In Bed With Valentina n°7 – Coucouaurelien

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Coucou! Eccoci con l’artista dei culi (e non solo) più erotici, più divertenti e più… blu di tutto il Gram. Scopriamo chi è Coucouaurelien!

Da quanto tempo disegni?

Mi è sempre piaciuto disegnare su supporti fatti ad hoc, ma con questo stile e così intensamente solo da un anno e mezzo.

Quali strumenti utilizzi?

Disegno principalmente su iPdad, con Procreate.

Come si è evoluto il tuo stile, nel tempo?

I miei disegno sono molto più forti e dettagliati di quelli iniziali, anche i soggetti sono, probabilmente, più maturi.

La tua palette è riconoscibile, tutto questo blu ha un significato?

Io amo davvero tanto il contrasto che il blu e il rosso ci offrono, per me è un duo davvero forte: acqua e fuoco, caldo e freddo, cielo e sole, morte e vita e via scorrendo.

Guardando il tuo account ig è evidente come tu abbia fatto una sorta di studio super zoommato di specifiche parti del corpo, fino ad arrivare alle tue deliziose “culottes”. Com’è iniziato tutto ciò?

Mi piace far passare un messaggio nitido nella maniera più chiara possibile. In questo caso è perché credo che spesso l’unicità di una scena sia data da un dettaglio, quindi preferisco mettere in luce quel dettaglio.

I tuoi lavori hanno un erotismo divertente, leggero e delizioso. Come ha reagito il tuo pubblico, dagli inizi fino a ora?

Creare soggetti tanto intimi con umorismo e leggerezza implica una collusione tra me e il pubblico. Cerco di fare passare il concetto che l’erotismo è ovunque e che essere interessati alla bellezza del corpo non ci rende ossessionati dal sesso.

Fai anche delle clip animate molto brevi, contenenti poesie erotiche o versi brevi scritti da altri. La scrittura è un’altra tua passione?

Secondo me scrittura e disegno hanno lo stesso scopo: dire qualcosa, raccontare una storia, fare ridere e reagire le persone. Se già molte immagini parlano da sole, unire a loro le parole rende tutto più incisivo. Scrivere non è una passione forte tanto quanto il disegno, ma mi piace molto.

Ci sono artisti da cui trai ispirazione?

Quello che trovo molto stimolante è la determinazione e la persistenza mostrati dalle persone che fanno a modo che la loro arte diventi la loro vita. Non mi importa il campo di lavoro. Ascolto un sacco di programmi che danno voce agli entusiasti, come “Creative Pep Talk”, “Women of Illustration”, “The Honest Designers Show”, tra quelli in inglese.

In quanto creator sui social: hai mai avuto problemi per i tuoi contenuti? Cosa ne pensi di queste linee guida che invece di risolvere un problema, lo creano?

Non ho mai avuto problemi, ma è certo che queste linee guida appartengono a un mondo vecchio, passato. Dopotutto, l’arte è sempre servita per dire qualcosa e per porre lo spettatore in dubbio in diversi modi, è il gioco di sempre. Ci saranno sempre cose assurde da mettere in discussione.

Stai lavorando a qualche progetto inedito?

Ho iniziato un fumetto interattivo su instagram, racconta la storia di una giovane ragazza parigina. Non so se continuerò, ma per il momento mi diverte parecchio.

In Bed With Valentina n°7 – Coucouaurelien ENG

Coucou! Here we are with the artist of the most erotic, bluest, fanciest bums of the gram (and not only that!). Let’s see together who’s Coucouaurelien!

How long have you been drawing?

I have always loved drawing on an ad hoc basis, but I have been drawing intensively and with this style of illustration since half an year.

Which tools do you use?

I mainly draw on iPad using the Procreate app.

How did you style evolve, in time?

My drawings are more detailed and stronger than the beginning, the subjects mentioned are perhaps more mature as well.

Your palette became typical of you, does the blue have specific meaning?

