In Bed With Valentina n°4 – Joka

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Oggi nel lettino di Valentina c’è un pittore iper-puntinista veramente fuori dal comune: Joka. Leggiamo insieme la sua storia e la sua arte.

Da quanto tempo dipingi?

In maniera professionale, o con questa intenzione, dal 2004. Dopo essere stato licenziato dal vecchio lavoro, avendo scoperto da poco il mondo del pop-surrealismo, ho deciso che esporre nelle gallerie quadri di questo genere era lo scopo che avrei voluto raggiungere. Prima mi cimentavo molto, producendo dei quadri eclettici, di vario stile, ma senza nessuna reale direzione o intento, perché non avevo frequentato scuole d’arte e quindi non avevo mai preso decisioni a riguardo.

Cosa ti ha portato all’iper-puntinismo?

La maggior parte dei puntinisti usano i pennelli o le penne; quando ho aggiunto a questi altri strumenti (gli stuzzicadenti, nel mio caso), utilizzando diversi colori, ho spinto l’idea di puntinismo a un livello, per qualcuno, impensabile.

Ci sono degli artisti dai quali trai ispirazione?

Di questi tempi, con tutti gli artisti che girano in questo ethos, ho perso il conto di quelli che seguivo, non riesco a stare dietro la massa ormai. Però è di ispirazione qualunque artista viva intensamente il lavoro che fa.

Hai scritto che il puntinismo è una sorta di meditazione, per te. Funziona per la vita di tutti i giorni o solo per il processo creativo?

È sicuramente la carica di cui la mia vita ha bisogno per avere una direzione e un focus. Programmare un obiettivo (l’opera d’arte, in questo caso) e muovermi affinché sia compiuto è una specie di disciplina che senza esso mancherebbe.

I soggetti delle tue opere creano come un “collage”, un effetto visuale assurdo, anche erotico, in alcune. Pensi che questo sentore surreale aiuti a comprendere l’erotismo nei suoi diversi aspetti?

Penso che l’assurdo re-contestualizzi l’erotico per renderlo più artistico e aperto a una moltitudine di interpretazioni, altrimenti sarebbe solo noi, corpi. 

La tua campagna di “Censor Art” è profondamente significativa. Concordo con te quando scrivi “l’annacquamento o la censura di cose tanto universali quanto il corpo umano sono controproducenti per l’arricchimento delle arti”. Come si spiega, secondo te, questa regressione al “pudore”, oggigiorno? Perché è così difficile avere a che fare con i corpi e la nudità nei nuovi media?

Trovo, sfortunatamente, che tutto sia ridotto nelle mani delle entità corporative, timorose che i loro prodotti siano danneggiati da qualcosa che pochi ritengono inappropriata, escludendo una parte dei loro clienti, così come alcuni di noi hanno paura di certe parti del corpo. Penso che la nudità, in tutte le sue forme di intrattenimento, sia molto più accessibile, oggi, grazie a internet.

Il progetto “Censor Art” vuole puntare un faro sull’ipocrisia di queste piattaforme che dicono quanto sia giusto coprire un nudo, che abbia l’intento di essere erotico, con tre punti strategicamente posti, ma un’opera d’arte che abbia come scopo quello di suscitare emozioni è oscurata perché magari mostra un capezzolo.

Io censuro con la mia arte a puntini, piuttosto di lasciare fare a un algoritmo che mi oscura l’opera dagli occhi delle masse perché potrebbe contenere materiale adulto.

Infatti, la censura che tu fai in realtà risalta i corpi e che davvero diventano più evidenti. Credi che sia per quell’effetto di “vedo non vedo” spesso utilizzato nell’erotismo, o per qualcos’altro?

Ci sono poche cose in più con le quali abbiamo familiarità oltre le forme umane, quindi persino una silhouette si riconosce immediatamente e nel mio caso la metto in evidenza con tanti colori.

Comunque, lasciare via libera all’immaginazione implica anche un coinvolgimento erotico e dunque a qualcosa più desiderabile.

Parlando dei nuovi mezzi: la tua arte è un lavoro manuale, tangibile. In quanto creativo, cosa ne pensi di queste due “scuole”, quella “analogica” e quella digitale? Possono coesistere e supportarsi oppure no?

Vivendo dipendenti da questo mondo digitale in cui siamo adesso, il svilupparsi di un regno dell’arte digitale è inevitabile. I bambini prima o poi creeranno arte direttamente su questi dispositivi, senza usare più supporti fisici. Comunque sia, sono parecchio della vecchia scuola e vorrò sempre un prodotto tangibile.

Le riproduzioni sono fighe, ma avere quel pezzo d’arte unico-e-solo per me ha molto significato: è come avere il pezzo direttamente dall’artista e non credo che l’artista digitale possa dire lo stesso.

Cos’è quell'”immaginario nostalgico” di cui parli nella tua “about“?

