private, a meno che non siano architettoniche o di dimensioni giganti per luoghi pubblici, è comune a tutte le opere: non sono mai aperte al grande pubblico. Essendo “L’Origine” tale, è straordinario il modo in cui, nonostante ciò, ebbe tanta risonanza: come fu possibile, per quei tempi, che quasi nessuno ebbe modo di vedere di presenza questo quadri ma tutti, all’unisono, concordarono su quanto Courbet fosse un porco, pervertito e pornografo?

l’hebdomadaire, copertina

Khalil Bey ospitò, ovviamente, molti degli artisti e dei critici letterari dell’epoca. Chi demolì quest’opera, quindi, furono loro, molti di questi amici e collaboratori di Courbet – quando si dice “amici e guardati…”: scrissero e recensirono l’opera dando alle stampe un’immagine orrenda sia di questa che del pittore. L’unico accenno de “L’Origine” che il pubblico ebbe fu una vignetta satirica che ritraeva Courbet con i suoi quadri alle spalle: il quadro incriminato lo si riconosce dalla grossa foglia di fico, in alto a destra del pittore.

Questa cosa fa molto ridere, se ci pensate: con tutto il progresso e le tecnologie a disposizione, questa abitudine massiva di affidarci a un’unica voce autoritaria e autorevole senza verificare con i nostri occhi, c’è rimasta, un po’. Vi pare?

L’inizio del viaggio

Comunque sia, non era destino di questa vulva scandalosa restare al caldo di una tenda verde: poco dopo che Monsieur Bey ebbe la sua commissione, dovette disfarsene, insieme con tutte le altre e venderle, poiché finito in bancarotta dovette rientrare in sede, ad Atene. Vendette tutto, quindi, e lasciò Parigi. Da qui inizia il lungo mistero di questa Signora Senza Volto ritratta da Courbet: non si seppe più che fine fece. Venne ritrovata una ventina d’anni dopo, all’incirca, in un mercatino, sempre a Parigi. L’opera fu riconosciuta e comprata, ma il mistero del suo viaggio non si concluse.

A un certo punto, intorno gli anni Settanta, appartenne alla collezione privata di Jacques Lacan – ma ve lo immaginate, mentre studia e scrive, di tanto in tanto alza lo sguardo e si delizia, si distrae… – e poi, finalmente al grande pubblico, nel 1988… a New York: una retrospettiva dedicata a Courbet. Nel 1988, negli Stati Uniti: il momento della Monnalisa col sorriso verticale – e altrettanto misterioso – davanti a un popolo vasto, tanto quanto quello dei Salon francesi ai tempi di Courbet.

Infine, così come lo sappiamo oggi, nel 1995 venne comprato dal Musée D’Orsay, dov’è rimasto. Ma vi assicuro, essendo salita a Parigi da poco, che il suo potere attraente e repulsivo è rimasto intatto, dal 1866 a oggi.

foto Gea Di Bella

Scandalo senza fine: gli insegnamenti della Vulva Realista

Questo è un quadro geniale per moltissimi motivi. Innanzitutto è il primo, fino ai tempi di Gustave Courbet, di quel genere: nessuno aveva mai osato un taglio prospettico così audace e non solo per il soggetto ritratto, ma proprio per la struttura visiva. La difficoltà del pudico sta nel fatto che si ritrova quella vulva proprio in faccia, all’improvviso, senza orpelli, senza trucchi geometrici, senza ritratti: solo una scioccante, oscena vulva.

A infastidire, inoltre, è la sua sfacciata, onesta pornografia. Quello di Courbet è un quadro senza pretese, senza messaggi, senza allegorie; molti dei suoi colleghi accademici avevano provocato la loro fetta di scandalo, con determinati nudi femminili.

Ma, in qualche misura, l’erotismo prorompente di un corpo di donna, fintanto che è associato a un volto e a una composizione, può essere ancora accettato, compreso; può avere un’interpretazione a giustificare l’esibizionismo e, soprattutto, è sempre più gradevole ed esteticamente comprensibile.

Ma quello, quello cos’è? Cosa rappresenta? I genitali non sono mai belli da mostrare. Quelli femminili, poi, men che meno! Solo se necessario si guardano, sicuramente si penetrano, sempre per un piacere univoco, ma mai osare affrontarli!

Una sconvenienza senza confini. Con un quadro piccolissimo Courbet ha sfidato non solo l’Accademia, ma anche una certa visione maschiocentrica dell’accettazione del corpo. Ha sfidato, con uno zoom degno dei video hard, il buonsenso maschile che solo può approvare o meno un corpo femminile; ha stravolto il concetto di bellezza, laddove solo la bellezza era giustificabile per un nudo di donna. Certo, non un problema solo degli uomini, anche le donne ebbero di che dire.

D’altronde ora sappiamo quanto sia importante guardarsela, osservarla, vederla, capirla. Ma chi ce lo insegna? Chi ci dice che non solo è giusto, ma pure necessario, per conoscerci? Chi ci dice che va bene toccarla, sentirla, per toccare e sentire noi stesse? Nessuno, anzi, ci insegnano tutto l’opposto: ci insegnano a tenerla chiusa, nascosta, a vergognarcene; a mostrarla solo in un determinato modo, se proprio deve venir fuori e a utilizzarla per il piacere altrui, non per il nostro.