I really like the contrast that blue and red offer. For me it’s a very strong duo, water x fire, cold x hot, sky x sun, dead x living there are still many more!

Looking at your ig account is clear that you made a sort of super-zoomed studio of body parts, until your gorgeous “culottes”. How did all of this just started?

I like to make strong images with a clear message. It’s often a detail that makes a global scene unique, so I decide to put that detail in the spotlight.

Your work presents a fancy, delightful and funny erotica. How did your audience and follower response since your beginning?

Approaching intimate subjects with humor or lightness establishes a collusion between my audience and me. I’m trying to break it down by showing that eroticism is everywhere, and that being interested in the beauty of the body doesn’t make us obsessed with sex.

You also make short animated clip often linked with brief erotic verses from other authors. Is writing another passion, to you?

In my opinion, writing and drawing have the same aims: to say something, tell a story, make people laugh and react. If a lot of pictures speak for themselves, mixing these two mediums makes it even stronger. Writing, as a passion, isn’t stronger as drawing, but I really like this medium as well.

Do you have artists you take inspiration from?

What I find most inspiring is the determination and persistence shown by people managing their art something to life for. No matter the field. I listen to a lot of programs that give voice to enthusiasts (“Creative Pep Talk”, “Women of Illustration”, “The Honest Designers Show” for those in english).

 As a creator on social: have you ever been in trouble for your content? What do you think about these guidelines that often create problems instead of solving them?

No, I never had a problem, but of course the guidelines you mentioned belong to an old world. Afterwards, art has often been used to say things and question the spectator in a roundabout way, it is ultimately a game. There will always be ridiculous things to question.

Are you working on some future project?

I started an interactive comic on Instagram. It tells the story of a young Parisian girl. I don’t know if I’m going to stick with it because it takes a lot of time, but it amuses me.

In Bed With Valentina n°4 – Joka

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Oggi nel lettino di Valentina c’è un pittore iper-puntinista veramente fuori dal comune: Joka. Leggiamo insieme la sua storia e la sua arte.

Da quanto tempo dipingi?

In maniera professionale, o con questa intenzione, dal 2004. Dopo essere stato licenziato dal vecchio lavoro, avendo scoperto da poco il mondo del pop-surrealismo, ho deciso che esporre nelle gallerie quadri di questo genere era lo scopo che avrei voluto raggiungere. Prima mi cimentavo molto, producendo dei quadri eclettici, di vario stile, ma senza nessuna reale direzione o intento, perché non avevo frequentato scuole d’arte e quindi non avevo mai preso decisioni a riguardo.

Cosa ti ha portato all’iper-puntinismo?

La maggior parte dei puntinisti usano i pennelli o le penne; quando ho aggiunto a questi altri strumenti (gli stuzzicadenti, nel mio caso), utilizzando diversi colori, ho spinto l’idea di puntinismo a un livello, per qualcuno, impensabile.

Ci sono degli artisti dai quali trai ispirazione?

Di questi tempi, con tutti gli artisti che girano in questo ethos, ho perso il conto di quelli che seguivo, non riesco a stare dietro la massa ormai. Però è di ispirazione qualunque artista viva intensamente il lavoro che fa.

Hai scritto che il puntinismo è una sorta di meditazione, per te. Funziona per la vita di tutti i giorni o solo per il processo creativo?

È sicuramente la carica di cui la mia vita ha bisogno per avere una direzione e un focus. Programmare un obiettivo (l’opera d’arte, in questo caso) e muovermi affinché sia compiuto è una specie di disciplina che senza esso mancherebbe.

I soggetti delle tue opere creano come un “collage”, un effetto visuale assurdo, anche erotico, in alcune. Pensi che questo sentore surreale aiuti a comprendere l’erotismo nei suoi diversi aspetti?

Penso che l’assurdo re-contestualizzi l’erotico per renderlo più artistico e aperto a una moltitudine di interpretazioni, altrimenti sarebbe solo noi, corpi. 

