Vieni? - Catania Porn Fest

“Vieni? – Catania Porn Fest”: un diario (pt. 2)

Come annunciato ieri, a concludere il reportage di questa splendida avventura del Catania Porn Fest è Leda Gheriglio, talentuosa e gentilissima scrittrice che sto avendo il piacere di conoscere e della quale potete trovare la sua raccolta di racconti erotici “Uroboro” qui e qui. Buona lettura!

26 maggio, ultimo giorno: di squirting, bamboline fetish, racconti erotici e lunghi corti

Alessandro De Filippo durante il seminario, foto di Leda Gheriglio

L’apertura dell’ultima giornata è stata affidata al professore Alessandro De Filippo. Il seminario “Intro”, nato da uno studio svolto tra il 1995 e il 1997 da canecapovolto, è un approfondimento tra cinema porno, spettatore, sguardo e desiderio. Seguirlo per due ore consecutive ascoltando la sua voce calda e bassa che caratterizzava ogni sua lezione ai tempi dell’università, mi ha posizionato in uno stato di torpore sognante. Rivedere poi alcune scene di film che vidi per la prima volta quando frequentavo l’Ex Monastero dei Benedettini di Catania, mi ha proiettato nella fascinazione e poi nell’eccitazione reale: “Devil in Miss Jones” e “Gola Profonda“.

De Filippo ha mostrato con freddezza e competenza diverse categorie e diversi modi di girare porno, dagli albori ai nostri giorni, toccando anche l’immaginario pedo-pornografico e lo snuff movie.

A seguire “Valentina Nappi presents…” L’introduzione della porno star si è concentrata sulla masturbazione femminile e sullo squirting. Ed è come se il pubblico avesse improvvisamente colto l’occasione per parlare con lei: i primi due giorni, infatti, nessuno si è fatto avanti dopo la visione di clip sulla masturbazione del pene a riposo e su quella anale maschile.

Prima di iniziare l’ho avvicinata per chiederle conferme e suggerimenti sul rapporto anale e, dopo avermi dato le dritte, Valentina ha osservato: “Perché non sei intervenuta ieri subito dopo la proiezione del video introduttivo?”. Per rimediare e avviare i più timidi agli interventi successivi che poi sono arrivati a precipizio e sembravano inarrestabili, sono intervenuta alla fine della proiezione sulla masturbazione femminile.

Non ho fatto domande, ho solo condiviso la mia unica esperienza di squirting con Valentina e con il pubblico, raccontando della volta in cui provocai lo squirt ad un’amica molto pratica di eiaculazione femminile. Valentina ha raccontato le sue rare esperienze dicendo che non ama particolarmente la pratica perché squirtare le ha causato solo dolore e fastidio. Ha tenuto a precisare che sui set preferisce non prestarsi alla simulazione dello stesso (se le attrici non riescono, di solito ciò che il fruitore vede, sono schizzi di orina).

Valentina è rimasta a lungo con il pubblico che ha alternato domande con richieste di consigli, a domande di curiosità sulla vita professionale dell’attrice: ha manifestato il suo ateismo, la sua razionalità e il suo interesse per tutto ciò che è materiale.

foto di Lucina Banfi

In tal modo invita ognuno di noi ad esplorare il proprio corpo e quello dell’altro con attenzione e crescente “competenza” rispetto al funzionamento scientifico dell’eccitazione e dell’orgasmo, per essere sempre più informati e consapevoli sulla nostra sessualità, apparentemente appartenente alla nostra natura, ma di fatto, spesso, lontanissima da noi e illustre sconosciuta.

Occultata alla vista dei presenti non curiosi, l’installazione audiovisiva “YouBorn – la petit mort” di e con Roberta Castorina e Sebastiano Sicurezza.

“YouBorn” è un tentativo di indagare la relazione tra oscenità e la triade delle esperienze umane nascita, copula e morte. I tentativi non sempre riescono ma è bene non aver nulla da perdere, altrimenti si potrebbe scegliere di far nulla e non tentare.

L’aperitivo curato da Rocket from the Kitchen ha assistito lo staff, il pubblico e gli ospiti ogni sera con due scelte di verdure o pesce. Più che aperitivo abbiamo tutti cenato tra cioccolato di modica, polpo, avocado e caponata. Delizia e dovizia condivisa, non porno-cibo ma delicatezza e accortezza. Ma chi ha detto che il cibo debba necessariamente farsi carico di zozzerie?

A seguire, Emiliano Cinquerrui ha inserito la pennina usb nel computer del Teatro Coppola per proiettare compilation di proiezioni  porno vintage: “Archeoporno – archivio instabile temporaneo di attori e tessuti morti”.