Gustave Courbet, fuori posto in ogni posto, ci ha regalato un’opera che non smetterà mai di fare discutere. Servono tante cose perché non abbia più effetto: serve una società meno sessuofobica e anche meno maschilista; serve un’educazione al nostro corpo senza condizionamenti estetici; serve un nuovo dialogo sulla pornografia.

Per il momento, abbiamo “L’Origine del Mondo” che ci scuote da qui, fino alla fine del mondo.

Bibliografia

The Last Word in Realism: Modernism and Courbet’s L’Origine du Monde

L’Origine du monde : une approche technique (Cet obscur objet du désir : autour de l’Origine du monde; exh. cat., Ornans, musée Gustave Courbet, 2014)

Le scandale de l’origine du monde

A feminist and allegorical art of Gustave Courbet and Carolee Schneemann

In Bed With Valentina n°7 – Coucouaurelien

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Coucou! Eccoci con l’artista dei culi (e non solo) più erotici, più divertenti e più… blu di tutto il Gram. Scopriamo chi è Coucouaurelien!

Da quanto tempo disegni?

Mi è sempre piaciuto disegnare su supporti fatti ad hoc, ma con questo stile e così intensamente solo da un anno e mezzo.

Quali strumenti utilizzi?

Disegno principalmente su iPdad, con Procreate.

Come si è evoluto il tuo stile, nel tempo?

I miei disegno sono molto più forti e dettagliati di quelli iniziali, anche i soggetti sono, probabilmente, più maturi.

La tua palette è riconoscibile, tutto questo blu ha un significato?

Io amo davvero tanto il contrasto che il blu e il rosso ci offrono, per me è un duo davvero forte: acqua e fuoco, caldo e freddo, cielo e sole, morte e vita e via scorrendo.

Guardando il tuo account ig è evidente come tu abbia fatto una sorta di studio super zoommato di specifiche parti del corpo, fino ad arrivare alle tue deliziose “culottes”. Com’è iniziato tutto ciò?

Mi piace far passare un messaggio nitido nella maniera più chiara possibile. In questo caso è perché credo che spesso l’unicità di una scena sia data da un dettaglio, quindi preferisco mettere in luce quel dettaglio.

I tuoi lavori hanno un erotismo divertente, leggero e delizioso. Come ha reagito il tuo pubblico, dagli inizi fino a ora?

Creare soggetti tanto intimi con umorismo e leggerezza implica una collusione tra me e il pubblico. Cerco di fare passare il concetto che l’erotismo è ovunque e che essere interessati alla bellezza del corpo non ci rende ossessionati dal sesso.

Fai anche delle clip animate molto brevi, contenenti poesie erotiche o versi brevi scritti da altri. La scrittura è un’altra tua passione?

Secondo me scrittura e disegno hanno lo stesso scopo: dire qualcosa, raccontare una storia, fare ridere e reagire le persone. Se già molte immagini parlano da sole, unire a loro le parole rende tutto più incisivo. Scrivere non è una passione forte tanto quanto il disegno, ma mi piace molto.

Ci sono artisti da cui trai ispirazione?

Quello che trovo molto stimolante è la determinazione e la persistenza mostrati dalle persone che fanno a modo che la loro arte diventi la loro vita. Non mi importa il campo di lavoro. Ascolto un sacco di programmi che danno voce agli entusiasti, come “Creative Pep Talk”, “Women of Illustration”, “The Honest Designers Show”, tra quelli in inglese.

In quanto creator sui social: hai mai avuto problemi per i tuoi contenuti? Cosa ne pensi di queste linee guida che invece di risolvere un problema, lo creano?

Non ho mai avuto problemi, ma è certo che queste linee guida appartengono a un mondo vecchio, passato. Dopotutto, l’arte è sempre servita per dire qualcosa e per porre lo spettatore in dubbio in diversi modi, è il gioco di sempre. Ci saranno sempre cose assurde da mettere in discussione.

Stai lavorando a qualche progetto inedito?

Ho iniziato un fumetto interattivo su instagram, racconta la storia di una giovane ragazza parigina. Non so se continuerò, ma per il momento mi diverte parecchio.

In Bed With Valentina n°6 – Senju ENG

Hope you’re chilling enough to enjoy the 2019’s closure of the hottest bed in the net with a great erotic artist: Senju! From Sweden to Japan, an artist who discovered his passion for japanese “shunga”, bringing us together to travel through his beautiful work of art. Come watch closely!

On your website your story is clearly narrated. My first curiosity is:
you wrote that you experiment with different tools and medium, from
painting to photography. Which one is the best, to you?

I have tried a lot of different ways of creating: from more western traditional ones like oils or acrylics to liners and Copic markers. I truly enjoyed delving into using traditional Japanese pigments and handmade Washi papers: that was a completely different feeling (painting in a Japanese style it is almost impossible to use western mediums).

That is how it works for me at least: the combination of right things that make the totality.

However, since I have always been trying to revitalise myself as well as re-inventing myself, I dared to start experimenting with digital painting some six years ago.
This has now become my favourite way of creating: I use the digital painting tools very much, like I would use the analog ones.
It was difficult because I had to deconstruct a lot of ideas I had about making art and I also had to build up a courage in order to be open about.