La tua campagna di “Censor Art” è profondamente significativa. Concordo con te quando scrivi “l’annacquamento o la censura di cose tanto universali quanto il corpo umano sono controproducenti per l’arricchimento delle arti”. Come si spiega, secondo te, questa regressione al “pudore”, oggigiorno? Perché è così difficile avere a che fare con i corpi e la nudità nei nuovi media?

Trovo, sfortunatamente, che tutto sia ridotto nelle mani delle entità corporative, timorose che i loro prodotti siano danneggiati da qualcosa che pochi ritengono inappropriata, escludendo una parte dei loro clienti, così come alcuni di noi hanno paura di certe parti del corpo. Penso che la nudità, in tutte le sue forme di intrattenimento, sia molto più accessibile, oggi, grazie a internet.

Il progetto “Censor Art” vuole puntare un faro sull’ipocrisia di queste piattaforme che dicono quanto sia giusto coprire un nudo, che abbia l’intento di essere erotico, con tre punti strategicamente posti, ma un’opera d’arte che abbia come scopo quello di suscitare emozioni è oscurata perché magari mostra un capezzolo.

Io censuro con la mia arte a puntini, piuttosto di lasciare fare a un algoritmo che mi oscura l’opera dagli occhi delle masse perché potrebbe contenere materiale adulto.

Infatti, la censura che tu fai in realtà risalta i corpi e che davvero diventano più evidenti. Credi che sia per quell’effetto di “vedo non vedo” spesso utilizzato nell’erotismo, o per qualcos’altro?

Ci sono poche cose in più con le quali abbiamo familiarità oltre le forme umane, quindi persino una silhouette si riconosce immediatamente e nel mio caso la metto in evidenza con tanti colori.

Comunque, lasciare via libera all’immaginazione implica anche un coinvolgimento erotico e dunque a qualcosa più desiderabile.

Parlando dei nuovi mezzi: la tua arte è un lavoro manuale, tangibile. In quanto creativo, cosa ne pensi di queste due “scuole”, quella “analogica” e quella digitale? Possono coesistere e supportarsi oppure no?

Vivendo dipendenti da questo mondo digitale in cui siamo adesso, il svilupparsi di un regno dell’arte digitale è inevitabile. I bambini prima o poi creeranno arte direttamente su questi dispositivi, senza usare più supporti fisici. Comunque sia, sono parecchio della vecchia scuola e vorrò sempre un prodotto tangibile.

Le riproduzioni sono fighe, ma avere quel pezzo d’arte unico-e-solo per me ha molto significato: è come avere il pezzo direttamente dall’artista e non credo che l’artista digitale possa dire lo stesso.

Cos’è quell'”immaginario nostalgico” di cui parli nella tua “about“?

Mi piace usare un sacco di immagini vintage e rielaborarle in chiave moderna. Molto di quello che utilizzo proviene da vecchie riviste che ho collezionato.

“Censor Art” è l’ultimo dei tuoi progetti. C’è qualcos’altro che puoi anticiparci?

Con questa serie ho iniziato diverse cose, ma per il prossimo futuro nulla di più è programmato. Mi piacerebbe lavorare più in grande, ma sto studiando la logistica. Questo progetto è stato accolto davvero molto bene e credo abbia una rilevanza di questi tempi, quindi continuerò a svilupparlo in tutte le sue possibili vie.

Grazie Joka per aver preso parte in questa intervista, trovate i link al suo sito e al suo instagram nell’articolo.

 

In Bed With Valentina n°4 – Joka (ENG)

Today in Valentina’s bed there’s a great hyperpointillist very uncommon: Joka. Let’s read together about his story and art.

 How long you been painting?

“Professionally”, or with the intent to be, since about 2004. After I was laid off from a job, and having just discovered the pop-surrealism genre of art, I decided that showing paintings in galleries of that vein is what I wanted to pursue. Before that I dabbled a lot and made eclectic paintings of varying styles but with no real direction or intent, because having not gone to school for painting I never had to decide on any of those. 

What did you bring to hyperpontillism?

