la camera di valentina

La Quercia – Walt Whitman

Ma com’è che si fa a raccontare una poesia? Ma ‘nfatti.

“Alla soglia dei quarant’anni, Walt Whitman abbozzò dodici poesie su un taccuino rilegato a mano che intitolò “Live Oak, with Moss”. In seguito, smembrò il taccuino, lavorò nuovamente a quei testi e li alternò ai trentacinque nuovi componimenti che avrebbero formato Calamus[…]”

postfazione di Karen Karbiener

Inizia così – al contrario- questo viaggio dentro l’edizione italiana di “La Quercia”, edita da Tunué. Questa preziosissima edizione non si accontenta di rendere note queste poesie inedite di Whitman, già così speciali. In più le affianca a un viaggio che non è fatto solo di parole, bensì di splendide illustrazioni di Brian Selznick, padre di “Hugo Cabret”.

A questo proposito, è piuttosto curioso il modo in cui si presenta l’ordine di lettura: certamente non siamo davanti né a un romanzo, né a un saggio: sono poesie e in quanto tali dobbiamo predisporre la nostre menti e le nostre anime ad accogliere in maniera diversa quello che stiamo leggendo, ché il modo che ha di donarsi è tutto peculiare dei versi; con le poesie non dobbiamo necessariamente apprendere, ma anzi farci prendere, e questo richiede un assetto differente. Con queste opere di Whitman e Selznick, Tunué ha avuto proprio l’intelligenza di giocarsi tutte le mosse correttamente.

Un viaggio a ritroso – o forse no.

Perciò, non conoscendo le poesie, è alquanto ingenuo seguire l’ordine occidentale di lettura e iniziare con ciò che vi si presenta, ovvero le illustrazioni (cosa che ho fatto, ovviamente!), perché queste suggestionano e suggeriscono le poesie a seguire, ma serve aspettare i componimenti per vedere le immagini illuminarsi e uscire dalle pagine; così come serve la postfazione scritta da Karen Karbiener, studiosa di Walt Whitman per fare brillare le poesie (e noi, con queste, divenut* più consapevoli della storia, della vita e del contesto in cui Whitman ha composto quei versi). Infatti è un vero peccato che non spunti anche il nome di lei, in copertina: mi sembra che sia una triade magica che si completa a vicenda, nella lettura complessiva.

Tuttavia no, non me la sento di dirvi “allora leggetelo al contrario”, da Karbinier a Selznick – dallo studio allo stupore -, anzi suggerirei di continuare così, perdendovi e ritrovandovi tra storia, poesia e immagine. Un viaggio completo a/r, dentro questo inedito Whitman che aveva così tanto da condividere.

Whitman, esploratore

La postfazione ripercorre e analizza tutte le poesie di “Live Oak, with Moss” e contestualizza la vita e l’opera di Walt Whitman, primo letterato gay americano. Potremmo dire che oggi, ormai, l’orientamento sessuale di una persona è irrilevante da ricordare. Ma non è questo il caso, dal momento che Walt Whitman, poeta e intellettuale fuori da ogni schema etico ed estetico, nei suoi anni di fioritura newyorkesi, qui riportati, ha provato a dare un nome all’esperienza sessuale e romantica omosessuale quasi prima che la stessa parola “omosessualità” divenisse di uso tanto popolare.

Nel 2019 ci sono state due ricorrenze speciali: il cinquantesimo anniversario dei moti di Stonewall e il bicentenario della nascita del poeta. A New York, il monumento dedicato alle persone morte di AIDS porta i suoi versi. Walt Whitman è diventato un’icona gay ancora prima che le icone gay saltassero fuori.

Le poesie di “La Quercia” esplorano, indagano e sognano una società basata sull’amore tra uomini, un amore passionale, erotico e fraterno, senza distinzione, senza dividere un confine dall’altro, perché senza paura.

L’eteronormatività in crisi a colpi di versi

[…] Anche Live Oak, with Moss è dunque uno di questi insiemi naturali, specie in virtù dei riferimenti costanti all’aria, all’acqua, al fuoco e alla terra. Ciò che è naturale e legato, per associazione, agli elementi, è dunque il tema whitmaniano della sessualità, cui si accompagna in particolare quello dell’intimità caratteristica dell’amore maschile.[…]

postfazione di Karen Karbiener

Whitman non scrisse queste poesie (dal destino incerto, prima scritte, poi strappate, poi ricucite) in quanto poeta, ma anche in quanto filosofo. Con Shakespeare e la cultura dell’Antica Grecia (e via di spunti sessuali decisamente poco etero e mono-normati…!) alle spalle, Whitman cercò di sdoganare quelli che fino a quel momento erano, prevalentemente, studi mirati ad alienare l’omosessualità dal suo luogo naturale dell’essere – legittimo, fino a morale contraria -. Con dose uguale di erotismo e malinconia Walt Whitman ha semplicemente chiesto, in poesie: “e allora?”.

E allora leggetevi queste poesie, in lingua originale a fronte e che, tra le ultime pagine del libro, trovate pure scannerizzate, per entrare nel vivo dell’inchiostro manovrato da Whitman.
E diteci poi, che mondo sognate.

[…] E ho strappato un ramoscello con ancora un po’
di foglie sopra, avvolgendovi intorno del
muschio, e l’ho preso con me – E l’ho messo
in bella vista nella mia stanza,
Non c’è bisogno di ricordarmi degli amici,
(perché ultimamente ad altro non penso che a loro),
Eppure mi resta tale pegno curioso – scrivendo
queste cose, do loro il nome di una pianta;
Con tutto che, sebbene la quercia sempreverde
risplenda in Louisiana, in un ampio spazio
aperto solitaria, e foglie gioiose protenda per
tutta la vita, ma senza un amico, un amante,
vicino – so bene che io non potrei.

Live Oak, with Moss, II, Walt Whitman
traduzione di Diego Bertelli
Tunué edizioni

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