In the tattoo scene I come from for example, there is a pretty strong negativity towards digital painting. It is not really considered ”real” and perhaps there are some ideas that painting digitally would be cheating in some way: it’s not like the program would do you any favours or give you any ”magical” help.

I think a lot of people still holds a belief that computers are some kind of magic boxes that you can simply tell what to do. If anybody really payed attention to the complexity of menial tasks like setting up an email account, they would really begin to understand that digital painting is a very complex thing that requires a lot of learning and a lot of work.

I easily spend a hundred hours on a painting, often much more, so digital painting is not easy. It is still the artist that paints and it all depends on your seeing and your visions. It is a constant learning process filled with obstacles and breakthroughs. Just like ”real” painting is.

From your childhood as sensitive child, through your punk teenage, up to now: does exist any constant of yourself that remains? If yes, how does it bring you to shunga?

I think the constant is the seeking of who you are, what is really reality and what you can do with that in order to contribute to a better life and world. I have always been driven by the same thirst for progress, empathy, and love.

Nowadays I would really say that it was all the same thing… painting, drawing, writing, photography, tattooing… I always had the same things in my mind, the same visions. I was just trying to apply new approaches and techniques in order to get to where I was heading.

It is an artform in itself to just stop and drop what you are currently doing and instead embark on something completely  new. It is true that a lot of people around me sometimes have a hard time keeping up with my change of moods and paths and sometimes I lose friends and other people for good in that process. It can’t be helped really. I can’t stop. I have to go forward and I have to change.

Think about it this way….the universe is changing and evolving every microsecond of existence, so why would we as humans, an animal like all the others, not have to also constantly change?
It is an illusion that not changing creates stability and safety. It simply doesn’t work that way in reality. But we are all being taught this ”truth” from an early age and they really hammer it into us deep.

Just like all the other crazy things about sexuality, the world, love, what is true, religion; we grow up to believe that our ”reality” is ”real” and then we struggle our whole lives to keep the house of cards from not collapsing. And it is always crashing down upon us and we hide behind illusions and delusions.

It is our duty to our self to admit to all of this and to start travelling on the path ahead.

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Haru

You became an “horishi”, japan master tattooist. Which medium is the more satisfying between canvas and skin?

Yes, I worked with tattooing for 28 years and 20 of those with Japanese traditional tattooing only. I don’t know why I did that for so long. I guess it was a process and I had to follow along and see through. Slowly, as I was creating the traditional Japanese tattoos I started to find myself somewhere between the lines.
Now I am currently totally devoted to painting, but still continue working on all my regular tattoo clients from before.
I have a responsibility to finish their tattoo and I pour all my energy into that when I do. But there is a slow shift into more and more serious painting and that takes a lot of time and hard work.

The canvas is much more satisfying to me than skin. Skin is always attached to a client and that means that you are never completely free to create.

Your shunga are modern both for graphic and thematics: your subjects are mostly female, intead of traditional ones. Why?

I think this depends on the simple fact that I don’t enjoy painting men too much. I enjoy painting cocks but men as a whole is not so very poetic to me. Lately I have started to experiment with some gay themes and that changes it a bit so we will see what comes out of it.

I also have to adapt the themes to things that I find interesting and challenging. I have some things that I really want to say and I try to constantly find the best way to do that visually as well as content wise.

Sexuality is so very charged with ideas of what is normal, what is arousing, what is kinky, etc.

Firstly I have to explore these ideas for myself and make my own mind up about it.
Copying the Shunga from the Edo period would not make sense since that time is not here and now. Also, current western ideas about sex are a minefield of illusions and imagery that is just passed along as ”sexual”.

In reality, what is arousing is much much more than just two (or more) naked people fucking. All these ideas served up to us by the porn industry, religious beliefs etc, has to be questioned and teared down before we can reach anything ”real”.

Questions that at the moment are floating in my mind when I work are for instance: if we take away the illusion that there is something that can be called normal, then what happens with labels like ”hetero”, ”gay”, ”lesbian” or ”bisexual”? Are there really a need for those labels? Why not be attracted to who you are attracted to in the now and then call THAT normal? Why must we constantly define everything through these labels? Why do we call masturbation for a specific word? Why don’t we just call it sex like all other forms of sex? We call groups of two or more that makes love for ”sex”, but when it’s just you it is not really sex but some kind of lesser form of it.

And arousal is also depending on other factors of sensuality, while most of them very personal. Everything that we call ”fetishes” (another label) are very personal and often do not necessarily come from the sexual world.

Some things gets intertwined, intermingled and perhaps sex is one of the more primal urges and behaviours that we still have with us today. So maybe that is why different situations, difficulties or personal problems seeks a way to get resolved by combining it with sex. When you have really amazing sex time stops dead in its tracks and all the little things that you constantly worry or think about disappear from the immediate now.

So  intimate deep sex is a little bit similar to Zazen (zen meditation). It strips reality of all the strange things we have dressed it up in and makes it appear to us as it really is.

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Gyokumon

What is the response of public in front of your art?

The overwhelming majority of people that view my art (when I am there to hear it) respond in a very positive way. That makes me very happy and tells me I must be doing things at least a little bit right. Even when I paint scenes or situations that usually would make some people blink once or twice, it seems that they think its beautiful.