Most pointillists use a brush or a pen, so incorporating a different tool (toothpicks in my case) and using many colors, I pushed the idea of pointillism into a realm that maybe some hadn’t thought possible. 

Are there any artists you take inspiration from?

These days with so many artists swirling around in the ethos I’ve lost track of a bunch that I used to follow, and just can’t keep up with the masses anymore. But any artist living strictly off the work they’re making is an inspiration to me. 

You wrote that pointillism is a sort of meditation. Does it work for your daily life or just in the creative process?

It is definitely the outlet that my life needs to have direction and focus. Setting a task (the piece of art) and then following through with completing it, is a kind of discipline that would probably be lacking otherwise. 

Subjects of your works always make a sort of “collage”, absurd visual effect, even the erotic ones. Do you think a sense of surreal helps understand eroticism in its different aspects?

I think it re-contextualizes it to make it more artistic and up to a multitude of interpretations, because otherwise anything “erotic” is just us being humans. 

Your campaign of “Censor Art” is deeply effective. I totally agree when you say “the watering down and censoring of something as universal as  human body is counterproductive to the enrichment of the arts”. How do you explain, in your opinion, this regression into “shyness” nowadays? Why is it so difficult to concern with bodies and nudity in art within new media?

Unfortunately I think it all boils down to corporate entities being afraid to taint their product with something that a few might seem inappropriate and then excluding part of their customer base, as well to us all being afraid of certain body parts.

I think nudity, in all forms of entertainment, is more accessible these days than ever before thanks to the internet. The Censor Art Project is meant to shine a light on the hypocrisy of platforms that say it’s ok to cover up a nude image, meant to be erotic, with three little strategically placed dots, but a piece of art, meant to elicit other emotions, is restricted just because it shows a nipple. 

I’m censoring WITH my dot art, instead of having an algorithm exclude it from the masses because it might be deemed adult content.

The “censorship” you do is actually a way to highlight bodies, and it really works as that. Do you believe is because of that “hide and seek” effect that is often used in erotic art or there’s another reasons?

There’s little else that we are as familiar with as the human form/features, so even a silhouette is immediately recognizable, and I’m highlighting that in a colorful way.

Leaving things to the imagination though does tap into ones erotic mindset, and leaves more to be desired.  

Talking about new media: your art is a manual, tangible work. As a creator, what do you think of these two “schools”, the digital and the “analogic” one? Could they really coexist and support each other or not?

Living in the digital reliant world that we do now, the digital realm of art is inevitable. There will probably be kids soon that only ever make art on a device, never using any solid materials.

I’m pretty old school though, and will always want a tangible product. Manufactured reproductions are cool, but having the one-and-only of an art piece really means something to me.

It’s gives you something directly from an artist, that I don’t feel a digital artist is able to convey the same way. 

What is the “nostalgic imagery” named in your “about” page?

I like to use a lot of ‘vintage’ references and re-appropriate them to modern times. A lot of what I use comes from actual older magazines that I’ve collected.

“Censor Art” is one of the latest project you’re working. Is there any else you could anticipate?

I’ve started a bunch of different series within the project, but nothing else planned in the foreseeable future.

I’d like to work bigger, but am still figuring out the logistics of that. This project has been received very well, and I think it’s relevant to the times, so I’m going to stick with it until I’ve exhausted all its avenues.

 

Non finito erotico: Minimalismo sexy per l’immaginazione

Guardare la sessualità con la lente dell’arte non è un modo di decifrarla, più che altro un’opportunità per interpretarla. È questo quello che vorrei offrirvi oggi, parlandovi di “minimalismo erotico” e del perché si sposa così bene con l’erotismo.

Ne vedrete a centinaia sul vostro feed, alcune le avrete pure salvate sul cellulare, magari condivise, persino dedicate: sono le illustrazioni “minimal” che tanto vanno di tendenza sui social e, dunque, tra tutti i creators di contenuti creativi.
In particolar modo esistono migliaia di account di artisti erotici che hanno adottato questo linguaggio sintetico, fatto di poche linee e tanta malizia. 

