la camera di valentina

Storie di Strada 9: Speciale Putitalks (pt.2)

Clicca qui per recuperare la prima parte di questo articolo, uscito il 2 Giugno per celebrare la giornata internazionale dei e delle sex worker e che oggi si conclude con le altre due testimonianze tratte da Putitalks, la serie di dirette instagram di Giulia Zollino.

la camera di valentina
Linda Porn, grafica per Putitalks @giuliazollino

Tratta: tra classismo, razzismo, e neocolonialismo

Linda Porn, Spagna

«Una persona, una donna, che può attraversare un oceano o un continente da sola a me
non sembra una vittima».

Linda è una lavoratrice sessuale migrante, un’artista e collabora con l’associazione
APROSEX (Associazione dei/delle professionist* del sesso), la prima associazione creata
e gestita da sex workers in Spagna.

In pieno lockdown ho seguito con interesse le numerose dirette di Linda, e una delle cose che più mi ha colpita particolarmente è stata la sua personale narrazione della tratta.

«[…]la tratta ha a che vedere con molte cose, cioè ci sono molti tipi di traffici e di
sfruttamento lavorativo per le persone del Sud Globale. La tratta a scopo di sfruttamento sessuale è molto presente nei paesi africani, ma qui c’è un problema che è la legge sull’immigrazione. Io faccio sempre un parallelismo, per esempio io che sono messicana, noi siamo i fornitori di droga per gli USA. Ma come arriva questa droga negli USA? Attraverso chi arriva? Com’è possibile che continui ad arrivare se è illegale? Beh, perché la DEA e i narcotrafficanti messicani e gli hanno un accordo per far passare la droga, la cocaina e la marihuana negli USA. Quello che intendo è che esiste una collaborazione statale e lo stesso succede con la tratta di esseri umani, c’è una collaborazione statale.

Per esempio, se tu vuoi venire in Spagna dall’America Latina ti chiedono dei documenti
ufficiali per avere automaticamente un permesso di residenza e di lavoro per 6000 euro.
Chi chiede questi documenti? Lo stato. Questa la chiamano tratta.
Quello che cerco di dire è che concetto di tratta dobbiamo considerarlo molto bene
perché, quello che dicono le abolizioniste è: una donna sudamericana, che non sa leggere e scrivere molto bene, non sa nulla della sua vita, la infantilizziamo totalmente, diciamo che non ha nessuna capacità di agency e la dichiariamo vittima di tratta. Perché? Perché le abolizioniste, insieme al governo spagnolo con la sua legge sull’immigrazione, hanno un sacco di imprese, che sono le ONG “del riscatto” in cui tutte queste donne entrano, facendo numero e significando guadagni per loro.

Facciamo attenzione. Una persona, una donna, che può attraversare un oceano o un continente da sola a me non sembra una vittima, tutto il contrario. Perpetuare questa visione eurocentrica secondo la quale la gente del Sud del mondo non capisce, è analfabeta, significa continuiare con questo concetto coloniale che ci dice che gli indios, i neri sono persone che devono essere tutelate […].

Con questo non voglio dire che io non riconosca l’esistenza della tratta con fine di
sfruttamento sessuale, però certamente a livello di quello che chiamiamo tratta c’è anche il colonialismo, la misoginia e il razzismo. Bisogna fare molta attenzione. Ci sono studi, come quello di cui ti ho parlato, che spiegano come si stanno attuando provvedimenti razzisti e provvedimenti di infantilizzazione nei confronti di altre popolazioni che non sono bianche. Laura (Agustín) diceva che colui che è povero economicamente non è che sia povero spiritualmente. Però quando tu entri in Europa, vieni visto automaticamente come una persona povera anche spiritualmente, analfabeta, ignorante, incoerente, che non riesci a destreggiarti in nulla perché arrivi dal Sud Globale e questo è puro razzismo».


la camera di valentina
Elettra Neri, grafica per Putitalks @giuliazollino

Il sex work come strategia di sopravvivenza democratica

Elettra Neri, Inghilterra

«Non sono la prima sex worker che conosci, sono la prima che te lo dice».

Elettra Neri, è una sex worker italiana che da un paio di anni vive a Londra. Elettra fa parte di uno dei collettivi più interessanti del movimento inglese, SWARM (Sex Workers Advocacy and Resistance Movement).

In Inghilterra, come nei paesi menzionati in precedenza, vige un modello abolizionista o della “criminalizzazione parziale”. Il lavoro sessuale non è criminalizzato in sé, eppure esercitarlo in sicurezza è molto complesso.

Il governo, oltre a prevedere un reddito di base per le persone che hanno un reddito
inferiore a un tot, ha attuato delle misure di sostegno per i lavoratori e lavoratrici autonomi.
Tuttavia, nonostante queste misure, resta fuori un’ampia fascia di sex workers. Per questo, similmente agli altri paesi, SWARM e altre organizzazioni si sono mobilitate
supportando le persone a rischio di marginalità, lanciando, tra le altre cose, un
crowdfunding.

Con lei ho parlato di strategie di autotutela, stigma, gerarchia tra sex workers, puttofobia interiorizzata e anche di disabilità.

«Ci sono sex workers con disabilità?» chiede T. nel corso della diretta.

«Certe volte quando dico che sono una sex worker a uno sconosciuto all’università mi
dicono: “Ah, sei la prima sex worker che conosco!” e io ogni volta dico: “no, non sono la
prima sex worker che conosci, sono la prima sex worker che te lo dice”.

Lo stesso discorso vale per le disabilità: ci sono un sacco di disabilità non visibili. Il sex
work è un lavoro che molte persone con disabilità possono fare in modo facile, semplice e anche per questo è importante non criminalizzarlo. L’anno scorso, ad una conferenza
organizzata da SWARM, c’era una persona svedese che ha parlato e diceva che lei ha
una disabilità alle mani e per lei il sex work è un lavoro che le permetteva di vivere
normalmente, appunto perché è richiesto meno tempo di lavoro rispetto a quello che
guadagni, quindi si può prendere cura di se stessa, il lavoro non è pesante.

Oppure un’altra persona che ho conosciuto lavora in un bordello, ha una disabilità, ha livelli di energia molto bassi e poter lavorare in un bordello le permette di lavorare quei giorni lì, in quegli orari, senza doversi preoccupare di tutto il resto, quindi sopravvivere ed essere indipendente.
[…] Il sex work è una strategia di sopravvivenza per molte persone, è una strategia di
sopravvivenza non violenta che andrebbe tutelata, anche per le persone con disabilità».


Grazie a Linda Porn di Aprosex (Spagna), Anneke Necro di Otras (Spagna), Georgina Orellano di Ammar (Argentina), Maria Midori di Amets (Messico), Claudia di Putamente Poderosas (Colombia) e Elettra Neri di Swarm (Inghilterra) per aver partecipato ai Putitalks regalandoci il loro sguardo sul mondo.

P.S. Non temete: i video dei Putitalks sottotitolati in italiano arriveranno presto sul canale IGTV di Giulia Zollino (potete vedere qua il primo).

Traduzioni a cura di:
Giulia Zollino
Enrica Mattavelli
Silvia Calderoni
Alessia Palermo
Antonella Aloia
Yolanda Sanz
Mariana Valdés

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...