Mi piace usare un sacco di immagini vintage e rielaborarle in chiave moderna. Molto di quello che utilizzo proviene da vecchie riviste che ho collezionato.

“Censor Art” è l’ultimo dei tuoi progetti. C’è qualcos’altro che puoi anticiparci?

Con questa serie ho iniziato diverse cose, ma per il prossimo futuro nulla di più è programmato. Mi piacerebbe lavorare più in grande, ma sto studiando la logistica. Questo progetto è stato accolto davvero molto bene e credo abbia una rilevanza di questi tempi, quindi continuerò a svilupparlo in tutte le sue possibili vie.

Grazie Joka per aver preso parte in questa intervista, trovate i link al suo sito e al suo instagram nell’articolo.

 

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In Bed With Valentina n°4 – Joka (ENG)

Today in Valentina’s bed there’s a great hyperpointillist very uncommon: Joka. Let’s read together about his story and art.

 How long you been painting?

“Professionally”, or with the intent to be, since about 2004. After I was laid off from a job, and having just discovered the pop-surrealism genre of art, I decided that showing paintings in galleries of that vein is what I wanted to pursue. Before that I dabbled a lot and made eclectic paintings of varying styles but with no real direction or intent, because having not gone to school for painting I never had to decide on any of those. 

What did you bring to hyperpontillism?

Most pointillists use a brush or a pen, so incorporating a different tool (toothpicks in my case) and using many colors, I pushed the idea of pointillism into a realm that maybe some hadn’t thought possible. 

Are there any artists you take inspiration from?

These days with so many artists swirling around in the ethos I’ve lost track of a bunch that I used to follow, and just can’t keep up with the masses anymore. But any artist living strictly off the work they’re making is an inspiration to me. 

You wrote that pointillism is a sort of meditation. Does it work for your daily life or just in the creative process?

It is definitely the outlet that my life needs to have direction and focus. Setting a task (the piece of art) and then following through with completing it, is a kind of discipline that would probably be lacking otherwise. 

Subjects of your works always make a sort of “collage”, absurd visual effect, even the erotic ones. Do you think a sense of surreal helps understand eroticism in its different aspects?

I think it re-contextualizes it to make it more artistic and up to a multitude of interpretations, because otherwise anything “erotic” is just us being humans. 

Your campaign of “Censor Art” is deeply effective. I totally agree when you say “the watering down and censoring of something as universal as  human body is counterproductive to the enrichment of the arts”. How do you explain, in your opinion, this regression into “shyness” nowadays? Why is it so difficult to concern with bodies and nudity in art within new media?

Unfortunately I think it all boils down to corporate entities being afraid to taint their product with something that a few might seem inappropriate and then excluding part of their customer base, as well to us all being afraid of certain body parts.

I think nudity, in all forms of entertainment, is more accessible these days than ever before thanks to the internet. The Censor Art Project is meant to shine a light on the hypocrisy of platforms that say it’s ok to cover up a nude image, meant to be erotic, with three little strategically placed dots, but a piece of art, meant to elicit other emotions, is restricted just because it shows a nipple. 

I’m censoring WITH my dot art, instead of having an algorithm exclude it from the masses because it might be deemed adult content.

The “censorship” you do is actually a way to highlight bodies, and it really works as that. Do you believe is because of that “hide and seek” effect that is often used in erotic art or there’s another reasons?

There’s little else that we are as familiar with as the human form/features, so even a silhouette is immediately recognizable, and I’m highlighting that in a colorful way.

Leaving things to the imagination though does tap into ones erotic mindset, and leaves more to be desired.  

Talking about new media: your art is a manual, tangible work. As a creator, what do you think of these two “schools”, the digital and the “analogic” one? Could they really coexist and support each other or not?

Living in the digital reliant world that we do now, the digital realm of art is inevitable. There will probably be kids soon that only ever make art on a device, never using any solid materials.

I’m pretty old school though, and will always want a tangible product. Manufactured reproductions are cool, but having the one-and-only of an art piece really means something to me.

It’s gives you something directly from an artist, that I don’t feel a digital artist is able to convey the same way. 

What is the “nostalgic imagery” named in your “about” page?

I like to use a lot of ‘vintage’ references and re-appropriate them to modern times. A lot of what I use comes from actual older magazines that I’ve collected.

“Censor Art” is one of the latest project you’re working. Is there any else you could anticipate?

I’ve started a bunch of different series within the project, but nothing else planned in the foreseeable future.

I’d like to work bigger, but am still figuring out the logistics of that. This project has been received very well, and I think it’s relevant to the times, so I’m going to stick with it until I’ve exhausted all its avenues.

 

In Bed With Valentina n°3- Cawacem

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Ben ritrovati e ritrovate su “In Bed With Valentina”: il letto più largo e hot di tutto il world wide web. È un piacere oggi avere Cawacem, un’illustratrice russa della quale vi innamorerete.

Da quanto tempo disegni? Sei autodidatta o hai fatto degli studi?