Minimal, dicevamo, sì.
Il Minimalismo, però, ha una storia poco più vecchia e più ampia rispetto a questi disegni. Eppure non è sbagliato associarli a esso, poiché di questo sposano alcuni concetti.


Minimalismo Storico vs. Minimalismo Erotico

la camera di valentina
Hatra I. 1967, Frank Stella

Vi prometto che non andrò per le lunghe, per non annoiarvi: farò un piccolo accenno a ciò che è il Minimalismo per inquadrare e collocare meglio le parole che leggerete.
Erede del Costruttivismo, la “Minimal Art” nasce negli Stati Uniti intorno la metà degli anni Sessanta. Una giovinetta, tutto sommato (motivo per il quale, in quanto stile – e in quanto filosofia, addirittura – è ancora tanto in voga e si estende in tutti gli ambiti del nostro senso estetico).

Esattamente come tutta l’arte nella storia, anche il Minimalismo nacque in risposta e reazione e, nel suo caso, si trattò di contrapporsi all’Espressionismo Astratto, ovvero: alle forme e ai colori decodificabili secondo un codice soggettivo e intimo, i minimalisti preferirono la sintesi delle geometrie.

“Strutture Primarie”, la mostra che si tenne nel 1966 a New York, consacrò il battesimo di questo movimento artistico e il nome ne rivela il principale interesse: le strutture “primarie” sono quelle delle geometrie semplici.
Avviene dunque questa drastica semplificazione delle forme e dei colori; più che una ricerca espressiva e appariscente, i minimalisti ricercarono – e ricercano, tutt’oggi – la forza emotiva (sembrano freddini, e invece si appassionano pure loro!) nelle componenti strutturali e percettive; semplificazione, struttura, percezione

la camera di valentina
Monumento per V. Tatlin, 1966-69, D.Favlin

Queste tre parole chiave, in particolare l’ultima, sono quelle che l’attuale trend di illustrazioni zozzette su Instagram hanno ereditato in maniera diretta, permettendo loro di essere inserite correttamente in questa definizione artistica.  

La percezione gioca un ruolo essenziale nell’illustrazione erotica e il minimalismo vince su tutto perché non esplicita nulla di quello che ritrae. È per questo che account come Petites Luxures hanno tanta popolarità: con due linee viene descritta una scena sessuale, senza esplicitare quei dettagli che la rendono tanto pornografica. 

In un certo senso, questo è anche un modo di eludere furbescamente i cari “standard della community” (i quali ancora non si è capito quale community tutelino davvero); un continuo riciclo di “vedo, non vedo”, dove il “vedere” si traduce in “immagino, non immagino”. 

la camera di valentina
Introspection, Petites Luxures

Ed è proprio dall’immaginazione che voglio lanciarmi per raccontarvi un’eredità ancora più lontana, più intrinseca, negli sketches che tanto ci fanno fremere.


Il “non finito” michelangiolesco e il suo moderno sex appeal

Ci stai prendendo per il culo, cosa diamine c’entra adesso Michelangelo se hai parlato finora di anni Sessanta, Stati Uniti e via discorrendo?
Niente panico, non voglio farvi impazzire. Il discorso è semplice, anche se serve un altro spiegone: cos’è il “non finito” di Michelangelo?

Tra il 1520 e il 1534 Michelangelo ha scolpito una serie di sculture denominate “Prigioni”, “prigionieri” o “schiavi”. Le avrete sicuramente viste, nell’Internet o dal vivo; sono proprio quelle che racchiudono in loro il concetto del “non finito”. I motivi per i quali questi corpi di marmo non sono del tutto liberi dal loro blocco – missione di tutta una vita del genio rinascimentale – sono molteplici, dai problemi di salute alle zuffe per le commissioni.