Maybe it is the way I view the erotic world? I do not like violence or power structures so I try to stay away from those things. I also only paint scenes that interest or fascinate me in a positive way. Sometimes I paint gay or lesbian scenes only because I want to prove to my self that I am able to go around the idea of ”normal”. I focus on the attraction, the intimacy and the arousal. And also on the pleasurable aspect. I want to include all the aspects of the erotic that I find positive and good even if I personally haven’t had sex with another man or experiment with bondage.

I want people to really see that positive side of intimacy. It doesn’t matter who is having sex with who as long as it is based on the good aspects of human nature.

Sometimes I get stupid responses if I am for example showing my work at a tattoo convention. Those events are arranged to attract a large variety of people so some of those people might react differently to my artworks. Usually it is a group of young men walking by, and I can tell that in this little group perhaps emotions and intimacy are not discussed and talked about, and one of them usually calls out ”Hey, look! A pussy!” Like they never saw one before.

It makes me giggle and I am amused by the sheer insecurity in those little male groups – not that it is something that I think is funny that it exists, this insecurity. It is the root to ugly things like misogyny and homophobia and that is not really a laughing matter. It’s rather that they think they are so cool and so in control as men, and then they blurt out ”Hey! Pussy!”. It’s like they are dropping their pants in a way.

So, yes, the reactions are almost one hundred percent positive.

On your blog you write that, exactly as the ancient shunga of Edo period, your shunga quench your “intimacy thirst”. Is it still this way or they satisfied other aspects of your life?

The Shunga of Edo period Japan was created mainly as a visual help for male masturbation. Edo (now Tokyo) used to be a city with a huge surplus of single men, especially from the common classes, like construction workers etc.

There was of course prostitution, but many men could not afford it or perhaps didn’t see that as an option. So masturbation was a big thing (as it always is, no matter what people say. Men masturbate a lot, and that is good).

So the shunga only didn’t quench the thirst for immediate physical intimacy but also painted fantasies of relationships with women. A lot of the Shunga portrayed common husband-wife or boyfriend-girlfriend situations. It is often what we cannot have that exited us the most. So in this case it was domestic relationships that was difficult to obtain.

That is partly why Shunga did look like it did for the majority of its production and existence .
As far as for myself, so yes, as a painter of erotic art and in the manner I do things, it satisfies and quenches many thirsts. It also has helped me to see myself more truly and accurately and I have liberated myself from some constraining ideas and emotions.

If you constantly work with depicting erotica in your art you will discover that so many things we assume is ”normal” regarding sex. And I don’t mean the missionary position versus kinky things but rather ideas of how often one should have sex, or how horny one is supposed to be in order to be ” healthy”. I think many people think that having sex all time is the ”normal” way and if not then there’s a problem.

For me, as an artist, there is often other things that satisfy me as much as sex: painting, reading, drinking good wine, great conversations etc. Once you stop separating one behaviour that arouses you from all the other things that also do, then life becomes more whole and real.

Sex with another person, even in an intimate marriage like the one I am part of, well, it comes and goes. We talk a lot about it and don’t feel any panic if the physical sexual part is not always there. Real intimacy is your whole reality, not just sex; it is about sharing your whole you with that whole other person. Forget the separating of the physical from the psychological: if you believe that a separation like that is even possible then you are really a fool in my opinion.

I think about sex the whole time, but not necessarily as a means to an end, to reach orgasm, but rather as an aspect of the true human heart. So it can be so many things; since I am painting erotica all the time one can say that I am kind of always having sex.

la camera di valentina
Fuukou

Who are the artists, japan or not, who inspires you?

Oh, there are so many! And so may different things. And they change and shift all the time. Perhaps it is best if I just blurt out a sort of chaotic list of what affects and inspires me right now?
Here we go:
Katsuchika Hokusai, Kawanabe Kyosai, Kitagawa Utamaro, Yamaoka Tesshu, Ito Jakuchu, Tsukioka Yoshitoshi, Uemura Shoen, Hashida Shunso, Ikenaga Yasunari, Tetsuya Noguchi, Miho Hirano, Beni Kochiji, Yuji Moriguchi, Toshiyuki Enoki, Masaaki Sasamoto, Reiko Yamasaki, Gustav Klimt, Alphonse Mucha, John Williams Waterhouse, John Singer Sargent, James McNeill Whistler, Van Gogh, John Everett Millais, Dante Gabriel Rossetti, Caravaggio, Carl Larsson, Hilma af Klint and many more.

These are the artists I frequently look at and steal as much as humanly possible from. But there are some many other things that influence my work. Especially Kimono and Kimono patterns. Japanese fabrics are a never ending source for inspiration.

It is in fact my goal to stop wearing western clothing and cross over to kimono and other forms of Japanese clothing all together. Western dress is very uncomfortable and it was a long time ago since western fashion displayed any kind of dignity or true poetic beauty.

I kons that people are going to stare and think I am some kind of strange person but I like to give no fucks about thing like that. I tell my children to honestly try not to be ”normal” since that is the first step of eradicating your own self. Nothing good will come out of that at all.

Have social-network help or complicate sharing your art?

Well, Instagram has of course been very important for me. Without IG it would have been difficult to even attempt crossing over from tattooing full time to painting full time.