In ritardo sulla tabella di marcia, sono salita sul palco e ho malamente presentato Lydia Giordano. Scrivo “malamente” perché quando mi sottopongo alla pubblica esposizione in presenza, il mio cervello risponde male allo stimolo perché non riceve più ossigeno o non ne ho idea, fatto sta che non ricordo cosa ho detto e a volte è importante parlare proprio in quel momento e dire proprio certe cose.

Lydia Giordano ha letto senza fermarsi tre racconti dal mio libro “Uroboro” edito da Ensemble, nello specifico: “Meno male che adesso non c’è Nerone”, “Gott Gott Elektron”, “Total eclipse of the heart”.

La prestazione vocale, fisica, interpretativa, emotiva e visiva è stata molto forte e straordinaria. Lydia è stata notata al Festival per aver realizzato il logo dello stesso e per la sua personale “Eroto-mani”, ma se ancora qualcuno non ne fosse a conoscenza, è anche una attrice superba e per me è un onore dar voce alla mia scrittura attraverso il suo corpo.

Lydia Giordano durante il reading di “Uroboro”, foto di Leda Gheriglio

Successiva alla presentazione della raccolta di racconti, la proieizione di corti più o meno lunghi e più o meno corti in concorso al “Vieni Fuori”, contest indetto dal Catania Porn Fest. I corti li ho visti quasi tutti, alcuni addirittura rivisti perché proiettati a Bologna da “Ce l’ho Corto”, altri totalmente nuovi. Il pubblico è stato fornito di moduli appositi per contribuire con il suo voto alla premiazione finale ed è rimasto seduto e composto per l’intera durata delle proiezioni.

Ho passato poi diversi minuti a fare video con lo smartphone alle ragazze che si preparavano alla BDSM performance “The Fetish Dolls” di e con Aisha Kandisha & Voodoo Doll Burlesque + special guest Adrenalina Cole.

In poco tempo si sono spogliate e rivestite con gli accessori più neri, lucenti e sexy. Con luci rosse e musica super tunz, il trio ha imbastito una scenetta softcore da stripclub di periferia, con rossetto sbavato sulle tre rispettive bocche e cera rossa sulla bianca pelle.

foto di Lucina Banfi

Massimo Ferrarotto, membro del collettivo che gestisce il Teatro Coppola ha poi chiamato lo staff e gli ospiti sul palco per ringraziare il pubblico e per dare inizio alla premiazione.

In quel caso mi sono messa sul retro con Lydia e con Emiliano che faceva balletti tenendo in mano i premi firmati “Ibridi”. Ed ecco il momento della premiazione, sotto le luci calde e accecanti del palco!

La giuria composta da Werther Germondari, Maria Laura Spagnoli, collettivo Rosario Gallardo, Marianne Chargois, Matthieu Hocquemiller, collettivo Cinepila e collettivo Ground’s Oranges premia “Our Alphabet” di Coco Schwarz & Alina Mann.

per la qualità filmica e performativa e per la sua capacità ispiratrice. I singoli frammenti, come haiku, fondono stile e sperimentazione, portandoci in una dimensione pansessuale, intima e queer

premiazione “Vieni Fuori”, “Vieni? – Catania Porn Film Fest 2019
la giuria e lo staff di “Vieni?” al momento dell’annuncio

Per quanto mi riguarda questo corto appartiene ad una categoria estetizzante cui accennavo in un pezzo che ho scritto per T-Squirt: si tratta della sessualità di una coppia scandita in preferenze dalle lettere dell’alfabeto. “Our alphabet” è come se fosse composto da un certo numero di quadri ben fatti, dipinti con le giuste pennellate, con colori e luci ben disposte e sottofondo musicale ricercato.

A parte una breve sequenza con le ortiche che su di me hanno un certo stimolante effetto, si trascina giusto il tempo necessario ad informare lo spettatore che a loro piace far roba così; niente di rilevante, per me.

Non è questo il porno che mi interessa o che andrei a cercare per masturbarmi. La noia mi assale e mi avvolge in un disinteresse completo che esclude persino l’ozio contemplativo. La qualità del lavoro è eccellente e lo studio dell’immagine sofisticato e “oggettivamente bello”, ma non è niente e al niente ritorna. Probabilmente è il mio sguardo che non si lascia guardare da questo genere di corto, la maggior parte degli spettatori viene drasticamente rapita, anche a Bologna “Our alphabet” ha fatto furore.

Il Festival a cui ho contribuito con piacere fin dall’inizio è stato indescrivibile e bellissimo. Non ne scrivo in modo così lusinghiero per interesse personale, anzi, mi sono trovata piacevolmente sorpresa del risultato. Mi auguro quindi che la seconda edizione rispetti la prima nello spirito e nei modi.

Leda Gheriglio

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