Disegno da quando ho due anni, ovvero da quando mia madre, per la prima volta, mi ha dato una matita. In seguito ho frequentato una scuola d’arte dove ho sviluppato le mie capacità e dove, inoltre, ho preso un diploma in architettura. 

Come inizia il tuo processo creativo, dall’idea all’illustrazione finale? 

Il mio processo creativo si basa sulle mie esperienze personali, come quando qualcosa mi spinge a disegnare. 

Che strumenti utilizzi?

Ne utilizzo diversi, per ora sto lavorando con Procreate. 

Da dove trai ispirazione?

La mia vita è parecchio intensa, lavoro e viaggio spesso. Così, sono sempre esposta a una vastità di esperienze che ogni giorno mi forniscono nuove fonti di ispirazione. 

La tua palette di colori è quasi sempre la stessa. Quei colori hanno un significato? 

Lavoro spesso sulle mie emozioni, riflettendo su cosa c’è nell’immagine e i suoi colori. Uso il blu per dei disegni particolari, sebbene abbia utilizzato sempre colori differenti per temi differenti. 

C’è un legame tra l’umanità e la natura nelle tue illustrazioni e ciò che mi ha colpita di più è proprio il nudo femminile e la presenza degli animali. Che cosa significano?

Molti anni fa sono stata a Bali e lì ho visto una donna bellissima correre, nuda, con accanto un cane sporco, di larga taglia. I miei occhi sono stati testimoni diretti di questa scena e ho pensato che il loro affetto reciproco e il modo in cui giocassero tra di loro fossero un simbolo dell’amore tra uomo e natura, nella sua forma più pura. 

Molti animali sono ricorrenti. Hanno un significato, per te? Sono simbolici?

Il mondo animale è estremamente ricco di personaggi. Quindi provo a disegnare una varietà di animali che evocano, in me, sentimenti diversi e che simboleggino diversi stati d’animo dove io, o le persone che amo, si possano ritrovare. 

La donna in questi disegni sei tu o è una modella?

Dipende, da disegno a disegno. A volte ritraggo le mie amiche, mentre altre volte incappo casualmente in una donna bellissima che mi ispira.

Le ambientazioni sono sempre celestiali, sospese in un’altra dimensione.  È perché c’è una forte relazione tra spiritualità e carnalità?

Assolutamente sì. La relazione tra corpo e spirito è la chiave per una sorta di disegno emozionale. 

Il tuo lavoro è adorabile, c’è un qualche progetto futuro di cui puoi anticiparci qualcosa?

Al momento sto lavorando in un progetto per un romanzo, cosa assolutamente nuova per me, in quanto non ha nulla a che vedere con il lavoro fatto finora. È una sfida completamente nuova per me, ma amo spingermi sempre oltre i miei limiti. 

Grazie ad Aleksandra Semenova, aka Cawacem per condividere tutto ciò con noi. Cercate il suo instagram e fateci sapere quale illustrazione vi piace di più!

Cawacem anche su facebook, qui

In Bed With Valentina n°3 (ENG)- Cawacem

Welcome back to “In Bed With Valentina”, the largest and hottest bed world wide web. Today it’s a pleasure to talk with Cawacem, a russian illustrator whose works you will fall in love with. Like, litterally fall from heaven…!

How long have you been drawing? Are you self-taught or did you attend any studies?

I have been drawing since I was two years old, when my mum gave me a pencil for the first time. Afterwards, I attended art school where I continued to improve my drawing skills, as well as receiving a degree in architecture.

How does your process of creation start, from the idea to the final illustration?

My process of creation is based on my own personal experiences—i.e. something instigates me and propels me to begin drawing.

Which tools do you use?

I use a wide range of tools, but recently I have been working with procreate.

Where do you get inspirations?

My life is quite intensive, I work and travel so often. Thus, I am exposed to a wide range of experiences that provide me everyday with new sources of inspiration.

Your colour palette is almost the same among your work. Those colours have any significance?

I work often with my emotions, thinking about the relationship between what is found in the image and its colours. I used blue colour for a particular kind of drawing, but I could have used a different colour for a different theme.

There’s a bond between humankind and nature in your illustrations and what fascinate me the most is actually female nude and animals. What’s the meaning? 

When I was in Bali several years ago I saw a beautiful women running naked alongside a large-sized dirty dog. Witnessing this scene with my own eyes, I found their mutual affection and how they played with each other as a symbol of love between human and nature in its purest form.

Lots of animals are recurrent. What they mean to you? Do they have an actual symbol?

The world of animals is extremely rich and full of characters. Therefore, I try to draw a variety of animals that invoke in me various feelings, symbolising for me different state of moods in which myself or my loved ones are found. 

The woman in these sketches is you or a model?

It differs from drawing to drawing. Sometimes I draw my friends, while in other occasions I coincidently come across beautiful woman who give me inspiration for my new drawings. 

Settings are always celestial, suspended in an altered dimension. Is that because there’s a strong relationship between spirituality and carnality? 