On the other hand, Instagram has these very blunt and strange moral rules about art and it is a constant worry that my account will be deleted.
I regularly have post deleted by them and end up being shadow banned for weeks o end.

This of course hampers my ability to grow my following. New followers means new opportunities to sell prints and I desperately have to put food on the table since I have a family.

I have experimented with softly censoring myself but that is no fun and the followers doesn’t really appreciate that. So maybe I will start advertising about my back up account more and just take my chances with being deleted.

la camera di valentina
haru

You also write a lot. How writing and painting are linked together?

I love to write but do it way to seldom. I actually feel that writing is the creative outlet that I am best at. I also love painting and time is limited-

Writing is a way for me to tell my viewers about my intentions and visions around my paintings. I do have an agenda with my work.
As with everything else, I am always out to change the world. That might sound like a pompous and perhaps futile goal but I believe that many small changes will lead to big change.
One big bang of change rarely leads to anything constructive.

So if I want to change how masculinity and male culture sees and treats women I have a great opportunity if I use images and words together. I mean, who doesn’t like to watch erotic paintings (except perhaps Instagram and fearfully religious people) and if I can get somebody to view my work the step is not far to get them to read about it as well: that is where I really get a chance to discuss serious issues, like a clever mix och cocks, pussies and fucking paired with poetry, intellect and politics.

I love that combination. I also feel that being too confrontational leads only to more polarisation.
All change must come from within and many times slowly. I call myself a feminist and truly believe that the issue of women’s rights and equality is at the core of almost anything else that is wrong.

I usually get a lot of shit from men for saying it, but it is male culture that is behind most of the bad things in the world and we need to balance and change that male culture. And only men can change themselves. Also, there is a tendency in the dominant part of male culture to only pay attention to what other men say, so I see it as a calling to be a man that tell other men which way to go in order to make the world a better place for everybody.

Do you have any future project you can anticipate us?

Right now I am working on new pieces for a group exhibition in Tokyo, Japan if December this year. I am very exited about this and I am of course suffering a lot because of that. What to paint? Will they like it? That sort of thinking plagues me all the time.

I am also thinking a lot about where to take my future work. I want to explore more themes like gay, lesbian, bi and transexual ones. Of course I will also paint a lot of ”normal” erotica. But mixing all these things up seems exiting and by doing so, by making it more ”normal” to do so, perhaps some people being aggressive towards what is not ”normal” will slowly change their minds.

The important thing is to keep the heart in it at all times. I don’t want to paint common cock in pussy things. That is the difference between porn and erotica I think: the intention of the image, not necessarily what it portrays.

You can paint very hard anal sex in very graphic way and still call it erotica. It the heart is sin it.

I also want more and more people to see my work so I am thinking about how to get the opportunity to exhibit my work more. Meeting the viewers in person and talking with them about my art is perhaps the best part of being a painter of sex.

la camera di valentina
kuchidzuke

I ragazzacci del futurismo – Sesso Manifesto 1

Erano giovani, erano feroci, non le mandavano a dire; avevano le idee chiare su tutto, anche sul sesso: erano i Futuristi e sono qui per sconvolgerci ancora, e per sempre.

Nel primo Manifesto del Futurismo, Filippo Marinetti scrive che la guerra è “sola igiene del mondo”. Questa esaltazione al limite del fanatismo si sgonfierà velocemente lungo la Prima Guerra Mondiale: saranno stati anche giovani e intraprendenti, ma mica scemi: bello elogiare il viaggio verso la morte come grande atto di ribellione, fino a quando non capisci che, una volta in partenza, non è possibile tornare indietro. Defunti alcuni compagni futuristi (sì, ho scritto “compagni”), Marinetti, Boccioni & co. hanno, giustamente, fatto un grosso dietrofront: per stravolgere il mondo, dopotutto, serve restarci dentro da vivi.

Prima del disincanto, comunque, la loro non era un’esaltazione da bulli fascisti e guerrafondai come forse si può pensare. C’era, anzitutto, una forte fiducia nel senso rivoluzionario della guerra e il suo scopo di disinfettante globale serviva loro per credere che un mondo nuovo, ripulito dal vecchiume stantio, fosse possibile.

Parallelamente, il sesso ripuliva il mondo dal sudiciume dell’ipocrisia borghese che opprimeva la società.

Per far sì che ciò accadesse, i futuristi fecero attenzione a maneggiare con pochissima cura un erotismo esaltante, sconvolgente e scandaloso; brutale e vivace come il sesso può, in effetti, essere.


Mafarka et les autres

Il primo romanzo scritto da un futurista – chi, se non Marinetti – fu proprio un romanzo erotico. “Mafarka il futurista”, del 1910, inizia la sua storia con uno stupro di massa per poi snodare e svilupparsi in un mix di fantasie sessuali grottesche e spinte; è pieno di violenza, di morte – ultima voluttà, secondo Marinetti – e oscenità. Mentre in Francia fu pubblicato senza troppi inghippi, in Italia fu accusato di oltraggio al pudore e costò a Marinetti due mesi di carcere e un processo, dal quale uscì assolto.

Il sesso era l’energia primaria che muoveva ogni cosa, lo scandalo il linguaggio necessario affinché tutti potessero capirlo.