Ma, dato che parliamo di un genio, nulla è lasciato al caso: infatti Michelangelo, grazie a queste opere non concluse, ha lasciato appositamente in eredità uno strumento che nessun potente scalpello per manipolare la materia può eguagliare: l’immaginazione.
Questo “non finito”, tanto lontano dalla perfezione quanto lo è l’uomo dalla divinità, è una chiave che dall’artista passa all’osservatore per permettere di continuare e concludere l’opera, a seconda di ciò che il proprio gusto e il proprio cervello dicono. Un continuum immaginifico, utile a dare all’opera sempre una vita nuova.

Più avanti, nell’Ottocento, furono gli impressionisti ad abbracciare questa idea: la loro reazione alla fotografia sfociò in una sorta di “non finito” quando i confini entro i loro quadri iniziarono a farsi sempre più scontornati, come dentro un sogno: chiunque osservasse i loro paesaggi, poteva iniziare a trovarne uno diverso ogni volta, specchio di quello interiore.

L’immaginazione, dunque, resta una delle ultime eredità del grande Maestro del Rinascimento ed è quella l’ingrediente segreto per queste illustrazioni che di segreto hanno ben poco.
la camera di valentina
I Prigioni, Michelangelo

Il bisogno dell’immaginazione nell’era iper-pornografica 

Un’amica e follower di LCDV, una volta, mandandomi alcuni screenshot di un’illustratrice erotica di questa “scuola”, mi confessò che quelle immagini la eccitavano più di una scena porno.

Il perché funzionino così bene possiamo ipotizzarlo per più motivi.

Tanto per cominciare, l’immaginazione è liberatoria: Se un disegno ti accenna un incipit, hai pieno potere sulla narrazione totale della scena;
un abbozzo significa anche “discrezione”: il tuo pudore non è né urtato né scioccato da un’immagine esplicita. Dunque non incombe un senso di disagio qualora tu non sia particolarmente apert* e abituat* a visioni del genere. Infine, la curiosità: tanto più qualcosa non è perfettamente definita o dettagliata, tanto più sei indotto/a ad osservala più a lungo

Tutto ciò ci parla di noi e di come viviamo la sessualità, sia come argomento comune sia come percorso interiore. Non è paradossale che un’illustrazione monocromatica – proprio come il Minimalismo prevede -, senza suoni né animazioni, possa essere più eccitante di un porno?
Forse siamo sopraffatt* o assuefatt* , ma oggi, come ieri, l’esigenza dell’immaginazione è ritornata prepotente.

Gli artisti, inoltre, dovranno pur difendersi in qualche modo: paradosso vuole che i social siano, al tempo stesso, la vetrina conoscitiva e divulgativa più veloce ed efficace e il pozzo di oscurità e dannazione più profondo dentro il quale dimenarsi per risalire dopo il primo, inspiegato, passo falso. Censura, oscurantismo, segnalazioni, ban, sono all’ordine del giorno per chi crea e divulga contenuti creativi. 

Se l’arte può servire per scardinare tabù sulla sessualità, allora i social lo impediranno. Gli stessi social dove Questa viene condivisa, però.

Poche linee e pochi colori, qualche didascalia e nessun volume sono gli ingredienti per queste illustrazioni erotiche a prova di ban (forse): alcune accompagnate da didascalie divertenti, altre ancora da titoli bizzarri; ci sono illustrazioni a tema BDSM o altre totalmente romantiche e sentimentali, ma la scuola è quella.

Ancora oggi l’arte ci fa da testimone. Perciò non è un mistero se, anche nei più nuovi mezzi di diffusione ci sono radici profondissime di un passato apparentemente lontano.

Il gioco della percezione del Minimalismo, del non finito rinascimentale, funzionano ancora oggi con i nuovi linguaggi dell’arte visiva; si sposano benissimo con la percezione della sessualità che mostriamo pubblicamente e, soprattutto, intimamente.

Quanti segreti, in mezzo alle linee, eh? 


Account che apprezzo (instagram):
Petites Luxures
Crochetcaché
Frédréric Forest
nuen-eroticart
eroticasanova

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