Of course, the relationship between body soul is key for an emotional form of drawing.

Your work is so lovely, do you have any future project to anticipate to us? 

In the current moment I work on a novel project which is completely new for me and does not relate to my earlier work. It is a brand new challenge for me, but I love pushing the limits of my myself.

Thank you to Aleksandra Semenova, aka Cawacem to share this to us and have a look into her instagram: let us know which illustration do you like the most!

Also: Cawacem facebook here

In Bed With Valentina n°2 – Hayley Quentin

Oggi a letto con Valentina c’è una pittrice sorprendente, che ha conquistato il mio cuore con il suo lavoro eccezionale ed emozionante: Hayley Quentin, pittrice americana. Accomodatevi a letto – c’è spazio per tutti – e scoprite cosa ci siamo dette.

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La prima cosa che mi ha colpito quando ho visto il tuo lavoro è che tutti i tuoi ritratti sono maschili. Non è una cosa molto comune: come mai hai deciso di ritrarre solo uomini?

Ho iniziato a dipingere ragazzi quando ero studentessa alla Otis College di Arte e Design, ma io ho sempre amato il corpo umano e ricordo che fin da piccola, non avendo tanti esempi culturali o artistici di donne che dipingevano uomini mi sono sentita sempre strana nel desiderio di volerlo fare. In qualche modo ho dovuto accettare che questo fosse il mio personale e poetico punto di vista sul mondo e ho preso confidenza con tutto il piacere che traevo dipingendo questi soggetti. Studiare Belle Arti mi ha chiarito le idee su come volevo che la mia arte fosse e mi ha dato gli strumenti tecnici, pittorici e persino linguistici per arrivare precisamente alla mio scopo. Semplicemente, amo guardare gli uomini, vedere la loro bellezza, ricreare il piacere di guardarli attraverso il piacere nel dipingerli, forse addirittura unire i due, e moltiplicarli ancora tramite il piacere che l’osservatore ha nel guardare i dipinti.

Le figure nei tuoi dipinti hanno infatti una forza che sembra comunicare con l’osservatore. Gli uomini ritratti li conosci già o sono estranei? Come scegli i tuoi modelli?

Solitamente sono persone che conosco, alcune meglio di altre. Quando conosci qualcuno, diversamente dall’assumere un modello, c’è una relazione, pur piccola. Il grado di conoscenza con il ragazzo influenza l’agio suo e il mio; quanto possa essere scomoda la posa – anche se a me piace che le pose siano un po’ scomode -. Comunque, crescendo ed evolvendomi in quanto artista potrei cambiare il mio approccio, nel tempo.

Che significato hanno i colori che scegli di utilizzare?

Uso tantissimi colori posti non convenzionalmente, sebbene siano tutti colori che esistono davvero nella pelle o nel corpo. Inoltre i colori di William Turner mi influenzano tantissimo: i suoi lavori sono pieni di rossi e blu (e pochi verdi) che risuonano in me profondamente. Molto del mio lavoro per selezionare il colore è arduo, perché il processo non va di pari passo con il linguaggio: uso i colori intuitivamente. C’è qualcosa che sento nel corpo che mi guida nella scelta del colore. Mentre dipingo scelgo per istinto, per impulso. Utilizzo il colore per porre l’attenzione e per sessualizzare parti del corpo. Il colore è interconnesso con il soggetto, con la scelta del modello. Uso i colori strategicamente, voluttuosamente, per sedurre l’osservatore e indurlo a soffermarsi su ogni pezzo.