Spoiler: non funzionò, ma loro acquisirono sempre più fama e rilevanza.

In ogni caso la prepotenza, il sopruso, l’aggressività altro non erano che linguaggi artistici e mai reali e, proprio come i dadaisti, la loro necessità e il loro credo erano quelli di sferrare colpi violenti per stravolgere il sistema.

Prima di Mafarka, nel 1908, l’edizione parigina titolava “La Ville Charnelle” (la città carnale) e poi, in italiano, come “Lussuria Velocità”: una raccolta di componimenti marinettiani dove il corpo della donna – anatomia della città in questione – rappresenta il desiderio più grande, fonte inesauribile di voluttà, dentro la quale non c’è spazio per i romanticismi da secolo precedente, ma solo per un’insaziabile voglia di estinguere tutta la lussuria possibile, per l’appunto.

Contro le idee di amore e di sentimento, questi ragazzacci annientarono anche l’istituzione del matrimonio, calpestandolo e accusandolo di essere solo uno strumento di controllo da parte dello Stato (…che poi, a pensarci…).

Il sesso era il solo legame valido, tra le persone. La penetrazione è l’unico vero atto che fa il rapporto: entrare dentro una donna è un impegno, direi addirittura politico; un gesto che richiede determinazione e costanza, in quanto a venir penetrata non è solo il corpo della donna, ma anche la sua essenza.

Per questo motivo il corteggiamento che al massimo punta a uno “strofinamento” non è roba per veri uomini futuristi; anche la penetrazione è azione violenta, dunque audace. Proprio come andare in guerra e attraversarla indomiti è un modo per dimostrare il proprio valore di futurista, così anche conquistare la donna e penetrarla è un modo per dimostrare il proprio valore di… uomo.
Dai, gli mancano un sacco di nozioni sull’orgasmo femminile e so’ cresciuti a pane e mascolinità tossica, però so’ forti, o no?


Come si seducono le donne?

Questa donna, quindi, cos’è? Pari alla macchina come mito per andare in direzione di questo Futuro utopico, la donna è un oggetto che serve a concretizzare l’identità dell’uomo futurista.
Sempre nel primo Manifesto, Marinetti auspicò al “disprezzo della donna”. Ma chi era la donna da disprezzare?

Nell’arte imperava sovrano il mito malefico della femme fatale, donna angelica dalle intenzioni demoniache, che a guardar bene avrà pure partorito capolavori tra lo stupefacente e il sublime ma, per quanto riguarda la figura della donna, non era poi tanto più lusinghiero rispetto a un Marinetti incazzato: tentatrice, serpe, doppiogiochista, padrona solo della propria bellezza fisica per annichilire l’uomo, strega, incantatrice: fiumare di Salomé incantevoli, Odalische esotiche ed erotiche, Giuditte vendicative; a veder bene, quindi sono queste le donne che Marinetti disprezza: distrazioni effimere, giochi a perdere, miti da abbandonare per andare tutti, uomini e donne, verso il progresso.

A concretizzare questa idea, due scritti di una certa rilevanza: “contro il lusso femminile” e “come si seducono le donne”.

Il primo è un articolo che inveisce contro “il lusso”, ovvero l’orpello inutile che ricopre la borghesia – la femme fatale è ricca di gioielli e bei vestiti preziosi -, che richiede un determinato standard di corteggiamento e un bon ton perfettamente evitabile e contro il quale, unica soluzione possibile è il nudo, controcorrente e d’impatto. Vuoi che ti inondi di roba luccicante da mostrare al branco di invidiosi perbene? Allora ti spoglio; il secondo è, come solito, un invito all’azione concreta del sesso, all’intraprendenza, all’eroismo “unico vero afrodisiaco della donna”.

Parrebbe paradossale, dopo i discorsi sulla penetrazione, ma questo scritto è, in effetti, uno dei primi nel quale la parità tra uomo e donna è indagata anche per ciò che riguarda il godimento e il piacere sessuale.

Nella società neo-novecentesca i movimenti femministi e l’ideologia comunista avevano iniziato a porre la questione del diritto al lavoro e alla parità salariale, ma era già troppo da integrare e da digerire.

I Futuristi, non contenti, osarono addirittura questo: introdurre l’idea che sia uomini, sia donne, avessero uguale diritto a godere come animali.

Il loro linguaggio aggressivo, comunque, ricevette una risposta di tutto rispetto da parte delle prime donne futuriste che, con tutte le contraddizioni necessarie dell’essere donne in una società del genere, dovettero attrezzarsi di ingegno per controbattere; e lo fecero, con grandezza di spirito, come Futurismo richiede.

Questo, però, lo vedremo insieme al prossimo Sesso Manifesto.

bibliografia:
“Avanguardie Artistiche del Novecento”, Mario De Micheli
link: http://www.arengario.it/futurismo/erotica-futurista-1-la-momie-sanglante-di-f-t-marinetti/

L’erotismo in Paul Gauguin: Te Faruru

Paul Gauguin è stato un grandioso e controverso pittore post-impressionista. Fuggendo dalla civiltà così come la conosceva ha scoperto l’energia cosmica nell’erotismo.

la camera di valentina
ritratto dell’artista con il cristo giallo, 1889

Paul Gauguin (1848 – 1903) fu un pittore francese tra i massimi esponenti del post-impressionismo. Lui nacque davvero nell’anno del “faccio un ’48” e in qualche modo questo moto rivoluzionario crebbe e convisse in lui.