Qual è il processo dall’ideazione alla creazione di un dipinto?
Il concepimento di un corpo di lavoro può venire da diverse fonti: un pensiero prima di dormire, una linea di un libro; vedere qualcosa che stimola un altro punto di vista che è già presente nella mia testa; non è solo una fonte. Una volta che ho un’idea, ci penso su, capita anche qualche annotazione, finché non si rafforza in qualcosa di più solido. Lavoro dalle fotografie ed è un processo importantissimo per me: faccio molte foto in ogni sessione di posa e poi passo molto tempo rimuginando sulle foto prima di iniziare a dipingere. Amo questa sorta di rimozione della vera persona: favorisce un senso di attesa che io voglio tradurre nel pezzo finale. Per il processo di pittura, inizia tutto quando stendo la tela sul pannello per sostenere il peso dei colori ad olio che utilizzo. Questo è un lavoro intenso ma fondamentale per raggiungere la superficie che voglio per dipingere .
Ogni dipinto inizia con un disegno base. Uso un pennello colorato di blu per disegnare ogni pezzo (anche se i materiali sono cambiati, negli anni); poi creo una pittura di base con il blu ultramarino per catturare i limiti del pezzo e una volta asciugato vado di colore locale. I primi tempi facevo una smaltatura tradizionale, poi sono passata alla tecnica “alla prima”, qualche volta applico entrambe: mi piace utilizzare due tecniche apparentemente opposte. Mentre lavoro mi piace “ascoltare” ogni parte e intervenire dove è necessario. Una volta che il dipinto mi dà la sensazione che voglio (che è una cosa d’istinto), cerco di non ritornarci più.
La bellezza e l’eleganza del tuo lavoro rappresentano un’alternativa al personaggio maschile, cioè una liberamente fuori dalla cosiddetta “mascolinità tossica”. La carica erotica dei corpi maschili nei tuoi dipinti è uguale a quelli femminili, ma è inusuale vedere gli uomini ritratti in questa maniera, come una nuova narrazione della bellezza umana. Questo punto di vista ti appartiene?
Assolutamente sì. Quando ero più piccola non vedevo rappresentazioni del desiderio femminile tanto spesso, sia nella cultura pop sia nella storia dell’arte. Pensavo fossi strana io nel voler dipingere gli uomini. Prima ho scritto che frequentare le Belle Arti mi ha permesso di accettare ciò che desideravo: i miei pezzi sono un’esplorazione di ciò che significa essere una donna non in quanto soggetto dell’opera, ma in quanto creatrice. Ciò significa che da un creatore differente vengono fuori visioni di uomini differenti.
Da quali artisti trai ispirazione?
Per fare una lunga ma breve lista: Elizabeth Peyton, William Turner, Jenny Saville, Marlene Dumas, Nicole Wittenberg, Daisy Patton, Doron Langberg, Kris Knight, Claire Tabouret, Cecily Brown, Mark Tansey, Paul Mpagi Sepuya, Jen Mann, Maja Ruznic, Anthony Cudahy, Kaye Donachie; be’ potrei andare avanti chilometri.
A Febbraio 2019 hai avuto la tua esposizione personale “Myth”, da Ro2 Art. Quale è stato il concept di questa esposizione?
Ho lavorato sull’idea che la pittura è un’elaborazione del mito della profondità, volevo creare un mondo contenuto di piacere e artificio, dipingere questa illusione attraverso i colori eccessivamente saturati, con una giustapposizione piatta e una pittura di realismo scrupoloso e con cambi di sottigliezza e applicazione del pennello. Presi da soli, ogni elemento o rappresentazione della serie potevano essere credibili, anche per un momento. Era importante porre insieme questi opposti in un modo equilibrato sul filo del rasoio pur restando contemporaneamente seducente e invitante.
L’arte è sempre stata la tua passione?
Sempre e inequivocabilmente sì. Ho sempre disegnato, fin da quando ho memoria. Amavo osservare le persone e i corpi e scoprire come le facce cambiavano in determinate angolazioni; come potevo vedere le vene sotto la pelle. Sono stata fortunata nell’aver ricevuto sostegno per la mia creatività e di aver potuto frequentare dei corsi d’arte, lezioni di disegno incluse.
Come scegli i titoli per i tuoi pezzi e qual è la relazione con ciò che vediamo?
Un titolo non è la sintesi del pezzo, ma può essere una finestra su delle informazioni a riguardo, un riferimento il quale può dare un altro velo di significato che il lavoro prende. Per esempio per la mia serie “Love Is A Wild Computer” consiste in dipinti immersi di rosa, rossi e di mani che si toccano, timidamente. La combinazione con le parole quasi ha senso, ma non del tutto: il senso d’amore si annulla davanti all’intrusione della fredda, goffa parola “computer”. I quadri di questa serie provocano un senso di attesa e desiderio, con i corpi maschili come vascelli. Sembra un insieme di cose strane, ma quando combinate significano più di una sintesi delle parti.
Attualmente sto lavorando a una nuova serie intitolata “Intrinsic, Wicked“. Questo insieme è scuro, di malumore, con blu profondi e arancioni acquosi. Le parole sono state estrapolate dal libro di Richard O. Prum “The Evolution of Beauty” riguardo la selezione sessuale (precedentemente ho letto “Descent Of Man” di Darwin). Sono veramente dentro questo tema della bellezza come importante passo dell’evoluzione che però è anche contemporaneamente arbitraria. I pezzi di questa serie sono piccoli, come delle gemme e la loro oscurità può essere definita come “wicked” (cattiva), sebbene il contesto della parola viene da una nozione riguardo la selezione sessuale nell’evoluzione.
Quali sono i progetti futuri progetti che puoi svelarci?
Sto lavorando per rilasciare una stampa firmata e limitata, quest’anno. Condividerò la data sul mio profilo instagram e sul sito.

In Bed With Valentina n°2 – Hayley Quentin

Today In Bed With Valentina there’s an amazing painter who win my heart with her exquisite and moving works: Hayley Quentin. Just take a seat in bed – there’s room for everyone – and look at what we talked about.

ENGLISH VERSION

What struck me when I first saw your work is the fact that all your subjects are male. This is not very common; why do you choose to paint men?

I first started painting men while I was a student at Otis College of Art and Design, however I have always loved the human body, and have many memories being a young person drawing the figure. Without many cultural or artistic examples of women painting men I really felt strange when I was a young person that I wanted to paint men. In a way I had to accept that this was my own poetic view of the world and I had to become comfortable with how much I took pleasure in painting this subject. Studying Fine Arts gave me a clearer vision of what I wanted my art practice to be like, and gave me the technical, painterly and even linguistic tools to accurately convey my ideas. Simply, I like to look at men, see their beauty, recreate the pleasure of looking with the pleasure of painting, perhaps conflate the two, and then multiply this yet again when the viewer takes pleasure in looking at the paintings.

The figures in your paintings have an emotional force that seems to communicate with the viewer. Are your subjects men you already know, or strangers? How do you choose your models?

Generally, my subjects are people I know, some better than others. When you know someone, as opposed to hiring a model, there is a relationship there, however small. My degree of relationship with the person influences how comfortable he is, how comfortable I am, how awkward he will be when I pose him – however, I like the poses being a little awkward. However, as I grow and evolve as an artist over time, I may change my approach.

What is the significance of your color choices?
I use a lot of unconventional color placement in my figures, although really they’re all colors that are found in skin or in bodies. I’m also very influenced by the colors of JMW Turner. His work uses a lot of reds and blues (and very little green) that resonates with me deeply. Much of my color choice is difficult to articulate, because my process of choosing colors works without language; I use color intuitively. There is something that I sense within the body that helps guide my color choices. I choose instinctually, impulsively, as I paint. I use color to bring attention to and sexualize, parts of the body. The way I use color is so intertwined with my subject matter, with choosing to paint men. I use color very strategically, lushly, decadently, to entice my viewer, to have their eyes linger on each piece.
What is your process from conception to completion of the final work?
The conception of a body of work can come from many sources: a thought just before falling asleep, a line of text from a book, seeing something in the world that stimulates another point of reference that is already in my mind… There is no one source for me. Once I have an idea I ruminate over it, sometimes jotting a few words in a notebook, until it builds into something more solid. I work from photographs, and this is very important for my process. I take many photos from each modelling session, and then spend a long time ruminating over the photos before beginning a painting. I like this sense of removal from the real person. It fosters a sense of longing that I want to translate into the final pieces.
As for the painting process, it all begins when I stretch my canvases over panel to support the oil ground I use. This is a labor intensive process but very important to achieve the painting surface I want.
Each painting then starts with an underdrawing. I use a blue colored pencil to create the underdrawing for each piece (though the material and color has changed over the years). Next I create an underpainting in ultramarine blue to capture the values of the piece. I begin to use local color after the underpainting has fully dried. Over the years I have moved from traditional glazing to alla prima techniques – sometimes using both together. I enjoy utilizing seemingly opposite painterly approaches. As I’m working I really try to “listen” to each piece, and go where it needs to go. Once a painting is giving me the feeling I want (which is difficult to articulate, it is more of an instinct) I try not to work past that point.
The beauty and elegance of your work represents an alternative male character, one that is freely outside of so-called “toxic-masculinity”. The erotic depictions of the male bodies in your work is equal to the female ones. It’s unusual to see men represented this way, like a new narration of human beauty. Is this point of view important for you?
Definitely. When I was a young artist I didn’t see representations of female desire very often, whether in pop culture or art history. I thought I was strange for wanting to paint men. I mentioned before that attending art school allowed me to accept what I wanted to paint. My pieces are an exploration of what it means to be a woman and not be the subject, but to be the creator. And so from an unconventional creator comes a different kind of man depicted.
Which artists inspire you?
To make a long list very short: Elizabeth Peyton, JMW Turner, Jenny Saville, Marlene Dumas, Nicole Wittenberg, Daisy Patton, Doron Langberg, Kris Knight, Claire Tabouret, Cecily Brown, Mark Tansey, Paul Mpagi Sepuya, Jen Mann, Maja Ruznic, Anthony Cudahy, Kaye Donachie, I mean I really could go on and on.
In February 2019, you had your solo exhibition “Myth” at Ro2 Art. What was the concept for this exhibition?
Working from the concept that painting is an elaborate Myth of depth, I wanted to create a self-contained world of pleasure and artifice. I wanted to depict this illusion through overly saturated colors, through flatness juxtaposed against painstaking realism, and through changes in thickness and application of the paint. Taken on their own, each element or representation in the series could be believable, if only for a moment. It was important to bring together these opposites in a way that is balanced on a knife-edge yet simultaneously enticing and inviting.
Has art always been your passion?
Always and unequivocally yes. I was always drawing, as young as I can remember. I loved looking at people and bodies and how faces looked at certain angles; how I could see the veins under skin. I was very lucky to have my creativity fostered and to be able to take art classes, including figure drawing, when I was young.
How do you choose the titles for your pieces and what is the relationship with what we see?
A title isn’t a summation of the piece, but it can be a window into an aspect, or a reference which will give another layer of meaning to the work Take, for example, my series titled “Love Is A Wild Computer”. This series consists of paintings bathed in pinks, reds, and blushing, touching hands. The combination of words in the title almost makes sense but not quite. The sense of love is immediately quashed by the intrusion of the clunky, cold word, “computer”. The paintings in this series elicit a sense of longing and desire, with the male body as the vessel. It is a combination of things that seem to be strange, but when combined mean more than the sum of their parts.
I’m currently working on a new series of work titled “Intrinsic, Wicked”. This body of work is dark, moody, with deep blues and watery oranges. The words were plucked from Richard O. Prum’s book “The Evolution of Beauty” about sexual selection (as originally explored in Darwin’s “Descent of Man”). I’m very drawn to the aspect of beauty as an important part of evolution, that is simultaneously entirely arbitrary. The pieces in this series are small and gemlike, and their darkness could be described as wicked, though the context of the word “wicked” comes from an archaic, reactionary response to the notion of sexual selection in evolution.
What are your future projects that you can share?
I’ve been working towards releasing a signed, limited edition print, to be released this year. I’ll share the release date when available on my Instagram and website.