Gauguin colonizzatore, ribelle, perverso; rivoluzionario, spirituale, passionale. Il mito del pittore si fonde con l’uomo e non sappiamo dove inizi l’idolatria e finisca la verità; probabilmente è stato tutte queste cose e molto altro.

Dopo il ’48 la situazione sociale e culturale fu un colpo basso per tutti gli artisti europei, da Van Gogh a Munch; sognavano uno stravolgimento sociale che non avvenne. Gauguin fu tra i disillusi e forse per questo decise di cercare se stesso in altri luoghi.

La sua rivoluzione personale partì comunque dalla Francia, in Bretagna: una regione “primitiva” dove ai suoi occhi si apriva una visione di vita semplice e umile. A questo periodo appartiene “Il Cristo Giallo” e la serie di ritratti di donne bretoni.

La ricerca di quella semplicità lo indusse a viaggiare per la Polinesia dove ritornò molte volte, tra una vita lasciata in Francia e un’altra fatta a Tahiti. In questi viaggi sviluppò e abbracciò una filosofia piuttosto vitalistica che, a sua volta, divenne poetica esotica e primitiva dei suoi quadri. È in questa ricerca del vero e del puro che si colloca la sua concezione di erotismo e con questo le sue contraddizioni.

Perché vedete, per essere un uomo alla ricerca della libertà e della purezza, lontano dalle corruzioni dell’ipocrita civiltà francese, le sue vicende amorose dal gusto montanelliano stridono con ciò che potremmo aspettarci da uno spasmodico desiderio di incorrutibilità dello spirito, ma tant’è: dovessimo guardare a puntino e scandagliare con la lente di ingrandimento le vite dei più grandi artisti della storia e valutarne la moralità e l’etica, dovrei chiudere blog e burattini e sorvolare miseramente sul loro operato.

L’energia cosmica e la natura: il sesso come essenza vitale

Lo scopo di Gauguin nell’esiliarsi a Tahiti era quello di ritrovare se stesso e il senso della propria esistenza, nonché di quella di tutti gli uomini sulla terra. Se ci riuscì non ci è dato sapere, ma da ciò che ci ha lasciato (vedi “Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?“), sappiamo che di domande se n’è poste parecchie.

la camera di valentina
Te Arii Vahine (la moglie del re), 1896

L’erotismo gioca il ruolo di linfa vitale: l’incontro con il corpo è l’incontro con l’essenza più pura della vita; il sesso è l’energia cosmica che ricongiunge lo spirito con l’animale.

Questo ritorno alla Natura si concretizza nello stile primitivista della pittura: non è un caso che le modelle e i modelli siano geometricamente semplificati e i colori, esotici di loro, siano saturati all’inverosimile; i volumi appiattiti, sintetizzati ai minimi termini, come a voler raccontare, con un colpo di pennello, che la vita è un incontro senza pretese tra colori vivaci e linee elementari.

Le ambientazioni polinesiane inquadrano una società diversa, immersa nell’Eden selvaggio  e incontaminato, dove ci sono frutti esotici e afrodisiaci e capanne mimetizzate nella foresta.

A proposito di capanne, nella sua dimora tahitiana Gauguin appese sulla porta un quadro con su scritto “Te Faruru“, ovvero: “qui si fa l’amore“. Effettivamente, con le sue muse e modelle intrattenne più di un incontro passionale, con alcune ebbe anche dei figli.

la camera di valentina
Te Faruru

I suoi quadri si alternano tra esplicite posizioni sessuali e ritratti percettivamente erotici, di momenti nella quotidianità.
La naturalezza con la quale gli abitanti di quei luoghi convivevano con la nudità indusse il pittore a cogliere solo qualche volta e sempre volutamente la malizia del corpo, dunque a eroticizzarlo. Per il resto era vita che scorreva libera.

A Paul Gauguin si deve quel fascino tramandato per il primitivismo che poi influenzò artisti quali Modigliani e Picasso. Le sue immagini sono quelle che più si affiancano al “mito del buon selvaggio” di Rousseau.

Per ciò, la sua arte era pornografica come è pornografico il bambino quando, alla scoperta di sé, si tocca e si stimola senza capirsi troppo: istintivamente, senza vergogna, spudoratamente.

la camera di valentina
Due amanti maori, 1891

 

bibliografia:
Mario De micheli, avanguardie del 900, la feltrinelli
Enciclopedia Universale, le garzantine
Gauguin, panda libri
The European Reality of Erotics, Marsha Morton, 2013 (www.academia.edu)
Gauguin: vitalist, hypnotist, Barbara Larson (www.academia.edu)
articolo: http://plume-dhistoire.fr/les-polynesiennes-de-gauguin-muses-erotiques/

In Bed With Valentina n°4 – Joka

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Oggi nel lettino di Valentina c’è un pittore iper-puntinista veramente fuori dal comune: Joka. Leggiamo insieme la sua storia e la sua arte.

Da quanto tempo dipingi?