In Bed With Valentina n°1: Fanasmique

 

Inauguriamo con un’artista eccezionale la rubrica “In Bed With Valentina”, le interviste della cameretta: scoprite artisti in giro per i social che raccontano il sesso e l’erotismo.

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Chi è Fanasmique e perché questo nome?

Sono una ragazza francese di 28 anni, vivo a Parigi (dove ho vissuto per maggior parte della mia vita). Sono un’illustratrice, una graphic designer e una scrittrice. Gestisco anche un piccolo ristorante con mia madre (le mie giornate quindi sono parecchio lunghe). Sono cresciuta in una famiglia che ha sempre supportato chiunque ad accrescere le proprie capacità artistiche e quasi tutti sono insegnanti in qualcosa (tranne mia madre). Ho sempre visitato musei e mostre sin da quando ero piccola e il mio gusto per il disegno è cresciuto molto presto.
 
“Fanasmique” è un mix tra il mio nome e il nome di un progetto erotico che ho in mente (ma non ancora attuato); a sua volta il nome del progetto è un mix tra due parole francesi (esatto, mi piace mischiare le cose!). Tutto ciò è diventato questo strano “Fanasmique”, ma mi piace!
Da quanto tempo disegni?
 
Bé, la mia risposta non sarà tra le più originali, ma: ho iniziato a disegnare da quando ho imparato a tenere in mano la matita. Direi inoltre che ho “davvero” iniziato all’età di 16 anni.
Hai frequentato degli studi o sei autodidatta?
 
Un po’ entrambe le cose. All’inizio ho imparato da sola, copiando i corpi e imparando l’anatomia a 12 anni. Poi ho scoperto la grafica digitale con photoshop e ho imparato a utilizzarlo da sola a 16. A 19 anni volevo diventare insegnante di storia e così ho iniziato a studiare; tutta la mia famiglia mi ha spinto a iniziare studi d’arte, alla fine l’ho ascoltata quando ho realizzato che la grande storia non faceva per me, piuttosto preferivo raccontarla. Così ho superato un esame competitivo per una scuola pubblica specializzata in grafica, illustrazione, fumetto e narrativa. Mi ha aiutato moltissimo a sviluppare e scoprire il mio personale universo e i miei soggetti prediletti. Il progetto per il mio diploma era una graphic novel unendo due romanzi francesi: “Lo Straniero” di Camus e “Meurseault, Contre Enquête”, di Kamel Daoud.
Ci sono artisti dai quali trai ispirazione?
 
Ci sono così tanti artisti che amo e ai quali mi ispiro. Tra i più celebri: Egon Schiele, Degas, Renoir, Odilon Redon, Klimt, Françoise Petrovitch… il quadro che amo di più in assoluto è “Les Chevaliers Aux Fleurs” di George Rochegrosse; per le graphic novel: Brecht Evens, Chloë Cruchaudet, Sergio Toppi. Elodie Durand con “La Parenthèse” è la graphic novel che mi ha aperto la mente su soggetti come quelli delle illustrazioni. Per non parlare dei meravigliosi artisti che sto scoprendo su instagram!
Hai sempre trattato soggetti erotici o sei partita da altro?
 