In maniera professionale, o con questa intenzione, dal 2004. Dopo essere stato licenziato dal vecchio lavoro, avendo scoperto da poco il mondo del pop-surrealismo, ho deciso che esporre nelle gallerie quadri di questo genere era lo scopo che avrei voluto raggiungere. Prima mi cimentavo molto, producendo dei quadri eclettici, di vario stile, ma senza nessuna reale direzione o intento, perché non avevo frequentato scuole d’arte e quindi non avevo mai preso decisioni a riguardo.

Cosa ti ha portato all’iper-puntinismo?

La maggior parte dei puntinisti usano i pennelli o le penne; quando ho aggiunto a questi altri strumenti (gli stuzzicadenti, nel mio caso), utilizzando diversi colori, ho spinto l’idea di puntinismo a un livello, per qualcuno, impensabile.

Ci sono degli artisti dai quali trai ispirazione?

Di questi tempi, con tutti gli artisti che girano in questo ethos, ho perso il conto di quelli che seguivo, non riesco a stare dietro la massa ormai. Però è di ispirazione qualunque artista viva intensamente il lavoro che fa.

Hai scritto che il puntinismo è una sorta di meditazione, per te. Funziona per la vita di tutti i giorni o solo per il processo creativo?

È sicuramente la carica di cui la mia vita ha bisogno per avere una direzione e un focus. Programmare un obiettivo (l’opera d’arte, in questo caso) e muovermi affinché sia compiuto è una specie di disciplina che senza esso mancherebbe.

I soggetti delle tue opere creano come un “collage”, un effetto visuale assurdo, anche erotico, in alcune. Pensi che questo sentore surreale aiuti a comprendere l’erotismo nei suoi diversi aspetti?

Penso che l’assurdo re-contestualizzi l’erotico per renderlo più artistico e aperto a una moltitudine di interpretazioni, altrimenti sarebbe solo noi, corpi. 

La tua campagna di “Censor Art” è profondamente significativa. Concordo con te quando scrivi “l’annacquamento o la censura di cose tanto universali quanto il corpo umano sono controproducenti per l’arricchimento delle arti”. Come si spiega, secondo te, questa regressione al “pudore”, oggigiorno? Perché è così difficile avere a che fare con i corpi e la nudità nei nuovi media?

Trovo, sfortunatamente, che tutto sia ridotto nelle mani delle entità corporative, timorose che i loro prodotti siano danneggiati da qualcosa che pochi ritengono inappropriata, escludendo una parte dei loro clienti, così come alcuni di noi hanno paura di certe parti del corpo. Penso che la nudità, in tutte le sue forme di intrattenimento, sia molto più accessibile, oggi, grazie a internet.

Il progetto “Censor Art” vuole puntare un faro sull’ipocrisia di queste piattaforme che dicono quanto sia giusto coprire un nudo, che abbia l’intento di essere erotico, con tre punti strategicamente posti, ma un’opera d’arte che abbia come scopo quello di suscitare emozioni è oscurata perché magari mostra un capezzolo.

Io censuro con la mia arte a puntini, piuttosto di lasciare fare a un algoritmo che mi oscura l’opera dagli occhi delle masse perché potrebbe contenere materiale adulto.

Infatti, la censura che tu fai in realtà risalta i corpi e che davvero diventano più evidenti. Credi che sia per quell’effetto di “vedo non vedo” spesso utilizzato nell’erotismo, o per qualcos’altro?

Ci sono poche cose in più con le quali abbiamo familiarità oltre le forme umane, quindi persino una silhouette si riconosce immediatamente e nel mio caso la metto in evidenza con tanti colori.

Comunque, lasciare via libera all’immaginazione implica anche un coinvolgimento erotico e dunque a qualcosa più desiderabile.

Parlando dei nuovi mezzi: la tua arte è un lavoro manuale, tangibile. In quanto creativo, cosa ne pensi di queste due “scuole”, quella “analogica” e quella digitale? Possono coesistere e supportarsi oppure no?

Vivendo dipendenti da questo mondo digitale in cui siamo adesso, il svilupparsi di un regno dell’arte digitale è inevitabile. I bambini prima o poi creeranno arte direttamente su questi dispositivi, senza usare più supporti fisici. Comunque sia, sono parecchio della vecchia scuola e vorrò sempre un prodotto tangibile.

Le riproduzioni sono fighe, ma avere quel pezzo d’arte unico-e-solo per me ha molto significato: è come avere il pezzo direttamente dall’artista e non credo che l’artista digitale possa dire lo stesso.

Cos’è quell'”immaginario nostalgico” di cui parli nella tua “about“?

Mi piace usare un sacco di immagini vintage e rielaborarle in chiave moderna. Molto di quello che utilizzo proviene da vecchie riviste che ho collezionato.

“Censor Art” è l’ultimo dei tuoi progetti. C’è qualcos’altro che puoi anticiparci?

Con questa serie ho iniziato diverse cose, ma per il prossimo futuro nulla di più è programmato. Mi piacerebbe lavorare più in grande, ma sto studiando la logistica. Questo progetto è stato accolto davvero molto bene e credo abbia una rilevanza di questi tempi, quindi continuerò a svilupparlo in tutte le sue possibili vie.

Grazie Joka per aver preso parte in questa intervista, trovate i link al suo sito e al suo instagram nell’articolo.