L’erotismo non è sempre stato il tema principale. In realtà, io disegnavo e scrivevo per bambini e adolescenti. Poi ho conosciuto un uomo, mi sono innamorata e il mio mondo è cambiato. Lui era uno scrittore di romanzi erotici, all’inizio dovevo disegnare la copertina di un suo libro. Era un periodo della mia vita dove non riuscivo a creare nulla, in faccia all’immaginazione. Mi sono divertita molto lavorando per lui e la mia creatività ha ricominciato a funzionare, non so se per amore o perché mi piacesse il soggetto. Quell’uomo mi ha supportato e spinto a continuare nei disegni erotici, era l’unico al quale facevo vedere le mie creazioni e con cui parlavo dei miei progetti erotici. Sfortunatamente la nostra relazione non ha funzionato, quindi perdendo lui ho perso l’unica persona che conoscesse i miei lavori e che poteva darmi opinioni a riguardo. Però mi piacevano i miei disegni e ne ero orgogliosa, per questo ho iniziato un account instagram.
Anche se all’inizio i disegni erotici erano legati a quell’uomo, sono diventati indipendenti. Ho iniziato a riflettere su come l’energia sessuale può connettere due esseri umani; sulle relazioni, sul potere dell’immaginazione nel desiderio sessuale; sui tabù riguardo la sessualità; ma anche su diversi argomenti che non sono propriamente palesati sul mio account instagram, al momento. La sessualità può essere qualcosa di davvero difficile, bellissima e strana allo stesso tempo.
Seguendo il tuo account instagram è possibile notare due diverse “narrative”, nelle tue illustrazioni: una “mitologica” e il tuo personale “Libro Dell’Amore”. Come sono nate?
 
Esatto, ci sono due narrazioni. Le prime illustrazioni erotiche sono quelle mitologiche, perché il romanzo del mio ex era un insieme di fantasy ed erotismo, e così erano anche quelle. Ma mi richiedevano così tanto tempo (che non avevo e che continuo a non avere) che le ho messe in stand by. Ho continuato soltanto con alcune per mantenere sempre attiva la creatività.
Il “Libro dell’Amore” (mi piace questo nome) è una variante più accessibile per tutti, cosicché le persone possano proiettarsi sulle illustrazioni più facilmente; un’alternativa al porno mainstream con un punto di vista femminile più accentuato. Non dico che faccia cose rivoluzionarie. Comunque, è divertente disegnare posizioni dove i corpi umani sono uniti, inoltre il tempo speso per queste illustrazioni non è moltissimo, riesco quindi a produrne almeno una al giorno mantenendo una costanza e continuando a esercitarmi.
Quali tecniche e quali strumenti utilizzi?
 
Dipende. Per il Libro dell’Amore uso inchiostri, e poi lavoro sui contrasti con Photoshop. Direi che riflette la maggior parte del mio universo, in quanto utilizzo sempre il rosso e il blu principalmente; l’inchiostro e l’acquerello sono i miei colori preferiti. Per le illustrazioni mitologiche invece utilizzo gli acrilici, le matite, l’inchiostro e la pittura digitale, qualche volta tutte queste cose insieme. È un modo per uscire dalla mia comfort zone: provare colori e tecniche diverse dalle mie solite.
Quanto sono diventati importanti i social network per fare conoscere il tuo lavoro?
 
Non così importanti. Iniziare un account instagram è stato per me un modo per mantenere una costanza nella produzione, magari per avere qualche riscontro su ciò che disegno. Come ho detto prima, mostravo i miei disegni solo al mio ex. Avevo timore del giudizio dei miei amici e della mia famiglia se gli avessi fatto vedere questi disegni, quindi mi sono sentita più libera nel pubblicarli anonimamente sui social. Però mi ha aiutato a capire quanto la gente apprezzi il mio lavoro: ha accresciuto la mia motivazione a proseguire e la mia sicurezza.
Alla fine ho detto ai miei amici che tipo di arte facessi e loro sono stati davvero supportivi. Il premio più grande è quando vedo delle coppie taggarsi a vicenda sotto una mia illustrazione, o quando un mio amico mi dice che ha inviato un mio disegno a una persona che gli piace. Non so dove mi porteranno i social, ma so che sono uno splendido strumento per unire persone diverse fra loro in questo viaggio. Devo dire che la community di instagram che ho trovato finora è davvero gentile, mi sento spronata a migliorarmi sempre più.
Le persone nelle tue illustrazioni sono modelli reali o è tutto frutto della tua fantasia?
 
Non sono modelli reali. Utilizzo immagini di riferimento se ho un’idea di posizione per “Il Libro Dell’Amore”, anche se è una fatica trovare le giuste proporzioni. Disegno soltanto le stesse persone, ma perché fanno parte di un progetto più grande. Quando questo sarà pronto, proverò a fare diverse rappresentazioni, perché so quanto siano importanti. Per le illustrazioni mitologiche mi rifaccio alla mia immaginazione.
Hai progetti futuri dei quali regalarci un sneak-peek?
 
Ho progetti futuri, ma non mi piace parlarne finché non sono conclusi (sono un po’ superstiziosa per questo genere di cose). Quello che posso dire è: ciò che vedete su Instagram è solo la punta dell’iceberg. Le illustrazioni del Libro Dell’Amore fanno parte di un progetto più grande del quale ci sono circa 120 altre illustrazioni. Lo sto concludendo e aspetto cosa il futuro riservi per me. Presto avrò molto più tempo per disegnare e lavorare su qualche altra illustrazione “mitologica” e la mia prossima serie riguarderà i tarocchi.